Hormuz, sei Paesi in campo per liberare lo stretto. C’è l’Italia
Si mobilitano anche Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone

I capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi e Giappone esprimono la loro «disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz» e accolgono con favore «l’impegno delle nazioni coinvolte nella pianificazione preparatoria».
In una dichiarazione congiunta, Giorgia Meloni e i leader degli altri cinque Paesi condannano «con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane».
I leader esprimono inoltre «profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto» e chiedono all’Iran «di cessare immediatamente le sue minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, conformandosi alla risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Nel documento si sottolinea come l’interferenza con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene globali di approvvigionamento energetico rappresentino «una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali». Da qui la richiesta di «una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas».
I leader accolgono inoltre con favore la decisione dell’Agenzia internazionale dell’energia di autorizzare un rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio. «Adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici, anche collaborando con alcuni Paesi produttori per aumentare la produzione», si legge ancora nella dichiarazione. Infine, i sei Paesi si impegnano «a fornire sostegno alle nazioni più colpite, anche attraverso le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali».