Narcotraffico, estorsioni e scambio elettorale politico-mafioso: chiesto il processo per 50 persone – NOMI
L’udienza preliminare davanti al gup è stata fissata per la mattina del 18 marzo. Al centro delle indagini le cosche Barbaro “Castani” di Platì e Alvaro di Sinopoli

REGGIO CALABRIA Sono 50 gli indagati per i quali la Procura di Reggio Calabria ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Millennium” della Direzione distrettuale antimafia. L’udienza preliminare davanti al gup è stata fissata per la mattina del 18 marzo.
L’operazione ha fatto luce sull’operatività dei “locali” reggini di Sinopoli, Platì, Locri, Melicucco e Natile di Careri, nonché di quelli di Volpiano, in provincia di Torino, e Buccinasco (Milano). Coinvolte le consorterie di ‘ndrangheta operanti nei tre mandamenti della provincia reggina: Centro, Ionico e Tirrenico. Al centro delle indagini le cosche Barbaro “Castani” di Platì e Alvaro di Sinopoli, tra cui sarebbero emerse delle fibrillazioni.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno all’associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico, anche internazionale, di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, scambio elettorale politico mafioso e detenzione e porto di armi.
Il narcotraffico dal Sudamerica
Tra le accuse quelle di far parte di un’organizzazione dedita all’importazione, trasporto, coltivazione, detenzione, acquisto e successiva cessione di cocaina, hashish e marijuana, «importando dall’estero ingenti partite di sostanza stupefacente del tipo cocaina attraverso l’occultamento nei container imbarcati sulle navi provenienti dal Sudamerica (in particolare Colombia, Brasile, Panama) e curandone l’esfiltrazione dal porto di Gioia Tauro avvalendosi di squadre di operatori portuali non identificati, individuando anche nel territorio calabrese e nel resto d’Italia fonti di approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, producendo, mediante coltivazioni di canapa indiana, sostanza stupefacente del tipo marijuana, occultando lo stupefacente acquistato o prodotto per la successiva rivendita, ricercando in Calabria e in altre regioni italiane soggetti interessati all’acquisto della sostanza stupefacente, incontrandoli a Sinopoli e nei paesi limitrofi, a Rosarno, a Reggio Calabria, ovvero raggiungendo i predetti nei luoghi di residenza (Campania) al fine di concordare modalità e termini economici delle cessioni di stupefacente, cedendo dietro corrispettivo di denaro notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana e cocaina trasportando lo stupefacente in tutto il territorio nazionale al fine di cederlo agli acquirenti».
Lo scambio elettorale politico-mafioso
Secondo l’impianto accusatorio, inoltre, l’organizzazione avrebbe stretto solidi «patti di scambio elettorale politico-mafioso» con i rappresentanti delle più influenti articolazioni della ’ndrangheta reggina: dai Labate ai Piromalli, passando per i Serraino, i Nirta-Strangio, fino ai Morabito e agli Alvaro.
L’obiettivo era la «stipula di ulteriori accordi integranti corruzioni elettorali con i candidati da loro sostenuti». Gli indagati, secondo l’accusa, «ponevano in essere plurimi reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia». L’obiettivo era duplice: «soddisfare le esigenze dei potenziali elettori» e gratificare «chi assumeva l’impegno di procurare pacchetti di voti». L’aggravante contestata è quella di aver agito per «agevolare le attività dell’associazione mafiosa unitaria denominata ’ndrangheta», consentendo «di ottenere, per i propri affiliati e per i soggetti dagli stessi segnalati, indebite agevolazioni nella risoluzione di pratiche amministrative, corsie preferenziali nell’accesso ai servizi della pubblica amministrazione, segnalazioni presso operatori pubblici e privati del settore sanitario e previdenziale, raccomandazioni ai fini del superamento di esami universitari e l’accesso al mondo del lavoro, segnalazioni presso periti nominati dall’autorità giudiziaria; tutti benefici idonei a rafforzare il prestigio e la capacità di infiltrazione sociale delle cosche».
I nomi
- ABBATE Giuseppe Francesco (1966)
- AGRESTA Domenico (1971)
- ALVARO Domenico detto “u trappitaru” (1981)
- ALVARO Francesco “u merru” detto “ciripillo” (1998)
- ALVARO Francesco Paolo (1994)
- ALVARO Giuseppe (1973)
- ALVARO Raffaele (1965)
- BARBARO Giuseppe detto “u castanu” (1956)
- CACCIOLA Giuseppe (1996)
- CARBONE Rocco detto “u cacau” o “cacao” (1988)
- COLELLA Claudio (1958)
- CONDELLO Vincenzo detto “cecè” (1965)
- FEDERICO Antonino (1987)
- IANNACI Domenico (1977)
- LAGANÀ Giuseppe (1978)
- MODAFFERI Elena (2001)
- MORFEA Elio Arcangelo (1995)
- MUIÀ Vincenzo (1969)
- PILLARI Domenico (1965)
- ROMEO Angelo (1973)
- ROMEO Pasquale (1996)
- ROMEO Stefano (1999)
- RUGNETTA Rocco (1967)
- RUGNETTA Vincenzo (1971)
- SCIARRONE Francesco (1960)
- VARACALLI Rocco Bruno detto “u longu” (1967)
- VIOLI Giuseppe detto “Paninone” (1992)
- ALTOMONTE Sebastiano (1954)
- ARANITI Bruno (1974)
- BARRECA Giuseppe (1957)
- BELLINI Marcello (1976)
- ERRANTE Giuseppe (1955)
- FALLANCA Antonino (1954)
- FOTI Andrea (1962)
- FOTI Domenico (1961)
- FOTIA Gregorio (1964)
- FOTIA Vincenzo (1978)
- GIGLIO Vincenzo (1954)
- LATELLA Daniele (1979)
- NERI Domenico (1964)
- NICOLO’ Francesco (1964)
- NICOLO’ Giovanni Antonio (1973)
- NICOLÒ Alessandro (1961)
- PERRELLI Franco Mario (1946)
- QUATTRONE Demetrio (1965)
- REMO Pasquale (1962)
- SARICA Domenico (1958)
- STEFANO Romano (1972)
- TRAPANI Giuseppe (1951)
- TRIPODI Pasquale Maria (1957)
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