Rischio idrogeologico, ora si punta sulla prevenzione
Governo e ANSFISA puntano su prevenzione, tecnologie avanzate e mondo scientifico per proteggere Calabria e Sud Italia

REGGIO CALABRIA La gestione del rischio idrogeologico in Italia richiede un cambio di passo: più conoscenza scientifica, strumenti di analisi avanzati e una collaborazione più stretta tra istituzioni, mondo accademico e settore privato. È quanto emerge dal primo “Libro Bianco sul dissesto idrogeologico e le infrastrutture di trasporto”, presentato nell’aula magna di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria durante il convegno “Sicurezza e tutela delle infrastrutture sul territorio”, promosso da ANSFISA in collaborazione con RemTech Expo.
Il documento, frutto dell’accordo tra ANSFISA e RemTech Expo Hub, restituisce un quadro della complessità che caratterizza la gestione del rischio idrogeologico nel Paese e sottolinea la necessità di ridurre la distanza tra conoscenza scientifica e azione preventiva e amministrativa. Secondo il Libro Bianco, non è più sufficiente una rappresentazione qualitativa del rischio: occorre una misurazione quantitativa e costantemente aggiornata, capace di rappresentare con precisione la natura dei fenomeni e le loro dinamiche. Le mappe attuali, che classificano il rischio in livelli da R1 a R4, costituiscono uno strumento utile per la pianificazione generale, ma non sempre riescono a descrivere in modo completo le differenze tra i diversi processi geomorfologici. Fenomeni come frane profonde, movimenti superficiali, inondazioni o erosione degli argini presentano caratteristiche e tempi di risposta molto diversi tra loro. Allo stesso modo, le infrastrutture lineari attraversano territori con condizioni geologiche e morfologiche eterogenee, rendendo necessario un approccio specifico per ciascun contesto. Il Libro Bianco indica quindi la necessità di un salto di paradigma: passare da una classificazione qualitativa a una modellazione quantitativa capace di esprimere probabilità, intensità e frequenza degli eventi in relazione al territorio e alle vulnerabilità delle infrastrutture. La Calabria è un territorio fragile e i danni causati dal maltempo e dai cicloni sono la dimostrazione che occorre lavorare per mettere in sicurezza il territorio e le sue infrastrutture.



Dopo i saluti del rettore Zimbalatti si è entrati nel vivo dei lavori e anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, in videocollegamento, ha ricordato gli investimenti sul territorio: «Abbiamo avuto miliardi per SS 106, Trasversale delle Serre, A2, Alta Velocità e, naturalmente, per il Ponte sullo Stretto, che ridisegna il reticolo della mobilità. L’approccio di Ansfisa sulla verifica della vulnerabilità del territorio è ottimale: porre l’accento sulle fragilità è un fatto lungimirante. In Calabria abbiamo avuto due cicloni che hanno provocato frane e smottamenti. Negli ultimi quattro anni per il dissesto idrogeologico abbiamo speso 140 milioni, ma è una goccia rispetto ai problemi. Serve riformare il sistema di pianificazione e gestione del rischio».
Il direttore Ansfisa Capomolla ha sottolineato l’importanza della sicurezza delle infrastrutture, comprese quelle ferroviarie: «Abbiamo scelto di partire dalla Calabria perché il fenomeno è reale. Una criticità locale è l’assenza di valide alternative alle dorsali esistenti, non solo ferroviarie. Per questo il Governo ha stanziato fondi significativi per realizzare e ampliare la SS 106 Ionica». «Ieri abbiamo visitato i cantieri i lavori sono in fase avanzata e stanno procedendo bene. ANSFISA ha un ruolo capillare in tutta Italia, con 84 mila chilometri di strade e autostrade». «Sul versante Calabrese – ha concluso – ci siamo attivati subito con il Governo nazionale, il presidente Meloni, il ministro delle Infrastrutture e il vicepremier Salvini, insieme alle regioni interessate: Sicilia con Schifani, Calabria con il presidente Occhiuto. La ferrovia dello Stato è stata a fianco delle popolazioni per riattivare subito i servizi, abbiamo già 18,1 miliardi di investimenti in Sicilia e 13,1 miliardi in Calabria, cantieri aperti e lavori in corso. Questa è la risposta concreta del Paese, con orgoglio e la passione di connettere il territorio».
Morelli: «Il ponte sullo Stretto è la primavera del Sud»
Il sottosegretario del Governo Alessandro Morelli ha ribadito il valore strategico delle infrastrutture: «Quando parliamo di infrastrutture, parliamo di futuro. Se siamo più sicuri e impieghiamo meno tempo negli spostamenti, miglioriamo la qualità della vita delle persone». Morelli ha citato i quasi 5 miliardi destinati alla SS 106, sottolineando come le infrastrutture siano fondamentali non solo per lo sviluppo industriale ed economico, ma anche per il turismo e la coesione dei territori: «L’impegno del Governo è evidente – dice Morelli – i cantieri ci sono, i nostri concittadini calabresi li possono vedere con i loro occhi. È un orgoglio per me poter visitare questi cantieri. Noi dobbiamo pensare che ragionare sempre sulla straordinarietà di situazioni che complicano la gestione del territorio è ormai un assunto sbagliato. Ideologicamente, purtroppo, anche dall’Europa sono arrivate impostazioni completamente errate. Pensare che l’uomo non debba più essere il custode dei territori, e che si debbano investire somme enormi in maniera straordinaria, è sbagliato. I territori devono essere abitati, e per questo lo Stato ha dato una legge sulle aree interne che valorizza proprio le zone interne del Paese. L’uomo deve essere il giusto custode del territorio. È insensato non tagliare un albero perché dà fastidio al picchio: siamo dalla parte dell’ambiente, ma se l’albero rischia di cadere su una casa diventa un problema per tutti, non solo per il picchio». Sul Ponte sullo Stretto, Morelli ha precisato: «Il ponte sullo Stretto non è una bandiera. Dal punto di vista del governo è una grande opportunità di sviluppo della Calabria e della Sicilia in particolare, ma di rilancio di tutto il sud. E questo è il quadro sul quale politicamente abbiamo deciso di fare il ponte e tecnicamente di avvalerci delle migliori teste che il mondo ha sul fronte ingegneristico, sul fronte industriale. Sul fronte economico, poi, come abbiamo sempre detto, le finanze ci sono e quindi guai a non fare un’opera che dal nostro punto di vista è la primavera del Sud».
Morelli ha escluso che ci siano problemi riguardo al rischio idrogeologico ma «ci sono delle criticità che si verificano quando realizzi un’opera tanto faraonica quanto impegnativa tanto di visione. Il governo – ha aggiunto – sta compiendo tutti gli atti necessari per superarli grazie al contributo dei tecnici. Il tema molto spesso viene visto come una contrapposizione politica tra sinistra, destra ma ci sono dei tecnici, università, ingegneri che hanno investito il loro tempo, le finanze pubbliche e tutta l’esperienza che possiamo mettere in campo per realizzare un ponte superando le criticità. Stiamo parlando dell’opera più importante del secolo, del terzo millennio, quindi, per questa ragione non sono i politici che lo vogliono, sono i cittadini, che anche col risultato elettorale alle ultime regionali che per noi è stato il vero referendum sul ponte, ci hanno assolutamente premiato e hanno premiato la scelta di dire sì al ponte. E sottolineo che l’azienda che realizzerà l’opera è un’azienda che il mondo ci invidiata». Investire in prevenzione conviene Per Dario Lo Bosco, amministratore delegato e direttore generale di FS Engineering, la sicurezza delle infrastrutture è una priorità assoluta: «Abbiamo già attivato tutte le principali linee ferroviarie e migliorato i controlli su strade, autostrade e opere d’arte. L’obiettivo è tutelare il Paese e garantire la mobilità di persone e merci».
Il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico
Secondo Silvia Paparella, general manager di Remtec Abra Tecnologico Ambientale, il Libro Bianco nasce dall’integrazione tra competenze infrastrutturali di ANSFISA e competenze tecnico-scientifiche di Remtec: «Viviamo in un Paese fragile dal punto di vista geologico e idrogeologico. Questo elaborato vuole essere un supporto concreto per il progresso e il futuro dell’Italia. Serve lavorare in comunicazione a tutti i livelli, con prevenzione, armonizzazione della governance e linee guida chiare». Paparella ha sottolineato l’importanza di partire dalla conoscenza del territorio, soprattutto nelle regioni più critiche come Calabria, Sicilia ed Emilia-Romagna, dove recenti alluvioni hanno evidenziato la necessità di una pianificazione mirata e aggiornata: «Conoscere il territorio è la base su cui lavorare, costruire e ricostruire. I territori sono eterogenei a livello nazionale e richiedono interventi specifici». Nel pomeriggio i lavori del convegno proseguiranno con un tavolo tecnico riservato agli operatori del settore, dedicato all’approfondimento delle attività di gestione e mitigazione del rischio idrogeologico, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti e realtà territoriali. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato