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L’indagine

Truffa all’Asp di Catanzaro, protesi acustiche anche a due pazienti deceduti. E l’intercettazione chiave: «Il falso c’è»

Il collaudo di una pratica risulterebbe successivo alla morte della paziente, mentre in un altro caso la consegna coinciderebbe con il giorno del decesso

Pubblicato il: 20/03/2026 – 17:39
di Giorgio Curcio
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Truffa all’Asp di Catanzaro, protesi acustiche anche a due pazienti deceduti. E l’intercettazione chiave: «Il falso c’è»

LAMEZIA TERME «(…) se tu mi togli la truffa e mi dai il falso… perché il falso c’è!». È il 18 dicembre 2025, il giorno prima della convocazione in Procura di Antonio Ferragina (cl. ’72). Lui non lo sa, ma gli inquirenti lo stanno intercettando mentre parla con un interlocutore dell’indagine. Per l’accusa, quella frase rappresenta un elemento che «disvela definitivamente la falsificazione della documentazione medica» contestata agli indagati nell’inchiesta della Guardia di finanza che ha portato al sequestro di tre società e all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone.
Ma c’è di più. In una seconda conversazione delle 18:20, Ferragina parla con un interlocutore e dice di essere stato convocato dal pm per l’interrogatorio del giorno successivo. Aggiunge di stare preparando una memoria da consegnare al proprio avvocato e definisce la situazione come «un casino». Anche questo colloquio viene richiamato nel decreto come elemento incompatibile, secondo gli inquirenti, «con la successiva versione difensiva di totale estraneità alla gestione illecita».

L’indagine della Guardia di Finanza

Le indagini sulle presunte truffe all’Asp di Catanzaro corrono su un doppio binario. Da un lato ci sono la ricostruzione della Guardia di finanza e il contenuto delle intercettazioni, dall’altro le dichiarazioni dei pazienti. Nel decreto di sequestro vengono riportate le testimonianze di alcuni dei 214 beneficiari degli impianti audiometrici ascoltati dagli inquirenti. Diversi intestatari delle pratiche hanno raccontato di avere ricevuto le protesi senza sapere in che modo fossero state istruite le relative richieste; altri avrebbero addirittura riferito di non averle mai domandate. In alcuni casi, inoltre, i soggetti sarebbero stati accompagnati in ospedale, ma senza essere realmente visitati o sottoposti agli accertamenti necessari. Tra i casi richiamati come più significativi c’è quello di R. F.. Secondo il decreto, la donna aveva già riferito alla polizia giudiziaria di non essersi mai recata a visita presso l’ospedale di Catanzaro e di non conoscere i medici indicati nella documentazione. Successivamente, dopo essersi sottoposta a una visita specialistica a Germaneto, «avrebbe appreso di non avere alcun problema di udito e che gli ausili ricevuti non avrebbero dovuto essere utilizzati perché potenzialmente dannosi». La Procura evidenzia inoltre che il certificato di consegna delle protesi, nella sua pratica, risulta firmato da Francesco Leuzzi e «attesta misurazioni che, alla luce degli accertamenti successivi, vengono ritenute false».

Pazienti già deceduti o ignari di tutto

Ma non è tutto. Nel decreto di sequestro vengono richiamati anche casi di persone che avrebbero dichiarato di non avere mai chiesto le protesi, oltre a pratiche intestate a soggetti deceduti. Per una donna, R. M., il collaudo risulterebbe eseguito in una data successiva alla morte, mentre per G. F. la consegna delle protesi coinciderebbe con il giorno del decesso. Altri beneficiari, invece, avrebbero disconosciuto le firme apposte sulla documentazione medica o raccontato di non avere mai effettuato i collaudi presso l’ospedale di Catanzaro. Un altro beneficiario, D. M. R., avrebbe riferito di non essersi recato in ospedale in occasione della fornitura delle protesi e di avere disconosciuto le firme apposte sui documenti. Allo stesso modo, nel fascicolo relativo a P. P. si riporta che l’uomo avrebbe dichiarato di essere stato visitato solo presso il Centro Sordità di Lamezia Terme, di non conoscere il medico indicato nella documentazione e di non avere mai effettuato il collaudo in ospedale. Tutti elementi che, nella lettura accusatoria, rafforzano l’idea di una gestione illecita e seriale delle pratiche. (g.curcio@corrierecal.it)

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