Referendum, il No domina in Calabria. Crepe nella “roccaforte” del centrodestra
Affluenza bassa e risultato chiaro, ma il Sì prevale in provincia di Reggio Calabria. Un voto che ridisegna gli equilibri e accende il dibattito politico

LAMEZIA TERME A differenza di altre tornate referendarie nelle quali è andata in direzione contraria (e anche ostinata), questa volta la Calabria si è allineata al trend del Paese, registrando una netta vittoria del no nel referendum sulla riforma della giustizia, come è avvenuto nella quasi totalità delle regioni, eccezion fatta per le nordiste Lombardia, Veneto e Friuli. Un dato, quello calabrese, che ovviamente offre lo spunto per alcune riflessioni, anche politiche, sia pure “al netto” della dinamica comunque molto particolare tipica di una battaglia referendaria.
I numeri
Anzitutto, i numeri: non si può non evidenziare preliminarmente il dato non positivo dell’affluenza, che in Calabria è rimasta sotto il 50%, peggio ha fatto soltanto la Sicilia. Segno che la “fuga” dalle urne nella nostra regione è una costante che nemmeno i toni alti di questa campagna elettorale sono riusciti a smuovere più d tanto. Poi, nel merito: in Calabria il no ha ottenuto il 57,24% (oltre 400mila voti), a fronte del 42,76% raggiunto dal sì (oltre 300mila voti). Insomma, un successo ampio del fronte contrario alla riforma voluta dal governo di centrodestra, che pone la Calabria tra le prime 10 regioni che hanno detto no, anche se dietro gran parte delle “sorelle” del Sud, visto che in Campania e in Sicilia il no ha sfondato addirittura il muro del 60%.
Il voto nei territori: l’eccezione del Reggino
Sul piano territoriale, peraltro, non dappertutto in Calabria ha vinto il no: i contrari alla riforma della giustizia hanno “sbancato” nel Cosentino (il no è oltre il 63%) e hanno prevalso nettamente nel Catanzarese (59,5%), nel Crotonese (58,23%) e nel Vibonese (57%). Fa invece eccezione la provincia di Reggio Calabria, che ha premiato il sì e anche piuttosto nettamente (53,10%). Un dato, quello del Reggino, da leggere con particolare attenzione nei prossimi giorni e da consegnare agli analisti, politici e non solo. Nella città capoluogo, Reggio, il sì ha vinto con il 50,81% e comunque ha vinto, ma quello che fa un certo effetto è il voto in realtà storicamente e maggiormente sotto pressione ’ndranghetista: giusto per dire, a Platì il sì alla riforma ha conquistato la percentuale bulgara dell’89,6%, dinamiche simili anche a San Luca (il sì all’82,4%) e ad Africo (il sì poco oltre il 78%). A distanza di pochi chilometri da questo “quadrante” spicca invece il dato di Gerace, il paese natale del procuratore di Napoli e già magistrato a Reggio e Catanzaro, Nicola Gratteri, il frontman del no alla riforma: qui ha stravinto il no con oltre il 67%. Si ribadisce: sono tutti dati da consegnare all’analisi degli analisti, ricordando quanto lo stesso Gratteri disse nella famosa intervista al Corriere della Calabria che ha praticamente acceso il dibattito nazionale sul referendum.
Il risvolto politico
Si vedrà, intanto si deve registrare il dato di una Calabria che, sia pure ancora nemmeno nella metà del proprio corpo elettorale, comunque ha dato un responso chiaro a favore del no alla riforma della giustizia del governo. Ed è un dato che ha anche un risvolto politico, sia pure parziale, molto parziale. Questa volta infatti la Calabria non si conferma la “roccaforte” del centrodestra che è stata storicamente, o almeno nelle ultime tornate elettorali come le Regionali 2025 e le Politiche 2022: non è bastata la mobilitazione molto forte di Fratelli d’Italia, che ha schierato i propri “colonnelli” nelle ultime settimane, e quella serrata di Forza Italia su input del governatore Roberto Occhiuto e del coordinatore regionale Francesco Cannizzaro, mentre la Lega francamente si è limitata allo “stretto necessario”. A parte il Reggino, nel quale sicuramente ha pesato il radicamento di Forza Italia, per il centrodestra la Calabria non è stata stavolta la “cassaforte” del successo. Esulta invece – ed è comprensibile – il centrosinistra che forse in un tema “bandiera” come quello della giustizia anche in Calabria potrebbe aver trovato un collante, da verificare però sul campo alle prossime elezioni amministrative, che sono comunque in salita. Ma non mancano gli analisti che evidenziano come la vittoria del no anche in Calabria si fondi in realtà più sullo sforzo di frontmen più efficaci, come lo stesso Gratteri, che sull’appeal di Pd, M5S e Avs. (a. cant.)
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