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Caro energia, Cisal Calabria chiede ristori per le imprese: «I lavoratori non possono pagare gli effetti della guerra»

Il commissario regionale Vitaliano Papillo: «La Regione intervenga ora. Ogni settimana di ritardo è occupazione a rischio»

Pubblicato il: 27/03/2026 – 9:57
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Caro energia, Cisal Calabria chiede ristori per le imprese: «I lavoratori non possono pagare gli effetti della guerra»

«Il caso del pastificio Colacchio Food di San Costantino Calabro è emblematico di una crisi che rischia di travolgere il tessuto produttivo calabrese». Lo afferma in una nota la Cisal Calabria, riguardo il caso dell’imprenditore vibonese costretto a ridurre il lavoro a causa degli effetti della crisi in Medio Oriente. «Un’azienda sana, vocata all’export, presente sui mercati di Australia, Canada, Stati Uniti e mezza Europa, costretta a lavorare al 50% della capacità produttiva per effetto dei rincari energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. Un aumento dei costi del 45% sull’energia, cui si aggiunge un preannunciato rialzo del 10-15% su materie prime e imballaggi a partire da aprile. La CISAL Calabria non può restare in silenzio di fronte a questi numeri, perché dietro ogni punto percentuale ci sono lavoratori, famiglie, stipendi a rischio».

Papillo: «Non possiamo aspettare che la situazione precipiti»

«Colacchio ha dimostrato senso di responsabilità verso i propri dipendenti, trovando loro occupazione alternativa per non mandarli a casa», dichiara il Commissario regionale CISAL Calabria Vitaliano Papillo. «Ma non possiamo chiedere ai singoli imprenditori di reggere il sistema produttivo a proprie spese mentre le istituzioni restano ferme». Su questo fronte la CISAL Calabria chiede alla Regione un intervento immediato: l’attivazione di ristori per le imprese energivore colpite dai rincari, misura già adottata in passato e che oggi va riproposta con urgenza, prima che la crisi produca danni irreversibili sull’occupazione. «Auspichiamo inoltre che a livello nazionale vengano assunte iniziative strutturali all’altezza di una crisi che non è congiunturale ma si sta rivelando sempre più persistente».
«Il Sud ha sempre pagato più degli altri il costo delle crisi», conclude Papillo. «Questa volta non possiamo aspettare che la situazione precipiti. Ogni settimana di ritardo è una settimana di produzione persa, di redditi a rischio, di giovani che guardano altrove».

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