Bonus ad affare concluso e “tester” di droga: il marketing dei Maiolo per il narcotraffico
La compravendita di cocaina e hashish tra il Vibonese e Chieti. “Campioni” di droga e la ricerca di acquirenti: «Non possiamo fare brutte figure»

VIBO VALENTIA Il mercato della droga resta quello «più profittevole» per i clan di ‘ndrangheta. Lo ha spiegato il procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, nel corso della conferenza stampa sull’operazione Aquarium contro il locale di Ariola e lo mettono nero su bianco anche gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 15 persone. La ‘ndrina dei Maiolo avrebbe gestito il narcotraffico dalle Preserre vibonesi fino al resto d’Italia, in particolare nel Lazio e nell’Abruzzo, dove avrebbe avuto «referenti e basi logistiche». Un modus operandi consolidato e una rete di rapporti tale da consentire alla ‘ndrina di estendersi oltre i confini regionali.
L’espansione a Chieti e provincia
Tra i presunti “referenti” gli inquirenti individuano Dritan Mici, soggetto di origini albanesi già coinvolto in inchieste precedenti, e ritenuto «a capo di un sodalizio distinto» dal clan Maiolo, con il quale avrebbe comunque avuto interessi in comune. In particolare, «nell’offerta in vendita e nello scambio di quantitativi di sostanza stupefacente», consentendo – di conseguenza – alla ‘ndrina dei Maiolo di «espandere i propri interessi anche alla provincia di Chieti, travalicando quella di Pescara». Ancora una volta sono le intercettazioni a ricoprire un ruolo di rilievo nelle indagini, in virtù anche della fitta rete di chat “criptate” utilizzate per comunicare e gestire gli affari illeciti.
Un “bonus” ad affare concluso
In un episodio, ricostruito dagli inquirenti, sarebbe emerso proprio il rapporto tra Angelo Maiolo, che avrebbe usato il nickname “Berlino”, e Dritan Mici, che a sua volta avrebbe utilizzato come alias “Dudu”. Al centro della trattativa ci sarebbero stati 10 kg di cocaina: Maiolo avrebbe inviato le fotografie della sostanza a Mici, con tanto di “logo” impresso sui panetti. Solo dopo aver «elencato le varie tipologie e la quantità di narcotico a sua disposizione» “Berlino” avrebbe proposto i 10 kg di cocaina al presso di circa 35.500 euro al chilo. Per convincere il suo interlocutore a farsi “carico” della sostanza e procacciare acquirenti, avrebbe persino proposto una sorta di “bonus”, ovvero «lo avrebbe remunerato con 5 mila euro per ogni operazione di vendita portata a termine». Una volta individuati potenziali acquirenti, Mici avrebbe riferito a Maiolo che gli stessi «avevano chiesto informazioni sul prezzo» e che, in ogni caso, se anche l’operazione non fosse andata a buon fine «avrebbe provveduto lui stesso a smaltire la partita», ovvero a vendere la sostanza. Un’evenienza a cui Maiolo avrebbe reagito “ammonendo” il suo interlocutore, perché «non era contemplato fare brutte figure».
I “tester” della droga
Particolare, secondo gli inquirenti, anche un secondo episodio in cui al centro della compravendita ci sarebbero stati 50 kg di marijuana, la cui vendita sarebbe stata proposta da Maiolo a Mici. Quest’ultimo «si metteva subito in moto e richiedeva un campione della sostanza da ritirare». Avrebbero, quindi, organizzato un incontro dove un terzo soggetto «avrebbe curato la consegna dei “tester” del narcotico», in modo tale che i potenziali acquirenti avrebbero potuto testare la sostanza prima di acquistarla. (ma.ru.)
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