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I fondi

Fondi Ue, il Pd e Tridico: «Inconcepibile destinare rsorse per la Calabria alla difesa»

Alecci, Madeo, Ranuccio e Falcomatà chiedono al governo Occhiuto di destinare le risorse ai servizi essenziali, agli ospedali e al personale sanitario

Pubblicato il: 27/03/2026 – 9:29
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Fondi Ue, il Pd e Tridico: «Inconcepibile destinare rsorse per la Calabria alla difesa»

REGGIO CALABRIA Mentre il dibattito nazionale si concentra sulle politiche di difesa e sulla geostrategia, in Calabria si apre un confronto urgente sulle priorità reali dei cittadini. In una regione dove migliaia di persone ogni anno sono costrette a curarsi fuori dai propri confini, il Partito Democratico del Consiglio regionale chiede che le risorse pubbliche vadano prima a rafforzare la sanità e i servizi essenziali. Lo dicono chiaramente, in una nota congiunta, i consiglieri regionali del Pd Ernesto Alecci, capogruppo; Rosellina Madeo, vicepresidente della Commissione Sanità; Giuseppe Ranuccio, vicepresidente del Consiglio Regionale; e Giuseppe Falcomatà, vicepresidente della Commissione Bilancio: «C’è un tempo per le strategie e un tempo per le priorità. E oggi, per la Calabria, non è il tempo dei giochi di equilibrio geopolitico, ma quello delle scelte concrete che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini. In una fase storica segnata da tensioni internazionali e scenari globali complessi, è comprensibile che il tema della difesa entri nel dibattito pubblico. Tuttavia, appare quantomeno discutibile che una regione come la Calabria – che ogni anno destina oltre 360 milioni di euro alla mobilità sanitaria, costringendo migliaia di cittadini a curarsi fuori dai propri confini – scelga di orientare una parte delle risorse europee verso il comparto della difesa.  Si parla di circa 15 milioni di euro: fondi che, per loro natura, sono destinati alle politiche di coesione, cioè a ridurre le disuguaglianze territoriali, a rafforzare i servizi essenziali e a sostenere sviluppo e occupazione, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. In questo quadro, la sanità rappresenta non solo un diritto fondamentale, ma anche una leva strategica di crescita e dignità sociale».

La vera sicurezza dei cittadini passa dalla salute

 «La questione, dunque, non è ideologica ma profondamente istituzionale. Il governo regionale guidato da Roberto Occhiuto è chiamato a operare scelte coerenti con i bisogni reali del territorio e dei cittadini calabresi non a rispondere a diktat romani. E tra questi, il più urgente resta il rafforzamento del sistema sanitario: ospedali efficienti, tecnologie moderne, personale qualificato e una rete di assistenza capace di rispondere con tempestività e competenza. Destinare risorse alla difesa mentre persistono criticità strutturali nella sanità regionale rischia di generare un disallineamento tra indirizzo politico e interesse pubblico. Perché la vera “sicurezza” dei cittadini, in Calabria, passa prima di tutto dalla tutela della salute. Alla fine, ogni scelta pubblica racconta una visione. E oggi i calabresi non chiedono strategie lontane, ma risposte vicine. Non chiedono scenari, ma cure. Non chiedono priorità astratte, ma diritti concreti. La sfida più urgente – concludono i consiglieri regionali del Pd – non si combatte ai confini: si combatte nei reparti, nelle corsie, nelle attese troppo lungheEd è lì che una regione misura davvero la propria capacità di prendersi cura dei suoi cittadini».

L’intervento di Tridico

Sul tema è intervenuto anche l’europarlamentare Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria. «La Calabria rientra tra le sei regioni italiane che, nella revisione intermedia della politica di coesione 2021–2027, hanno scelto di destinare una quota dei fondi europei alla nuova priorità “difesa”: 14,8 milioni di euro. Nel quadro nazionale, l’Italia ha riprogrammato 7,08 miliardi su 35 programmi, di cui 248 milioni destinati alla difesa. Tra le regioni coinvolte, la Sicilia è prima con quasi 200 milioni; la Calabria è seconda, davanti a Basilicata, Abruzzo, Lombardia e Molise. Il punto politico non è la dimensione della cifra, ma il segnale che questa scelta produce. La politica di coesione nasce per ridurre i divari territoriali e sostenere sviluppo, infrastrutture e coesione sociale. Con la revisione avviata nel 2025 ed entrata nella fase operativa nel 2026, questi fondi vengono invece progressivamente aperti anche a priorità di sicurezza e difesa, modificando in profondità il loro perimetro originario. Nel caso calabrese – ha aggiunto Tridico – questo slittamento è ancora più evidente perché la stessa revisione era stata presentata attorno a bisogni urgenti e concreti: crisi idrica, emergenza abitativa, rigenerazione urbana, protezione civile, infrastrutture. Erano stati indicati circa 300 milioni per la revisione di metà periodo — 146 milioni al ciclo idrico, 111 all’housing sociale, 15,5 alla protezione civile — mentre contestualmente venivano definanziati 87 milioni per la riqualificazione stradale delle aree interne. È qui la contraddizione più netta: da un lato si richiamano bisogni storici e irrisolti; dall’altro si accetta di far entrare la difesa nello stesso perimetro di fondi. Il contesto europeo conferma che non si tratta di un episodio isolato: gli Stati membri hanno riprogrammato complessivamente 34,6 miliardi di fondi di coesione, di cui 11,9 miliardi destinati alla difesa. La Calabria va letta dentro questa filiera: priorità europee, riprogrammazione nazionale, scelte regionali. E non ha bisogno di piegare la coesione alla difesa, ma di usare ogni euro disponibile per colmare i divari su acqua, casa, infrastrutture e aree interne. Quei 14,8 milioni di euro rappresentano una cifra troppo limitata per essere una svolta strategica, ma troppo significativa per essere liquidata come dettaglio tecnico. Proprio per questo la Calabria diventa uno dei casi più leggibili di una trasformazione più ampia: i fondi di coesione non vengono più usati soltanto per ridurre i divari territoriali. Questo è un errore che rischiano di pagare soprattutto i territori che avrebbero più bisogno di sviluppo. La Calabria – ha concluso Tridico – ha ancora strade che franano, rubinetti a secco e paesi che si svuotano. Non è questo il momento di guardare altrove e i cannoni non riempiono gli acquedotti».

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