Il Cosenza calcio e la lunga stagione dell’inerzia: tra annunci reiterati e istituzioni paralizzate
Una vicenda diventata simbolo di una paralisi più ampia: parole che non si trasformano in fatti e una crisi che si autoalimenta. A pagare è un’intera comunità ormai stanca di attendere

COSENZA La storia recente del Cosenza calcio ha ormai superato ogni confine della sopportazione. Stanca chi segue, chi partecipa e chi spera. Stanca l’intera piazza, provincia compresa.
Stanca la ripetizione infinita di promesse, verifiche, rinvii, bugie, contraddizioni e cessioni ormai imminenti che non arrivano mai. Stanca da tempo l’alternanza di delusioni e brevi esultanze, di sconfitte amare e vittorie improvvise, stanca persino l’indifferenza che inevitabilmente emerge quando un problema viene trascinato troppo a lungo.
Una stanchezza, mista a sconforto generale della piazza, che nelle ultime ore si è tradotta anche nell’ennesimo passaggio istituzionale probabilmente fine a se stesso: ieri, com’è ormai noto, in Prefettura si è riunito il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, convocato dal prefetto Rosa Maria Padovano su impulso del sindaco Franz Caruso, mentre il presidente della Provincia Biagio Faragalli ha incontrato una delegazione di tifosi.
La sensazione è che a questo punto, discutere se sia tecnicamente possibile o meno intervenire sulla concessione dello stadio (da revocare al club del presidente Eugenio Guarascio) sembra quasi irrilevante. Conta piuttosto che un altro anno – probabilmente il più difficile della recente storia rossoblù – di lacerazioni tra proprietà e città, stia per chiudersi senza che siano stati compiuti passi concreti verso una soluzione definitiva.
Proprio dagli incontri di ieri è emersa una doppia chiave di lettura: da un lato, dal colloquio tra Faragalli e i sostenitori, ha iniziato a farsi strada la convinzione che, se il Comune non ha ancora proceduto alla revoca della concessione, evidentemente mancano le condizioni tecniche per farlo; dall’altro, in Prefettura si è deciso di riportare il confronto su un piano pubblico con la convocazione di un Consiglio comunale aperto.
L’incontro di venerdì 13 marzo a Palazzo dei Bruzi, tra il sindaco Franz Caruso, l’amministrazione comunale e la tifoseria aveva ribadito un concetto ormai chiaro: il rapporto tra il Cosenza calcio di Eugenio Guarascio e la realtà bruzia è irrimediabilmente logoro.
Non è un concetto nuovo. Già nel settembre 2025, al cinema San Nicola, davanti allo stesso sindaco e a possibili investitori, l’imprenditore lametino era stato costretto a lasciare la sala scortato dalle forze dell’ordine, tra fischi e insulti. In quell’occasione Caruso aveva annunciato, tra gli applausi fragorosi, l’intenzione di mettere in discussione la concessione dello stadio, per poi aggiungere che avrebbe valutato insieme ai tecnici comunali eventuali inadempienze. Da allora, nulla è cambiato. La contestazione dei tifosi si è allargata, lo stadio è rimasto deserto – come si è visto anche a diffusione nazionale nel derby con il Crotone a gennaio – e le istituzioni non hanno accelerato percorsi concreti per risanare l’ambiente.
La lentezza amministrativa, le «verifiche tecnico-legali» ancora in corso, la reiterata prudenza del Comune lasciano l’amaro in bocca, oltre a far comprendere che intervenire, per motivi noti e al tempo stesso ignoti, è impossibile o quasi.
La domanda è semplice: queste verifiche non si sarebbero dovute completare subito dopo l’incontro del San Nicola? Che cosa è stato fatto nel frattempo?
Forse non a caso, sempre nella giornata di ieri, è stato rinviato a data da destinarsi – probabilmente proprio in attesa del Consiglio comunale aperto richiesto – anche il punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale relativo alla concessione dello stadio al Cosenza calcio.
La lentezza amministrativa con cui si è affrontato fin qui il problema suggerisce qualcosa di più profondo: le istituzioni, pur dichiarando da mesi di stare dalla parte della tifoseria contro il club, sembrano inconsciamente avere sottovalutato il problema. Continuano a ripetere frasi di sostegno, a parlare di fenomeno sociale, ad annunciare provvedimenti già comunicati, a promettere controlli, senza mai tradurre le parole in atti concreti e, soprattutto, immediati. È questa ripetizione infinita, questa rituale attesa di “passi successivi”, che ha trasformato la vicenda in una sorta di commedia all’italiana che sta abituando l’intera comunità a un trascinamento senza fine.
In questo clima, dal confronto tra tifosi e istituzioni emerge anche un elemento ulteriore: una crescente sfiducia verso la politica cittadina, alimentata dalla percezione che, al di là delle dichiarazioni di facciata, il Comune abbia le mani legate, anche alla luce dei vincoli tecnici e giuridici legati alla convenzione – in particolare al noto articolo 19 – che esporrebbero l’ente a possibili responsabilità contabili in caso di revoca.
Il calcio cosentino si ritrova oggi vittima di questa inerzia e attende di continuo una cessione della società che, a intervalli più o meno regolari, si ripresenta sulla scena con rinnovate certezze e speranze. Con l’idea che nessun prefetto, nessun presidente della Provincia, né interventi straordinari potranno risolvere ciò che è rimasto irrisolto per limiti tecnici, inoperosità, orgoglio personale, rituali rinvii e sottovalutazione.
La vera partita non si gioca più da tempo in campo, ma nella capacità di mettere da parte le frasi ad effetto, l’orgoglio personale, le vendette e gli interessi di parte e cominciare a fare sul serio. Un approccio che, al momento, nessuno, tifoseria a parte, sembra voler mettere in pratica davvero. (fra.vel.)
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato