’Ndrangheta, l’estorsione al lido di Roccelletta: 4mila euro per sostenere i Catarisano e gli Scalise. «Qui pagano tutti»
La richiesta, avanzata nel maggio 2025, non andò a buon fine: il titolare rifiutò di pagare e denunciò tutto alle forze dell’ordine

LAMEZIA TERME Detenuti da mantenere in carcere, il potere della cosca sul territorio e il richiamo a nomi criminali di “peso” per suscitare paura ed esercitare, così, pressioni sul tessuto imprenditoriale. È quello che emerge dagli atti dell’inchiesta “PayUp” che, questa mattina, ha portato all’arresto in carcere di tre persone, Saverio Ciambrone alias “Vèvè” (cl. ’64); Angelo Mazza (cl. ’96) e Salvatore Montesano (cl. ’95), considerati presunti appartenenti alla cosca Catarisano, particolarmente attiva nei territori di Borgia e località limitrofe, dedita a una pluralità di reati contro il patrimonio e la persona, operante sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e di San Leonardo di Cutro, nonché i collegamenti della stessa con altre cosche calabresi.
I Catarisano di Borgia e gli Scalise di Decollatura
Nell’ordinanza firmata dal gip, in particolare, emergono tre ipotesi di estorsione rimaste allo stadio del tentativo, ma solo per l’opposizione delle vittime, collocando le condotte nel solco della «capacità di controllo territoriale della cosca Catarisano» nei confronti degli imprenditori locali. Per il gip si tratta di «una modalità che mira ad “avvolgere” la vittima», in senso criminale, e a non «lasciarle spazio di manovra configurando una “estorsione ambientale”» sviluppata attraverso pochi approcci ma con frasi secche, e poi riferimenti mirati ai detenuti e alla cosca. Quanto basta, dunque, per trasmettere agli imprenditori l’idea di un controllo generalizzato sulle attività economiche del territorio. I fatti contestati dalla Dda, inoltre, sono stati perpetrati nel territorio di Gimigliano e Borgia – frazione Roccelletta – volte ad ottenere «il sostentamento economico in favore dei detenuti appartenenti alle consorterie di ‘ndrangheta» e, in questo caso, i Catarisano di Borgia e gli Scalise di Decollatura. Quest’ultima cosca è operativa nei territori di Soveria Mannelli, Decollatura, Platania e Serrastretta ed è stata riconosciuta con la sentenza irrevocabile del 4 luglio 2024 nei confronti di Pino e il figlio Luciano Scalise.
Per la Dda, gli indagati «possiedono un elevato grado di pericolosità sociale, in quanto, sebbene in tale contesto criminale rappresentino un elemento di novità dopo gli ultimi arresti del 22 febbraio 2024», sarebbero al contempo l’espressione della fisiologica necessità della cosca di «riorganizzarsi e riattualizzare la pervasiva capacità criminale sul territorio mediante la perpetrazione di attività predatorie che rappresentano l’affare più veloce».
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4 mila euro in due rate
Il primo episodio significativo ricostruito dalla Dda di Catanzaro e rimarcato dal gip nell’ordinanza, riguarda un locale di Roccelletta di Borgia. Siamo a maggio del 2025 quando – secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza – l’imprenditore e titolare dello stabilimento sarebbe stato avvicinato da Angelo Mazza (cl. ’96) già con alle spalle precedenti e considerato legato alla cosca Catarisano. Quest’ultimo gli avrebbe fatto una richiesta esplicita di denaro: 4 mila euro in due rate, una all’inizio e una alla fine della stagione balneare. Il denaro, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato destinato al mantenimento dei detenuti appartenenti alla cosca Catarisano. Come sottolineato dal gip, durante le indagini e attraverso le intercettazioni, gli inquirenti hanno notato gli accorgimenti messi in pratica da Mazza, particolarmente attento nel dotare il suo telefono di dispositivi anti-intercettazione, arrivando a nasconderlo e poi a distruggerlo, mostrandosi secondo il gip «capace di intervenire per eludere le indagini».
«Qui pagano tutti»
Un episodio su cui graverebbe un nome di peso nell’ambiente criminale locale ovvero Bruno Abbruzzo, detenuto e ritenuto appartenente al sodalizio, accompagnando la richiesta con un’espressione considerata altamente significativa: «qui pagano tutti». Una frase che, nella lettura del giudice, sintetizza «il senso dell’egemonia criminale rivendicata sul territorio e il tentativo di far percepire all’imprenditore di trovarsi davanti non a una pretesa individuale», ma a una richiesta che si «inserirebbe nel perimetro della forza intimidatrice della cosca Catarisano». Una richiesta che non avrebbe, però, fatto centro. L’imprenditore, infatti, si sarebbe rifiutato di cedere alle pressioni di Mazza, decidendo di rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciando quanto accaduto. Un passaggio che, per gli inquirenti, non attenua la portata intimidatoria della condotta, ma conferma piuttosto il carattere tentato dell’estorsione. (g.curcio@corrierecal.it)
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