Meloni: «Non entriamo in guerra, non siamo complici»
La premier: «Tasse per chi specula sui carburanti»

ROMA L’Aula del Senato ha approvato con 102 voti a favore, 66 contrari e 1 astenuto la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni, in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
Il documento punta, tra le altre cose, a «condannare il ruolo destabilizzante dell’Iran in tutta la regione, esprimendo il suo pieno sostegno al popolo iraniano nella sua lotta per la libertà».
Un altro impegno è «ribadire l’importanza di salvaguardare l’integrità e la sicurezza delle frontiere terrestri, aeree e marittime dell’Unione europea, e ad assicurare che esse siano efficacemente protette».
La maggioranza punta a «sostenere e valorizzare, in tutte le sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle operazioni marittime difensive Aspides e Atalanta» e «a farsi promotore, in raccordo con le istituzioni europee e gli Stati membri, di un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse». Precluse o ritenute parzialmente assorbite le altre risoluzioni di opposizione.
Nel pomeriggio il dibattito sull’argomento si è spostato alla Camera.
Meloni al Senato: «Non intendiamo prendere parte alla guerra»
La crisi in Medio Oriente è «una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà» ed «è in questo contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano», così la premier Giorgia Meloni, nelle sue comunicazioni al Senato.
Quello di Usa e Israele in Iran è «un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte», «noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra», ha specificato. «Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese», ha detto la premier.
«Io mi auguro sinceramente», ha spiegato la premier, che la crisi in corso «possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare».
In sede di replica si è poi detta «disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi». «Aspettavo – ha detto – di fare questo confronto in Aula. Da domani sono più che disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni anche per le vie brevi».
«Nessuna richiesta per le basi Usa. Noi facciamo come la Spagna»
«Le basi concesse agli Usa dipendono da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore: nel caso in cui dovesse giungere la richiesta spetterebbe sempre al governo» prendere una decisione «ma ribadisco la decisione in quel caso» sarebbe affidata «al Parlamento. Ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta», ha detto Meloni.
Sul tema delle basi militari, Meloni ha sottolineato che «anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che “esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole”. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe».
«Pronti ad aumentare le tasse a chi specula sui carburanti»
Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti – ha evidenziato Meloni – «faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili». Sui carburanti il governo sta «valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Questa attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione». «Non abbiamo attivato il meccanismo delle accise mobili nel Cdm di ieri – ha poi spiegato la premier nelle controrepliche – perché il meccanismo utilizza una maggiore IVA derivante dagli aumenti del carburante. Noi parliamo di un problema che abbiamo da qualche giorno, e gli introiti derivanti dall’Iva non ci consentono di costruire un impatto che sia percepibile dai cittadini. Quindi il meccanismo si attiva quando ovviamente l’aumento diventa strutturale e quando l’impatto sui cittadini diventa un impatto reale».
I cappellini rossi stile Maga dei M5s. Il Pd: «Meloni come Ponzio Pilato»
Il M5s regala simbolicamente cappellini rossi in stile Maga – ma con la scritta “No alla guerra” – alla premier Meloni, per ironizzare sulla sintonia della leader con il presidente degli Stati Uniti, Trump. Subito dopo i senatori del suo gruppo hanno sventolato i cappellini. «Quella di Meloni è sembrata la reazione di una commentatrice, di una cronista, di un’osservatrice esterna a una delle vicende più drammatiche della storia recente. L’unico paragone politico che mi viene in mente è Ponzio Pilato, nel senso che ci aspettavamo che riprendesse in qualche modo l’appello del presidente della Repubblica di ieri sul diritto internazionale calpestato, invece Meloni ha detto che il diritto internazionale di fatto non c’è più», ha detto il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd.
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