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Il giallo dell’acciaio in transito al porto di Gioia Tauro, chieste verifiche a Gdf e Dogana

La segnalazione su acciaio balistico o componenti per munizionamento destinati all’industria militare. Il “caso” oggetto di interrogazione parlamentare

Pubblicato il: 17/03/2026 – 17:38
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Il giallo dell’acciaio in transito al porto di Gioia Tauro, chieste verifiche a Gdf e Dogana

GIOIA TAURO Luce sui container in transito al porto di Gioia Tauro. Non si tratta della segnalazione riferita e riferibile a possibili carichi di cocaina in transito allo scalo calabrese, ma delle verifiche sollecitate dai sindacati Usb e Orsa porti a Dogana e Guardia di finanza riguardo la presenza di “materiale bellico diretto in Israele. Allo scalo calabrese, infatti, è arrivata la nave Msc Siena, proveniente dalla Spagna, che trasporta container contenenti, secondo «l’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dalla giornalista Linda Maggiori, acciaio balistico o componenti per munizionamento destinati all’industria militare». Per i sindacati è necessario che gli organi competenti effettuino i necessari controlli che «richiederebbe poco tempo e permetterebbero di fare piena chiarezza su quanto sta accadendo». In tutto il mondo, ricordano le due organizzazioni sindacali, «i lavoratori della logistica e dei porti stanno sollevando il problema della propria responsabilità nella catena della guerra».
Dunque, «chiediamo ai lavoratori portuali di Gioia Tauro di non rendersi complici della filiera bellica e di rivendicare il diritto di non collaborare con operazioni che alimentano guerre, distruzione e massacri. In molti porti del mondo lavoratrici e lavoratori hanno già scelto di non movimentare carichi destinati a conflitti armati quando esistono dubbi fondati sulla natura delle merci. Per questo chiediamo che i container della Msc Siena non vengano movimentati fino a quando non saranno effettuati i controlli richiesti».

L’intervento di Orrico

Il “caso” dei container è finito nel mirino del M5s. E’ la deputata calabrese Anna Laura Orrico ad accendere un faro sull’accaduto. «Materiale bellico sta transitando dal porto di Gioia Tauro per dirigersi in Israele a bordo di alcune navi? Il quesito, alla luce della normativa vigente nel nostro Paese e dei trattati internazionali stipulati, è grave e merita una risposta». La pentastellata aggiunge: La questione così come sollevata dalla campagna internazionale “No Harbor for Genocide” e poi prospettata da una interrogazione parlamentare presentata dalla deputata del M5s Stefania Ascari «andrebbe a disegnare un quadro preoccupante nel quale, nonostante espliciti divieti legislativi nazionali, in particolare la legge che disciplina il controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento stabilendone divieti e controlli, ed obblighi internazionali dell’Italia».

La posizione di Ranuccio

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Ranuccio. «In queste ore circolano notizie e segnalazioni su possibili carichi di materiale bellico che starebbero attraversando le rotte del Mediterraneo. In particolare si parla di 23 container partiti dall’India tra dicembre e gennaio e diretti verso il porto di Haifa, in Israele, cinque dei quali, secondo alcune ricostruzioni, potrebbero transitare attraverso hub di transhipment del Mediterraneo come Gioia Tauro». Secondo il consigliere, «il porto di Gioia Tauro deve essere una risorsa per la Calabria: sviluppo, lavoro, occupazione, indotto economico, crescita del territorio. Deve avere una funzione economica e sociale per le nostre comunità. Non può e non deve diventare, neppure indirettamente, uno strumento delle logiche della guerra. Dietro ogni guerra, in qualunque Paese e da chiunque sia voluta o alimentata, ci sono sempre persone: uomini, donne, anziani e bambini che pagano il prezzo più alto dei conflitti. La Calabria è terra di lavoro, di commercio e di scambi nel Mediterraneo». (f.b.)

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