‘Ndrangheta, dal Lazio all’Abruzzo la rotta della droga del clan Maiolo. Gli accordi via chat: «Domani, scarico Pescara»
Negli atti della Dda di Catanzaro il corridoio tra Valmontone, Nettuno, Civitavecchia e il Pescarese emerge come «snodo logistico del traffico di marijuana»

LAMEZIA TERME L’Abruzzo – e in particolare la provincia di Pescara – come base operativa per lo stoccaggio di ingenti quantità di droga – per lo più marijuana – favorita dalla residenza a Montesilvano del presunto capo del locale di ‘ndrangheta di Ariola, Angelo Maiolo. Questa regione, insomma, negli anni è divenuto una sorta di snodo stabile della filiera dello spaccio di droga della cosca delle Preserre Vibonesi. Dettaglio che emerge dall’inchiesta della Distrettuale antimafia di Catanzaro che, questa mattina, ha portato all’arresto di 15 persone. Già nell’inchiesta “Habanero” era emersa la propensione del clan di Ariola ad operare ben oltre le Preserre vibonesi, estendendo la sua rete lungo una direttrice che univa Calabria, Lazio e Abruzzo, con la fascia tra Montesilvano, Pescara, Teramo e San Salvo.
Il duo Maiolo-Carè
C’è un capo d’imputazione specifico richiamato dal gip nell’ordinanza in cui sono coinvolti Angelo Maiolo (cl. ’84) e Francesco Carè (cl. ‘74), entrambi raggiunti dalla misura della custodia cautelare in carcere. Come ricostruito nell’inchiesta, infatti, al centro della trattativa ci sarebbe stato un carico di droga – marijuana – da trasportare da Valmontone a Città Sant’Angelo, nel Pescarese. Carè è un autotrasportatore ritenuto un ingranaggio essenziale della catena logistica dei Maiolo. È il novembre del 2020 e nelle chat finite nell’ordinanza vengono richiamati una serie di messaggi che parlano di «scarico Pescara» e, in un caso, «della necessità di raggiungere l’area di Città Sant’Angelo dopo il recupero della merce tra Civitavecchia e Valmontone».

Il carico di marijuana dal Lazio all’Abruzzo
Angelo Maiolo – nickname “Berlino” – scambia alcuni messaggi con un soggetto non meglio identificato nei quali «venivano predisposte le operazioni di recupero e la consegna della merce illecita» affidate e curate proprio da Francesco Carè – nickname “Jolly” – ingaggiato secondo l’accusa da Maiolo quale «corriere», annota il gip nell’ordinanza. «Vedete che sto aspettando che mi dicono se hanno scaricato l’erba a Civitavecchia» scrive il soggetto rimasto ignoto a Maiolo che risponde: «Io aspetto che mi fate sapere così contatto l’autista». Qualche ora dopo “Berlino” scrive a “Jolly”: «buongiorno compa – Per le 10 e 30 domani Civitavecchia – Scarico Pescara». Nelle chat successive viene indicata Valmontone come città in cui sarebbe avvenuto lo smercio della droga.
La droga arrivata a Nettuno
In un altro episodio – risalente questo al dicembre del 2020 – al centro della trattativa c’è «il ritiro e la successiva consegna di 32 chilogrammi di marijuana» avvenute rispettivamente nei pressi di Nettuno e Pescara. Angelo Maiolo in questo caso avrebbe contattato Nicola Antonio Papaleo – nickname “Monaco” – in una chat in cui i due organizzavano «il recupero di una somma di denaro da consegnare, successivamente, a Cinecittà (RM) a soggetti non meglio identificati». In uno dei capi più significativi, 50 chili di marijuana vengono prima recuperati a Roma e poi trasportati e stoccati in due distinti luoghi della provincia pescarese. Insomma, l’Abruzzo – e questo è un dato rilevante – è un territorio che negli atti appare come il punto in cui la droga veniva ricevuta, custodita, smistata e rimessa in circolazione, con Angelo Maiolo che negli anni ha considerato questa regione lontana dai radar degli inquirenti.

Arena: «I Maiolo sono inseriti nel tessuto criminale di quelle zone»
Eppure, oltre all’inchiesta “Habanero”, a parlare dei legami della cosca Maiolo con il territorio abruzzese – Teramo e Pescara – era stato anche il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena. «So che i Maiolo sono inseriti nel tessuto criminale di quelle zone ed hanno affari anche in relazione al traffico di sostanze stupefacenti, attività che viene occultata dal paravento di un’azienda che si occupa della commercializzazione di prodotti tipici calabresi e che per quanto ne so opererebbe, almeno formalmente, in quell’area geografica». (g.curcio@corrierecal.it)
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