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“Il quieto vivere”

Gianluca Matarrese ha presentato il suo cinema verità…e la sua famiglia

Esce in tutte le sale italiane il film sulle cognate in guerra. I Magno di Corigliano come star tra reality, teatro e finzione

Pubblicato il: 11/03/2026 – 17:11
di Concetta Guido
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Gianluca Matarrese ha presentato il suo cinema verità…e la sua famiglia

COSENZA «Non c’è male peggiore di una famiglia divisa» dice l’Antigone di Sofocle. Ma se il cinema entra in una vera guerra domestica, ognuno può raccontare la sua verità dalla sua trincea. A Corigliano i Magno sono già leggenda e adesso li conoscerà tutta Italia. Da giovedì 12 marzo “Il quieto vivere” è nelle sale cinematografiche su scala nazionale. È distribuito da Luce Cinecittà e prodotto da Donatella Palermo e Alex Iordachescu, in collaborazione con la Calabria Film Commission. Le cognate Luisa e Imma, che si odiano in modo feroce, litigano da sempre a colpi di denunce verbalizzate da increduli carabinieri. Poi ci sono le zie Carmela, Filomena, Concetta e Teresa, che come gli anziani dell’antica Grecia ascoltano, suggeriscono le manovre di pace. Distribuiscono perle di saggezza e quantità industriali di baccalà fritto e alici “arriganate”. Sono le protagoniste del cinema verità di Gianluca Matarrese, che ha iniziato a raccontare storie familiari con “Fuori tutto”, sulla crisi economica della cooperativa calzaturiera fondata in Piemonte dai suoi genitori (miglior documentario al Torino Film Festival 2019). L’intera famiglia Magno era nella platea del Metropol di Corigliano-Rossano e in quella del San Nicola di Cosenza, nelle due serate calabresi di anteprima. C’era anche zia Carmela, che nel film guida la narrazione e nella realtà è la madre del regista.

Elegante, sui suoi tacchi dodici e irremovibile nelle sue ragioni, Luisa Magno. Accanto la sua nemica, Imma Capalbo, cognate tra loro e cugine del regista. «Quando Gianluca, – ha raccontato Imma, – mi ha proposto di partecipare e mi ha visto perplessa, mi ha detto una cosa che mi ha convinta: “hai l’opportunità di aprirti”. E così è stato. Ho avuto la possibilità di sfogarmi attraverso un film». La faida familiare è stata tra gli argomenti di confronto con il pubblico. Niente da fare. Il film è catartico, ma le liti continuano. E c’è da giurarci che in diversi spettatori è risalita la marea di amarezze vissute in casa propria. Il set naturale è una palazzina di contrada Viscigliette, «settanta abitanti, tutti parenti». È qui che vivono i Magno e che trascorrono insieme il Natale. Ogni ripresa è l’esplorazione di un personaggio. In ogni scena c’è un gesto, un rito, un oggetto o anche una battuta che apre confini e stringe alleanze tra tradizione e modernità. I cani sono alla catena, le galline razzolano e i bambini vanno dallo psicologo senza tabù. Luisa vende macchine aspirapolvere in camicia e scarpe maculate da red carpet almodovariano, le zie raccontano di quando friggevano patate all’alba per colazione, mentre preparavano pasta fresca per il pranzo. Come l’all you can eat, dicono i nipoti. Il montaggio di Jacopo Quadri esalta il ritmo cinematografico della narrazione e la musicalità dei dialoghi, incessanti come in una commedia francese. La colonna sonora di Cantautoma è in armonia con il disarmonico mondo Magno. Vedere il docufilm insieme con i suoi personaggi, tra il reality e Pirandello, è stata un’esperienza surreale ma anche di osservazione di nuove frontiere della cinematografia. Non a caso, presentatore d’eccezione dell’anteprima cosentina è stato Francesco Costabile, il regista di “Familia”, opera selezionata nella prima tornata per rappresentare l’Italia agli Oscar 2026. Amici e colleghi, Costabile e Matarrese danno la misura di una nuova ondata cinematografica che svecchia i cliché e lavora sull’identità calabrese, creando nuovi linguaggi che possano conquistare platee nazionali e anche estere. Collaborano entrambi con la Calabria Film Commission, che in questi giorni supporta anche l’uscita in sala del film di Rocco Papaleo, “Il bene comune”, – girato in gran parte in Calabria, che è un inno alla resilienza del massiccio del Pollino e del suo pino loricato. “Il quieto vivere”, già apprezzatolo scorso settembre alla mostra di Venezia, nelle “Giornate degli autori”, ha in agenda oltre venti presentazioni nei cinema del Paese. Un’importante prova per questo docufilm atipico e anche per il dialetto ruvido della costa degli aranceti, dei pescherecci e dei giacimenti archeologici. Il regista pensa a nuove incursioni nella famiglia Magno. Le anziane zie sono, in questo momento, sua fonte di ispirazione. Matarrese vive a Parigi da oltre venti anni e ha sceneggiato e diretto serie televisive per i canali francesi. La tv che si fa cinema è territorio delle sue sperimentazioni. In quest’ultimo film «attraverso un linguaggio che fonde documentario, finzione e teatro – dice – metto in scena un universo chiuso e iperreale, dove ogni lite è una performance e ogni pranzo un campo di battaglia». «Mi piace lavorare in maniera laboratoriale, in una specie di workshop di gruppo. – Insieme al coautore Nico Morabito, ho scritto la sceneggiatura come un canovaccio. Con i miei familiari ho costruito un percorso, partendo da ciò che avevo già in mente. Mia madre è il mio simulacro, il mio autore all’interno del film, colei che può guidare la conversazione».
Erano tanti anni che sognava di fare un film sulla teatralità delle donne della sua famiglia. «Le ascolto e le osservo da quando sono bambino. Luisa ha un grande talento di narratrice, ci ipnotizza con le sue storie, durante i periodi festivi oppure d’estate sotto l’ombrellone. Mi interessava lavorare sulla parola che evoca immagini, che è la classica caratteristica del teatro greco». È tra i resti del teatro dell’antica Sibari, a pochi chilometri da contrada Viscigliette, che inizia “Il quieto vivere”. Le due cognate si affrontano come due eroine tragiche, le zie intorno come un coro sofocleo. E gli uomini Magno? Sono spettatori, spesso impotenti, del conflitto al femminile. Forti supporter, a iniziare dal papà di origini pugliesi, dei progetti del parente regista. «Un vero artista», dicono i Magno, in coro e soddisfatti. (redazione@corrierecal.it)

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