Le rivelazioni del pentito Berlingieri sull’omicidio del “Brasiliano” Massimo Speranza. Il mandante sarebbe Giovanni Abruzzese
Quattro verbali, quasi totalmente coperti da omissis, ma una dichiarazione che si ripete e pesa nella ricostruzione del delitto commesso nel 2001

COSENZA Negli ambienti criminali era conosciuto come “Angioletto”, “Faccia di ghiaccio”, “Il Cinese”, Luigi Berlingieri, l’ultimo dei pentiti gravitante nella galassia criminale del clan cosentino degli “Zingari“, ha deciso di saltare il fosso. La decisione è divenuta pubblica nel corso dell’udienza del processo d’appello in corso a Catanzaro che mira a far luce sulla morte di Luciano Martello, ucciso il 12 luglio del 2003 a Fuscaldo per ordine e volere dei rivali del clan Serpa di Paola. Chi lo ha freddato, ha scaricato sul suo corpo dodici colpi di pistola calibro 7.65: un regolamento in piena regola consumato, nei primi anni 2000, sul Tirreno Cosentino segnato da una sanguinosa faida tra clan. Un anno dopo il delitto Martello, tocca ad Antonio Maiorano (ucciso a Paola il 21 Luglio 2004), cadere sotto i colpi della mala. Questa volta però, il fatto di sangue è macchiato da un clamoroso errore. La vittima, infatti, viene scambiata per il reale obiettivo dell’azione omicidiaria. Il gruppo di fuoco entrato in azione è convinto di trovarsi di fronte Giuliano Serpa, poi diventato collaboratore di giustizia, e scaricano sul povero Maiorano tre proiettili calibro 9×19. A contribuire alla risoluzione dei due fatti di sangue sono state le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia: Gennaro Bruni, Daniele Lamanna e Franco Bruzzese per il delitto Martello e Michele Bloise per l’omicidio Maiorano.
I verbali del pentito, l’omicidio del “Brasiliano”
Quattro verbali, quasi totalmente coperti da omissis, ma una dichiarazione che si ripete e pesa nella ricostruzione del delitto di Massimo Speranza, alias “il Brasiliano”, ucciso nel settembre del 2001. Lo scorso 3 aprile 2025, la Dia di Catanzaro aveva concluso il blitz che ha portato ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti degli indagati. Si tratta di Giovanni Abruzzese detto “U Cinese”, Armando Abbruzzese, Rocco Azzaro, Ciro Nigro.

Secondo l’attività investigativa della Dda di Catanzaro, i quattro – insieme ad altri due soggetti deceduti – in concorso avrebbero portato a termine un piano volto all’eliminazione di soggetti che avrebbero potuto minare con le loro condotte organizzazione ed operatività dell’associazione criminale ‘ndranghetista degli Zingari di Cosenza. Per questo motivo sarebbe stata decisa la morta di Massimo Speranza, detto “Il Brasiliano”, raggiunto da due colpi di arma da fuoco esplosi a bruciapelo, con una pistola semiautomatica e poi fatto sparire. Il suo cadavere è stato occultato in un boschetto di San Demetrio Corone.
E veniamo alla dichiarazione resa dal collaboratore di giustizia Luigi Berlingieri. Le sue confessioni raccolte in quattro verbali, tra agosto e novembre 2025, consentono a chi indaga di avere un quadro ancora più chiaro del delitto. Il pentito dice che la vittima, Massimo Sparanza, è stata uccisa da Edoardo Pepe incaricato dell’agguato mortale da Giovanni Abruzzese. La condanna a morte sarebbe stata decisa a seguito del timore di un possibile “doppio gioco” del “Brasiliano” con il clan degli “Italiani”. Speranza, dunque, sarebbe stato per i suoi aguzzini un portatore di notizie riservate, relative ad attività criminali e all’organizzazione degli “Zingari” ad esponenti del gruppo rivale.
La trappola e il delitto
La Dia – nelle indagini – ha ricostruito il movente: maturato nel contesto mafioso riconducibile alla cosca degli Zingari di Cosenza con l’avallo dell’articolazione ‘ndranghetistica degli zingari di Cassano allo Jonio. La vittima, pur abitando in via Popilia a Cosenza, zona caratterizzata da una forte presenza Rom, era ritenuta molto vicino al clan contrapposto degli “italiani”. L’agguato mortale viene compiuto in periodo particolarmente rovente per la città dei bruzi, segnata da una forte contrapposizione tra il clan dei Rom e quello degli italiani.
In questa fase di forte fibrillazione, il giovanissimo Massimo Speranza, sospettato di delazioni, è stato attratto in una trappola, ordinata ai suoi danni, dai presunti responsabili dell’omicidio che lo hanno condotto da Cosenza nella zona di Cassano allo Ionio, con il pretesto di fargli “testare” una partita di stupefacente di particolare qualità. (f.benincasa@corrierecal.it)
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