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Il Catanzaro non conosce limiti. La capacità di reinventarsi del Cosenza. A Crotone il vento è cambiato

La forza mentale e l’attacco ritrovato delle Aquile. I nuovi equilibri vincenti dei Lupi di Buscè. Ora gli Squali guardano in alto con convinzione

Pubblicato il: 09/03/2026 – 7:45
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Il Catanzaro non conosce limiti. La capacità di reinventarsi del Cosenza. A Crotone il vento è cambiato

È stata una domenica positiva per le squadre calabresi di B e C, tutte vincenti: il Catanzaro e il Crotone in rimonta rispettivamente contro Empoli e Trapani, il Cosenza in casa di misura contro il Team Altamura.

Il Catanzaro non conosce limiti

Cosa vuoi dire a un Catanzaro che sembra non conoscere limiti? Ieri al Ceravolo, contro l’Empoli, la squadra ha scritto un nuovo capitolo di una stagione già sorprendente. Sotto di due gol a fine primo tempo, con la sfida apparentemente compromessa, i giallorossi hanno trovato la forza di risalire, cambiare pelle e vincere. Non è solo resistenza: è identità, carattere, e quella capacità di trasformare un momento difficile in un’occasione per crescere.
Il secondo tempo è stato un manifesto della squadra in evoluzione: cinque vittorie e due pareggi nelle ultime sette gare, 17 gol fatti e 8 subiti, numeri che raccontano più di tattiche e moduli: raccontano di una fiducia che cresce partita dopo partita. L’attacco ha finalmente trovato la propria dimensione: Iemmello continua a fare la differenza, Liberali si conferma in crescita costante, e Pittarello – il quasi trentenne laureato in Economia Aziendale – sembra vivere una seconda giovinezza, ieri con una doppietta e un assist decisivo. E poi Cassandro, difensore col vizio del gol, a completare il quadro di un gruppo che ha trovato equilibrio e personalità.
La sfida, ora, sarà mantenere questa aura positiva fino ai playoff e oltre, trasformando entusiasmo e convinzione in continuità.

Crema: stavolta è tutta di Filippo Pittarello, protagonista assoluto di una domenica che ha certificato la sua rinascita e la capacità di incidere nei momenti più decisivi della stagione.
Amarezza: se proprio bisogna trovarla, va cercata nel primo tempo: quei 45 minuti iniziali avevano fatto temere il peggio, prima che il Catanzaro mostrasse davvero chi è.

La capacità di reinventarsi del Cosenza

Ci sono squadre che vincono. E poi ci sono squadre che resistono. Il Cosenza di questa stagione, sempre di più, sembra appartenere alla seconda categoria.
Perché la sensazione che accompagna questo Cosenza 2025-26 è quella di una squadra costretta continuamente a reinventarsi. Non solo sul campo, ma anche nel contesto che la circonda. Un ambiente spinto all’apatia da un club distante, che non è mai stato capace di fare da scudo o da motore. Intorno a tutto ciò regna un silenzio che non è colpa dei protagonisti in campo ma che inevitabilmente pesa. Eppure, proprio da quel silenzio, questa squadra sembra aver tratto una forma inattesa di energia.
Buscè e i suoi ragazzi danno sempre l’impressione di voler andare oltre. Oltre gli ostacoli, oltre i limiti, oltre persino le aspettative. Rispetto ad altre squadre di vertice, il Cosenza ha dimostrato in più occasioni di possedere una qualità rara: la capacità di sopravvivere alle difficoltà e trasformarle in identità.
La vittoria di ieri contro il Team Altamura, arrivata di misura, è l’ennesima conferma di questo percorso. Terzo successo in una settimana, quarto nelle ultime cinque gare: numeri che raccontano di una squadra viva, concentrata, mentalmente solida.
E non è un dettaglio da poco se tutto questo è accaduto dopo gennaio. Perché il mercato invernale, tra cambiamenti e nuovi arrivi, ha di fatto costretto il Cosenza ad abbandonare un’identità tecnica costruita nei mesi precedenti. Non sempre queste transizioni riescono senza traumi. Qui, invece, è accaduto qualcosa di diverso: lentamente, con pazienza, è nata un’altra squadra. Diversa, ma altrettanto credibile.
Gran parte del merito va a Buscè, che anche nei momenti più complicati non ha mai dato l’impressione di mollare la presa. Ha rimodellato il gruppo, ha trovato nuovi equilibri e ha dato un’anima diversa a un Cosenza che oggi resta in piedi con umiltà ma anche con una certa autorevolezza.
Mantenere il terzo posto fino alla fine – aspettando il pieno recupero di giocatori importanti come Kourfalidis, Baez e Mazzocchi – potrebbe significare molto in ottica playoff. Non soltanto per la classifica, ma per la consapevolezza di una squadra che, nonostante la società, ormai sa di potersela giocare con chiunque.

Crema: in una stagione del genere, molti avrebbero ceduto alla fatica o alla frustrazione. Il Cosenza no. Il merito di Buscè è stato quello di ridisegnare la squadra trovando nuovi punti di riferimento tecnici e mentali. Lo dimostra anche la crescita del reparto offensivo: Emmausso si è preso responsabilità, Beretta ha trovato continuità e anche ieri ha firmato il gol decisivo. Segnali di una squadra che, nonostante tutto, continua a crescere.
Amarezza: e poi c’è il “Marulla”. Continuamente vuoto. Fa male dirlo, ma fa ancora più male vederlo. Anche se la responsabilità di questo distacco, è bene ricordarlo, non nasce certo dalla città. Se al club più contestato della storia rossoblù questo “equilibrio” silenzioso va bene, allora davvero c’è poco altro da aggiungere.

A Crotone il vento è cambiato

Il vento è cambiato da un po’, e ormai non è più una sensazione. È un dato di fatto. A dirlo non sono soltanto le prestazioni sempre più convincenti del Crotone, ma soprattutto i numeri, che nel calcio restano la forma più onesta della verità.
Nel girone di ritorno, proprio quando tutto sembrava più fragile – tra incertezze societarie, partenze pesanti e una tifoseria che per qualche settimana aveva smesso di credere davvero nel progetto – la squadra di Longo ha fatto la cosa più semplice e insieme più difficile: ha scelto di restare unita. Intorno all’allenatore, prima ancora che intorno a un’idea di gioco. Da lì è cominciato un percorso di crescita lento ma costante, tecnico e soprattutto mentale.
Oggi il Crotone è una delle squadre più in forma e riconoscibili della serie C. Le sette vittorie nelle ultime dieci partite, i 21 gol segnati e la qualità del calcio espresso raccontano di una squadra viva, brillante, con identità e coraggio. Un percorso che ha avuto come spartiacque simbolico il derby vinto al “Marulla” contro il Cosenza e che da lì in avanti ha preso velocità, convinzione e consapevolezza.
Il poker rifilato ieri al Trapani ne è la conferma più recente e forse più significativa. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivato: in rimonta, con personalità e senza il suo capitano e bomber Gomez, lasciato prudentemente a riposo. Segno di una maturità nuova, di un gruppo che non dipende più da un solo uomo ma che ha imparato a distribuire responsabilità e talento.
In attesa della sfida tra Casertana e Catania, il Crotone si gode un quinto posto che ha il sapore di una tappa e non di un traguardo. Perché guardando la classifica e soprattutto osservando lo stato di salute della squadra, l’idea di agganciare il quarto posto non appare più un esercizio di ottimismo ma una possibilità concreta. E nei playoff, con questa energia e questa identità, i rossoblù potrebbero diventare una presenza tutt’altro che comoda.

Crema: se il Crotone ha ritrovato slancio lo deve alla forza del collettivo, ma tra le note più luminose di questa rinascita c’è senza dubbio Musso. Arrivato nel mercato di gennaio quasi in punta di piedi, l’attaccante ha già lasciato un segno pesante: quattro gol in sette presenze, peraltro non sempre complete. Numeri da attaccante vero, da arma in più in un reparto che ora ha profondità e alternative.
Amarezza: se proprio si vuole trovare un filo di malinconia in questa stagione, sta nella sensazione di qualche punto di troppo lasciato per strada nella prima parte del campionato. Senza quelle distrazioni, oggi il Crotone probabilmente guarderebbe la classifica da un gradino più alto. Ma forse era inevitabile: quella era un’altra squadra, ancora in cerca di se stessa. Questa, invece, sembra aver finalmente capito chi vuole essere. (f.v.)

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