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gli italiani ai seggi

Referendum, oggi e domani urne aperte. Ecco la guida al voto

Consultazione per confermare (con un sì) o respingere (con un no) la riforma sulla giustizia

Pubblicato il: 22/03/2026 – 7:01
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Referendum, oggi e domani urne aperte. Ecco la guida al voto

ROMA Oggi e domani si vota per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura adottata dal governo: si tratta della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” (legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025). Sulla scheda elettorale due scritte e due possibiltà per i cittadini: barrare il sì per approvare la riforma o barrare il no per respingerla. Le urne sono aperte oggi dalle 7 alle 23 e saranno aperte anche domani dalle 7 alle 15. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto il quorum: la consultazione sarà valida a prescindere dall’affluenza.  Ecco, nello specifico, per cosa si vota in questo referendum.

Separazione delle carriere

La riforma introduce nella Costituzione il principio delle “distinte carriere” tra i giudici, cioè i magistrati che decidono le cause, e i pubblici ministeri (pm), cioè i magistrati che conducono le indagini e rappresentano l’accusa nel processo penale. Attualmente giudici e pm fanno parte di un unico ordine: sostengono lo stesso concorso e svolgono un tirocinio comune, dopodiché scelgono quale dei due ruoli ricoprire. A certe condizioni possono anche “traslocare” da una funzione all’altra. Con la riforma, giudici e pm apparterrebbero a due corpi diversi – la magistratura giudicante e la magistratura requirente – con concorsi e percorsi professionali separati: ovviamente non sarebbe più consentito il passaggio da un ruolo all’altro.

Separazione dei Csm

Attualmente le carriere di giudici e pm sono gestite da un unico organo, il Consiglio superiore della magistratura (Csm), composto da venti magistrati (cinque pm e 15 giudici) eletti dai colleghi e da dieci professori universitari e avvocati eletti dal Parlamento, i cosiddetti “laici”. Il Csm garantisce l’indipendenza dei magistrati occupandosi al posto del governo di tutti gli aspetti della loro vita professionale: promozioni, trasferimenti, aspettative, scatti di stipendio, sanzioni disciplinari. Con la riforma i Csm diventerebbero due, uno per i giudici e uno per i pm, sempre composti da due terzi di magistrati e un terzo di “laici”. Con la riforma a cambiare sarebbe soprattutto il metodo di elezione dei futuri Csm: i magistrati infatti non potranno più eleggere i propri rappresentanti, che verranno selezionati con un sorteggio.

Alta Corte disciplinare

Con la riforma ai futuri Csm viene sottratta una delle funzioni più importanti attualmente svolte dal Csm unico: quella di sanzionare i magistrati che commettono illeciti professionali, con misure variabili da un semplice avvertimento all’espulsione dalla magistratura. Questo compito passerà a un nuovo organo, l’Alta Corte disciplinare, che si occuperà sia dei giudici sia dei pm. L’Alta Corte sarà composta da 15 membri: nove magistrati (giudici e pm) sorteggiati tra quelli che lavorano o hanno lavorato in Corte di Cassazione, il massimo organo giudiziario italiano; e sei “laici”, sempre professori o avvocati, di cui tre scelti dal Parlamento (con le stesse modalità dei laici dei due Csm) e altri tre nominati dal presidente della Repubblica. Contro le sentenze dell’Alta Corte i magistrati non potranno più ricorrere in Cassazione, ma solo alla stessa Alta Corte: a decidere sarebbero dei giudici diversi da quelli che si sono occupati del caso in primo grado. (redazione@corrrierecal.it)

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