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Tra sangue e affari

Dal “Thyrrenum” alla Sibaritide: blitz e indagini scuotono la ’ndrangheta

Indagini concluse su vecchi fatti di sangue, agguati in pieno giorno, latitanti catturati e pentiti. Tutti i fronti ancora aperti

Pubblicato il: 29/03/2026 – 17:33
di Fabio Benincasa
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Dal “Thyrrenum” alla Sibaritide: blitz e indagini scuotono la ’ndrangheta

COSENZA Una nuova alba sul Tirreno Cosentino. Le recenti operazioni condotte dalle forze dell’ordine hanno permesso di assestare – questa l’ipotesi accusatoria – un duro colpo ad una organizzazione criminale egemone sul territorio di Cetraro e nei comuni limitrofi diretta espressione del potente clan Muto.

Il focus su Cetraro

E’ ancora attuale la dichiarazione al Corriere della Calabria di Don Ennio Stamile, da anni in prima linea nel denunciare malandrini e cosche di ‘ndrangheta. «A mio avviso a Cetraro si deve parlare ormai di un “locale” di ‘ndrangheta con tutto quello che questo comporta in ordine alla signoria territoriale. E una di queste nuove ‘ndrine emergenti è decisamente violenta e pericolosa». L’escalation di omicidi, unita ai furti, alle estorsioni ed al traffico di droga non consente di compiere passi indietro rispetto alla necessità di proseguire nell’azione di “bonifica” di un territorio martoriato dalla presenza asfissiante di cellule cancerogene capaci di raggiungere e infettare tutti i tessuti della società. La risposta delle istituzioni e della magistratura è stata determinata, la scorsa settimana l’udienza preliminare legata all’inchiesta nome in codice “Thyrrenum” ha segnato uno snodo cruciale nelle investigazioni. Nove imputati hanno scelto il rito abbreviato e gli altri dodici – invece – sono stati rinviati a giudizio ed affronteranno il processo ordinario (QUI I NOMI).

Da Frontiera a Thyrrenum

La recente attività investigativa conclusa sul Tirreno Cosentino ha consentito, questa l’ipotesi accusatoria, di raccogliere elementi utili a determinare la presenza di un’associazione mafiosa capeggiata da Giuseppe Scornaienchi, «costituita» e operante «con l’assenso e in virtù della legittimazione proveniente dalla storica locale di ‘ndrangheta riferibile al clan Muto di Cetraro», la cui presenza è stata certificata al termine dei procedimenti scaturiti dall’operazione denominata “Frontiera“. A tal proposito, il “nuovo” sodalizio avrebbe operato in continuità sul territorio, «mediante la predisposizione di un articolato programma criminale». Accanto alla figura di Scornaienchi, emerge – soprattutto in relazione agli ultimi fatti di cronaca – quella di Giuseppe Ferraro: ex latitante, consegnatosi la scorsa settimana ai carabinieri di Cetraro dopo un periodo nel quale era riuscito a far perdere le proprie tracce. Altro nome annotato sul taccuino dagli investigatori è quello di Luca Occhiuzzi, condannato a 16 anni di reclusione per la sparatoria commessa a Belvedere marittimo. Chi indaga, inoltre, ha acceso i riflettori sulla presunta rete di fiancheggiatori a sostegno della fuga dell’ex latitante e nei giorni scorsi è stato depositato un atto integrativo di indagine che ha portato al sequestro di un telefono cellulare in carcere in uso allo stesso 37enne di Cetraro. Che avrebbe mantenuto contatti con l’esterno e con altri soggetti detenuti.

Sibaritide, tra agguati e ombre dal passato

L’altro fronte particolarmente rovente, nella vastissima provincia bruzia, resta quello della Sibaritide. Lo scorso 15 marzo, un agguato ha trasformato una tranquilla domenica in una giornata di sangue. In poche ore, i carabinieri di Corigliano Rossano hanno chiuse le indagini sulla sparatori avvenuta alle 13 davanti ad un ristorante. Il presunto responsabile, Giovanni Scorza, è stato fermato perché accusato del tentato omicidio di Salvatore Morfò. Il 40enne, noto alle forze dell’ordine, è stato sorpreso dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano, all’interno della propria abitazione mentre la vittima dell’agguato è rimasta ferita da due colpi di pistola all’addomeScorza – davanti al gip – ha sostenuto di non aver premeditato l’azione di fuoco, e di essere armato perché spaventato da una serie di minacce che avrebbe ricevuto da persone ad oggi ignote.
Nei giorni scorsi, a proposito delle fibrillazioni interne alla mala della Sibaritide concluse con sangue e pallottole, la Dda ha chiuso le indagini sull’omicidio di Giuseppe Gaetani: ucciso a Cassano allo Jonio la sera del 2 dicembre 2020.  La vittima stava facendo ritorno a casa, quando il commando – a bordo di un furgone – si è avvicinato alla sua auto esplodendo 14 colpi di pistola semiautomatica calibro 9×21. Il 50enne originario di Cassano allo Ionio era noto alle forze dell’ordine, ritenuto vicino al defunto boss Leonardo Portoraro. L’omicidio si legherebbe alla strategia criminale finalizzata ad assicurare l’egemonia, in tutta la piana di Sibari, delle cosche di ‘ndrangheta Abbruzzese e Forastefano. 
(f.benincasa@corrierecal.it)

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