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L’ombra della ’ndrangheta sulla rete di Marset: dall’incontro con Rocco Morabito al summit delle mafie a Dubai

La parabola del narcos uruguaiano catturato in Bolivia incrocia il broker della ’ndrangheta, le rotte transnazionali e quell’incontro ad altissimo livello negli Emirati

Pubblicato il: 25/03/2026 – 16:55
di Giorgio Curcio
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L’ombra della ’ndrangheta sulla rete di Marset: dall’incontro con Rocco Morabito al summit delle mafie a Dubai

LAMEZIA TERME Anni di caccia all’uomo, tra Sud America ed Europa, fino alla cattura avvenuta nei giorni scorsi in Bolivia, a chiudere il cerchio. È finita così la fuga di Sebastián Marset, presunto narcotrafficante uruguaiano, braccato dalle forze speciali di polizia locali e internazionali a Santa Cruz de la Sierra. Il suo arresto si colloca nel quadro dell’ennesimo blitz che colpisce la rete del narcotraffico internazionale che, dai Paesi del Sud America, ha ramificazioni nel resto del continente e soprattutto in Europa. Lo scenario è quello tipico già visto in altri paesi quali Colombia e Brasile, solo per citare i più recenti. Anche in questo caso, l’operazione, culminata con la consegna di Marset agli agenti della DEA a Santa Cruz de la Sierra, è senz’altro uno dei colpi più significativi inferti al narcotraffico nella regione negli ultimi anni.

Sebastián Enrique Marset Cabrera 

Secondo quanto ricostruito e riportato dai media locali, il 35enne Sebastián Marset sarebbe riuscito a tessere una rete che collegava le rotte della droga dalla Bolivia e dal Paraguay verso l’Europa, riuscendo a mantenere legami solidi con le più rilevanti organizzazioni criminali. Fra tutte, il PCC brasiliano (Primeiro Comando da Capital) ma anche la ‘ndrangheta calabrese in Italia. Insomma, la cattura di Sebastián Marset non solo ha posto fine ad anni di caccia internazionale da parte delle autorità – scrivono i media locali – ma ha anche rivelato la portata della struttura logistica che, secondo gli investigatori, sosteneva la sua rete criminale.

La “flotta” al servizio del narcotraffico

Già perché, oltre all’arresto, sono stati sequestrati beni per almeno 15 milioni di dollari, tra cui aerei, abitazioni, veicoli e armi da guerra, che presumibilmente facevano parte dell’apparato utilizzato per trasportare cocaina in tutta il Sud America e verso l’Europa. Una vera e propria “flotta” al servizio del narcotraffico. O almeno è quello che le autorità locali sono convinte di aver sequestrato ma, vista la portata, è difficile smentirli. La Fuerza Especial de Lucha Contra el Narcotráfico (Felcn) ha messo le mani su 15 piccoli aerei tipo Cessna e un velivolo bimotore nei dipartimenti di Santa Cruz e Beni, che le autorità boliviane sospettano facessero parte dell’infrastruttura per il trasporto di cocaina su larga scala. Secondo il viceministro boliviano della Difesa sociale e delle Sostanze controllate, Ernesto Justiniano, la rete disponeva inoltre di cinque abitazioni, una decina di veicoli e un arsenale composto da 21 armi da fuoco, tra cui tre fucili da guerra AK-47.
In un video diffuso sui social appare la lussuosa proprietà di Sebastián Marset a Urubó, Santa Cruz. Le immagini ottenute mostrano un vero paradiso tra lusso e sicurezza, con camere di alto livello, piscina, sala da biliardo, diversi ambienti, garage con auto e moto, campi da padel e sofisticati sistemi di videosorveglianza in una proprietà da diversi milioni di dollari. Le indagini della Polizia locale serviranno a raccogliere prove relative alle attività illecite del narcotrafficante uruguaiano.

Ma non solo. Le indagini dell’Ufficio del Procuratore per la Droga avrebbero fatto luce su un presunto riciclaggio commesso dalla banda di guidata dal trafficante uruguaiano. In sostanza, i soldi (tantissimi) provenienti dal narcotraffico sarebbero stati impiegati nell’acquisto di auto di fascia alta. Un’indagine, questa, legata all’arresto negli USA di Federico Santoro, uno dei principali collaboratori proprio di Sebastián Marset. Ad essere arrestata anche la sorellastra, Tatiana Marset Alba di 22 anni. La giovane avrebbe dichiarato di non vedere il fratello da 10 anni, da quando aveva 12 anni, e di trovarsi in Bolivia, affermando di essere «in vacanza universitaria». al momento dell’arresto.

La storia criminale

A quasi 35 anni – li compirà il prossimo 10 aprile – Marset è considerato uno dei narcotrafficanti più ricercati del “Cono Sud”. Iniziò il suo legame con la criminalità all’inizio degli anni 2010 e fu condannato in Uruguay nel 2013 per traffico di droga, pena che scontò fino al 2018. Dopo aver riacquistato la libertà, cominciò a espandere la sua attività. Si stabilì prima in Paraguay e poi in Bolivia, da dove, secondo indagini internazionali, consolidò una rete conosciuta dalle autorità come il Primo Cartello Uruguaiano, dedita a coordinare spedizioni di cocaina verso i porti europei. E le stime sono notevoli. Secondo le autorità, infatti, sarebbe riuscito a movimentare oltre 16 tonnellate di cocaina, incluse le 11 sequestrate ad Anversa, in Belgio. Per molto tempo Marset è riuscito però a sfuggire alle autorità, nonostante la taglia milionaria messa sulla sua testa dagli USA. Come riportano i media locali, ad aprile del 2021 avrebbe addirittura firmato come calciatore professionista con il club paraguaiano Deportivo Capiatá.  

Vincenzo Pasquino Rocco morabito ndrangheta
Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino

L’incontro in carcere con Rocco Morabito “U Tamunga”

La cattura di Sebastián Marset riporta al centro non solo uno dei narcotrafficanti più ricercati del Cono Sur, ma anche le connessioni che legano le nuove reti criminali sudamericane ai grandi broker europei della cocaina. In questo quadro affiora il nome di Rocco Morabito “U Tamunga”, storico esponente della ’ndrangheta e figura chiave del narcotraffico internazionale, indicato come uno dei contatti più rilevanti conosciuti dall’uruguaiano durante la detenzione. Un passaggio che, da solo, non basta a fare di Marset un uomo della mafia calabrese, ma che consente di collocare la sua parabola dentro una filiera criminale molto più ampia, nella quale il Sud America produttore e logistico si salda con i terminali europei della cocaina. Arrestato in un hotel di Montevideo nel settembre 2017, Morabito era latitante dall’Italia dal 1994. Nel 2002 si era stabilito con la famiglia a Punta del Este usando un documento brasiliano intestato a Franco Capeletto, vivendo per anni nell’ombra fino alla cattura. In attesa di estradizione, il 24 giugno 2019 riuscì a evadere dal Cárcel Central e a fuggire in Brasile. Fu poi nuovamente catturato il 24 maggio 2021 a João Pessoa, nello Stato di Paraíba, in un’operazione congiunta di polizie brasiliane e italiane, DEA, FBI e Interpol. Con lui venne arrestato anche Vincenzo Pasquino, altro broker della ’ndrangheta poi divenuto collaboratore di giustizia.

Balbi e l’incontro a Dubai del 2021

C’è poi un altro nome che lega Morabito a Marset: quello dell’avvocato Alejandro Balbi, già legale di Morabito e figura centrale anche nella vicenda del passaporto che consentì a Marset di uscire dalla prigione di Dubai. Ed è proprio Dubai uno degli snodi più interessanti della sua traiettoria criminale. Secondo le ricostruzioni emerse in Sud America, nel 2021 Marset avrebbe dovuto prendere parte a un incontro ad altissimo livello con esponenti del Clan dei Balcani, della ’ndrangheta calabrese e di cartelli messicani come Los Cuinis e Jalisco Nueva Generación. Ma all’ingresso negli Emirati il suo passaporto paraguaiano fu ritenuto falso e il narcotrafficante venne arrestato. Da lì si aprì la vicenda diplomatica e politica che avrebbe poi travolto pezzi delle istituzioni uruguaiane: Balbi fece da intermediario per il documento che gli consentì di lasciare la detenzione, in uno scandalo che costò il posto a ministri e alti funzionari del governo di Montevideo. In questa cornice, Marset smette di apparire soltanto come un latitante di lusso del Cono Sur e assume il profilo di un possibile snodo del narcotraffico globale, sospeso tra piste clandestine, porti, riciclaggio e grandi organizzazioni mafiose.

Una rete che ha coinvolto diversi Paesi

Il suo nome è comparso anche nell’indagine per l’assassinio del procuratore paraguaiano Marcelo Pecci, avvenuto il 10 maggio 2022 sull’isola di Barú, a Cartagena, in Colombia. Pecci, che seguiva procedimenti contro reti di narcotraffico e criminalità organizzata in Paraguay, fu attaccato da sicari arrivati su una moto d’acqua, che gli spararono mentre si trovava sulla spiaggia insieme alla moglie. Le autorità paraguaiane hanno successivamente riferito che nelle indagini emersero riferimenti all’ambiente criminale di Marset. Anche il presidente Gustavo Petro lo ha collegato pubblicamente a quel caso. Dopo la sua cattura, il mandatario ha affermato che il presunto narcotrafficante avrebbe avuto piani per attentare alla sua vita durante il suo mandato e lo ha descritto come «membro della “Junta del narcotraffico” a Dubai», città dove, secondo quanto detto, si concentrano diversi boss dal basso profilo, conosciuti come gli «invisibili». (g.curcio@corrierecal.it)

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