Il “no” al referendum sulla magistratura spiegato semplice
Dal correntismo ai due Csm all’alta corte, undici argomenti sulla riforma della giustizia

Le “correnti” della magistratura non sono correnti ma “associazioni” regolarmente costituite e registrate; e la nostra Costituzione, all’art. 18, garantisce la libertà di associazione.
Se il C.S.M. talvolta funziona male, ciò dipende dall’uso distorto che si fa, lì come dappertutto, del potere. È stata la magistratura stessa a stroncare casi eclatanti di cattivo uso del potere nel C.S.M. come il famoso “caso Palamara”.
Parlamento e Ministero della Giustizia orientano già le Procure attraverso indicazioni di priorità nei reati da perseguire, con un’ingerenza che contrasta con l’autonomia della magistratura e con la separazione dei poteri.
L’istituzione dell’alta corte disciplinare significa sottrarre al C.S.M. quel potere che la Costituzione gli aveva attribuito proprio in ossequio al principio della separazione dei poteri.
Al sorteggio pieno dei membri togati dei due C.S.M. corrisponde un sorteggio farlocco e pilotato dei membri di indicazione parlamentare che sarà effettuato su una lista di prescelti.
Il sorteggio si scontra con il diritto costituzionale di libera associazione fra i magistrati. Esattamente come l’imposizione di un sorteggio nell’elezione del consiglio degli ordini professionali si scontrerebbe con la libertà di associazione fra avvocati, architetti, medici, ingegneri, commercialisti etc.
Se passa questa riforma costituzionale non si realizzerà comunque quella parità tra accusa e difesa che solo con una profonda riforma ordinaria degli uffici dei giudici delle indagini e delle udienze preliminari (GIP-GUP) si può raggiungere.
La separazione delle carriere non risolve il problema degli errori giudiziari, che è sempre stata, è e sarà una patologia della giustizia e non una fisiologia. Gli errori giudiziari si potranno mitigare solo con una seria crescita della “civiltà” del diritto e con un vero e proprio “culto” dei diritti delle persone.
Non si può utilizzare il rancore personale di chi ha subito un torto per colpire l’intera categoria dei magistrati, che deve seriamente ripensare sé stessa, ma non può divenire oggetto di vendette.
La nostra Costituzione è uscita dalle menti, dall’intelligenza, dalle sofferenze, dalle speranze, dalle aspirazioni di un popolo che tracciò le linee guida della convivenza fra le persone in una repubblica per sempre libera dal fascismo e fondata sulla separazione dei poteri.
*Avvocato e scrittore