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la riflessione

Referendum giustizia, Calabria “osservata speciale”

Sarà anche un termometro della popolarità di Nicola Gratteri

Pubblicato il: 09/03/2026 – 9:51
di Sergio Dragone
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Referendum giustizia, Calabria “osservata speciale”

L’intervista al Procuratore Capo di Napoli, Nicola Gratteri, pubblicata dal Corriere della Calabria e ripresa praticamente da tutti i media italiani, non solo ha avuto il merito di accendere un dibattito referendario fino a quel momento sonnecchiante (e rimettere in discussione un risultato che sembrava scontato), ma ha anche assegnato alla nostra regione lo status di “osservata speciale”.
Quando il procuratore Gratteri ha detto, suscitando l’ira indignata del centrodestra, che “per il SI voteranno mafiosi, indagati e massoni deviati”, lo stesso magistrato ha successivamente precisato due cose: la prima è che non tutti quelli che votano “SI” sono mafiosi, ndranghetisti e massoni deviati, ma che sicuramente queste “benemerite” categorie voteranno “SI” perché interessate ad avere una magistratura meno libera ed efficiente; la seconda, che il ragionamento era riferito ad una realtà che egli conosce molto bene, la Calabria.
Alla luce della clamorosa dichiarazione di Gratteri (e complimenti ancora alla direttrice del Corriere, Paola Militano, e alla giornalista Lucia Serino, per il colpo messo a segno), il voto calabrese sarà oggetto di analisi politiche e sociologiche, suscitando inevitabilmente un vespaio di polemiche.
Quale Calabria uscirà dalle urne il 22 e il 23 marzo ? Intanto, c’è da ricordare che la nostra regione, sui grandi temi referendari, è storicamente andata in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, mostrando un volto sostanzialmente conservatore. Qualche esempio? Nel maggio del 1946, nel referendum sulla forma di Stato, i “monarchici” si affermarono con il 60,28%, mentre nella primavera del 1972 i calabresi si espressero, sia pure con la maggioranza risicata del 50,8%, per la soppressione della legge sul divorzio.
Il risultato che scaturirà tra poco meno di tre settimane ci offrirà numerosi spunti di riflessione. Se dovesse vincere il “SI” ( e bisogna anche vedere con quale percentuale) si potrebbe dire che la Calabria è una regione attenta alle riforme, ma contemporaneamente l’opinione pubblica nazionale potrebbe pensare anche ad un risultato condizionato dalle “benemerite” categorie evocate da Gratteri.
Se dovesse vincere il “NO” (e bisogna anche in questo caso vedere con che percentuale) si potrebbe dire che la Calabria è schierata con la magistratura e che non si riconosce nei “poteri” indicati dal procuratore di Napoli, ma nello stesso tempo che è insensibile ai cambiamenti e che non tiene conto dei molti episodi di malagiustizia che si sono verificati negli anni.
Insomma, tutto e il contrario di tutto. Toccherà agli analisti politici, agli esperti delle università, ai sociologi, setacciare il voto calabrese.
Io mi permetto di aggiungere un altro elemento di interesse. Il voto calabrese servirà anche a “pesare” la popolarità del procuratore Gratteri, che in molti considerano una sorta di erede ideale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uno che ci ha messo la faccia (e la vita) per contrastare i clan. Non senza avere commesso errori.
Sarà dunque un referendum su Gratteri? Forse questo è esagerato dirlo, ma è indubbio che una vittoria del NO in Calabria gli apparterrebbe per un buon cinquanta per cento. Ed è altrettanto indubbio che una vittoria del SI ne intaccherebbe l’aureola di inflessibile nemico dei cartelli mafiosi e di eroe popolare. Di sicuro la Calabria che uscirà dalle urne il 23 marzo non sarà più la stessa, in un senso o nell’altro.

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