‘Ndrangheta e narcos, il contabile colombiano che riforniva i clan: 44 tonnellate di coca destinate alla Calabria
Le chat criptate di Sky ECC svelano l’impero di “Medio Labio”. Il legame tra il Clan del Golfo e le ‘ndrine calabresi dietro il business dei carichi di frutta tropicale

LAMEZIA TERME Non un killer e neanche un boss: Jhon Henry González alias “Medio Labio” era, invece, l’uomo dei numeri, il cervello finanziario dietro il Clan del Golfo, la più potente organizzazione paramilitare della Colombia. Un “broker” di alto profilo insomma che, secondo la Procura di Bogotà e la Polizia (Dijín), rappresentava il «ponte di collegamento necessario tra le piantagioni del Sudamerica e i mercati europei», dominati dalla ‘ndrangheta. L’uomo è stato catturato nei giorni scorsi a
L’illusione dell’anonimato: il tradimento di Sky ECC
Come ricostruito da “El Tiempo”, per mesi González si è sentito un fantasma: comunicava solo attraverso Sky ECC, la nota applicazione di messaggistica criptata che i criminali di mezzo mondo ritenevano inviolabile, almeno fino a quanto i server non sono stati bucati dalle polizie di mezza Europa. E il giornale colombiano ha rivelato il contenuto di quelle chat, dove il quotidiano e l’illecito si mescolano con una freddezza disarmante. “Mijo, fammi un favore. Porta 1.000 milioni all’edificio La Cascada, dove hai portato i 3.000 l’altro giorno con il padrino”, scriveva González a un suo collaboratore. E subito dopo, con la stessa naturalezza con cui si ordina un caffè: “Al ritorno portami una cassa di vino bianco Marqués de Riscal e una di Enate bianco. Due casse da sei bottiglie. Ma fallo quando vieni da mia madre. Non tardare con i 1.000”. Miliardi di pesos che si muovono tra un bicchiere di vino e una visita di famiglia.
Il ruolo di mediatore con la Calabria
Dall’inchiesta colombiana emerge quello che è il peso specifico enorme di “Medio Labio” nelle dinamiche internazionali. Non si occupava solo di logistica, ma era il “garante” della pace. La Procura colombiana lo indica come la figura incaricata di mediare per evitare dispute sulla spartizione dei proventi del narcotraffico. Tra i suoi interlocutori fissi c’erano i cartelli messicani e le ’ndrine calabresi, con la ‘ndrangheta che appariva come il partner più solido, capace di assorbire carichi da decine di tonnellate. Le indagini parlano chiaro: González sarebbe implicato nell’invio di oltre 44 tonnellate di cocaina verso destinazioni internazionali, occultate con cura tra i carichi di frutta tropicale diretti verso i porti del Mediterraneo, primo fra tutti quello di Gioia Tauro, snodo nevralgico per le consorterie calabresi.
Il metodo “Hawala”: miliardi fuori dai radar
Come avevamo già spiegato, i vero «capolavoro criminale di González» era però la gestione del denaro. Per ripulire e spostare i proventi del clan, si parla di circa 137 miliardi di pesos in soli sei mesi, “Medio Labio” ricorreva al metodo Hawala. Un sistema di trasferimento di valori basato sulla fiducia e su una rete di “intermediari” globali. Niente bonifici, niente tracciabilità bancaria: solo codici alfanumerici o “token” scambiati su reti criptate. Un metodo che permette alla ‘ndrangheta di pagare i carichi in Colombia direttamente dall’Europa, senza che un solo euro lasci fisicamente il territorio, compensando i saldi con un sistema di specchi finanziari.
La caduta e i complici
L’impero di “Medio Labio” è crollato sotto il peso di un’indagine tecnica monumentale. Insieme a lui, la rete dei soci è finita nel mirino della Guardia Civil spagnola e delle autorità colombiane: nomi come Pablo Felipe Prada (“Black Jack”) e Carlos Ariel Zuluaga Lema (“Cejas”). González ha tentato fino all’ultimo di salvarsi, offrendo ingenti somme di denaro a funzionari della Polizia e dell’Immigrazione per alterare i database e garantirsi una fuga sicura. Ora dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, arricchimento illecito e corruzione. Un arresto che è più di un semplice successo di polizia: è la prova di come il narcotraffico moderno non si combatta più solo con i sequestri in mare, ma seguendo le scie digitali e i flussi invisibili di un bancomat globale che portava dritto al cuore della Calabria.
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