L’ultimo sprint verso il referendum. Il film di una battaglia che è anche un test politico in Calabria
L’unità del centrodestra per il sì, nel centrosinistra schierato per il no qualche defezione. Ecco cosa può dire il voto di domenica e lunedì

CATANZARO L’ultimo sprint, anche in Calabria, con un centrodestra mobilitato al massimo per il Sì, soprattutto con Fratelli d’Italia che ha alzato il livello della presenza anche fisica nel dibattito, e un centrosinistra che spinge per il no ma senza particolare veemenza, scontando peraltro qualche “defezione interna”. Il referendum sulla riforma della giustizia è un test politico anche in Calabria, ovviamente un test parziale, molto parziale, trattandosi di una campagna elettorale che chiaramente segue dinamiche diverse da un’elezione prettamente politica. Un test, comunque, anche perché la Calabria riveste nello scacchiere nazionale un ruolo importante, perché la regione è una roccaforte del centrodestra (e la Calabria è stata una delle ultime che sono andate al voto per le Regionali).
I risvolti politici
“Al netto” della sua peculiarità, la partita referendaria è stata nelle ultime settimane la priorità anche per i big del centrodestra calabrese, a partire dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, leader di quella Forza Italia che ha nella riforma della giustizia uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi, ancora oggi e forse oggi persino più di ieri faro degli azzurri. Forza Italia è stata piuttosto attiva in Calabria ma negli ultimi giorni Fratelli d’Italia sembra aver impresso un ritmo molto più sostenuto alla campagna referendaria, chiaramente sotto la spinta del partito nazionale e della premier Giorgia Meloni, mettendo in campo una potenza di fuoco davvero poderosa. Anche Noi Moderati ha presidiato il territorio mentre la Lega, pur non restando ferma, non ha occupato la scena come gli altri, a dire il vero. In ogni caso, il centrodestra con il fronte del sì è apparso al solito granitico e unitario. In sintesi, sempre “al netto” della peculiarità di questa tornata elettorale, si può dire che l’eventuale vittoria del sì nel voto di domenica e lunedì in Calabria potrebbe essere per il centrodestra un segnale importante da spendere anche a Roma, oltre che la conferma del buono stato di salute della coalizione dopo il trionfo alle Regionali di ottobre. Quadro un po’ diverso invece nel centrosinistra, anch’esso mobilitato ma nelle cui file non mancano anche sostenitori del sì (tra i sostenitori della riforma a esempio si possono annoverare nomi storici della sinistra calabrese come Marco Minniti e Mario Oliverio, nonché diversi rappresentanti del mondo forense di matrice soprattutto socialista): alla fine, i veri frontmen del no in Calabria sono stati più alcuni magistrati, come l’attuale procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che non esponenti politici del Pd o del M5S. All’inverso, per il fronte progressista in Calabria il referendum – sempre “al netto” della peculiarità della tornata – può essere l’occasione per verificare se c’è qualche segnale di ripresa dopo le ultime batoste elettorali. E poi, c’è una sfida che sia l’uno che l’altro schieramento sono chiamate a giocare domenica e lunedì: quella dell’affluenza, perché il grande rischio – per come già evidenziato dal Corriere della Calabria – è quello dell’ennesima massiccia “fuga” dei calabresi dalle urne. (a. c.)
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