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L’omicidio di Chiara Poggi

A Castrolibero, “Incontri letterari” si chiude con la giornalista del TG1: «Mai più casi Garlasco»

La rassegna, curata dal Corriere della Calabria, ha ospitato Giancarla Rondinelli Al centro del dibattito, la fiducia dei cittadini nella giustizia e il rapporto tra verità processuale e percezione p…

Pubblicato il: 28/03/2026 – 12:35
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A Castrolibero, “Incontri letterari” si chiude con la giornalista del TG1: «Mai più casi Garlasco»

Si è chiusa con un appuntamento di grande attualità e forte richiamo la tre giorni della rassegna “Incontri letterari” a Castrolibero, curata dal gruppo Corriere della Calabria, che ha visto protagonista Giancarla Rondinelli, giornalista del TG1 e autrice del libro “L’impronta. La lezione di Garlasco e la fiducia degli italiani nella Giustizia” edito dalla Rubbettino Editori.
A dialogare con la giornalista, per anni inviata di Bruno Vespa, Danilo Monteleone del Corriere della Calabria, in un incontro che ha acceso i riflettori sull’omicidio di Chiara Poggi e sulle implicazioni ancora aperte. Un lavoro che parte dalla nuova indagine della Procura di Pavia e si sviluppa attorno agli elementi più recenti, le nuove perizie e il ruolo degli investigatori del Ris che vedono indagato, Andrea Sempio.

Ma, come emerso dal confronto, L’impronta non è soltanto una ricostruzione giudiziaria. È piuttosto un’analisi delle fragilità del sistema, dei tempi della giustizia e del rapporto, sempre più complesso, tra verità processuale e percezione pubblica. «Quando una vicenda processuale non riesce a convincere fino in fondo l’opinione pubblica – ha esordito Giancarla Rondinelli, che ha seguito il caso Garlasco come inviata nel corso della sua carriera – si crea una frattura. E quella frattura è pericolosa, perché mina la fiducia nello Stato». «Il caso Garlasco non è più solo un fatto giudiziario. È diventato qualcosa che riguarda tutti noi». «Abbiamo assistito a sviluppi importanti, a nuove perizie, a riletture di elementi che all’epoca erano stati considerati marginali. È il segno che la giustizia è un processo vivo, ma anche complesso». Particolarmente significativo il passaggio sull’«impronta 33», oggi ritenuta uno dei punti chiave: «Quell’impronta, ritenuta irrilevante all’epoca – sottolinea Giancarla Rondinelli – oggi rappresenta un tassello fondamentale, grazie anche ai progressi scientifici che hanno permesso di rileggere le prove».
E insiste sul rapporto tra verità giudiziaria e percezione collettiva: «C’è una verità processuale, sancita dalle sentenze, e una verità percepita dai cittadini. Quando le due non coincidono, il caso non si chiude mai del tutto».

Infine, ampio spazio anche al ruolo dell’informazione: «Il racconto mediatico non è mai neutro. Ha il compito di accompagnare la complessità, non di ridurla. Perché ogni semplificazione indebita rischia di alimentare quella distanza tra processo e opinione pubblica».
La traiettoria del caso Garlasco si configura come una lente attraverso cui osservare le criticità del sistema giustizia: «“Mai più casi Garlasco” significa aspirare a una giustizia capace non solo di pronunciarsi, ma di risultare intelligibile e persuasiva per la comunità». Un epilogo, quello di Castrolibero, che ha consegnato alla rassegna non soltanto la testimonianza di una cronista, ma una riflessione articolata sul nesso – oggi più che mai delicato – tra verità, giustizia e opinione pubblica. (redazione@corrierecal.it)

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