Dalla Chiesa: «”Viale Cutro” getta un’ombra su Reggio Emilia»
«Arteria si dedichi ai pescatori cutresi che soccorsero i migranti»

REGGIO EMILIA Il nome del viale intitolato alla “città di Cutro” va cambiato perché, il riferimento al paese d’origine della maggior parte degli imputati del maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, «getta un’ombra sulla storia di Reggio Emilia». Lo ha affermato Nando Dalla Chiesa in un incontro avvenuto sabato scorso al centro sociale “Orologio”. L’appuntamento, sul tema dei “simboli della conquista mafiosa”, è stato organizzato dal neo costituito comitato di cittadini “per una città libera dalle mafie”, che vede al suo interno una nutrita presenza- ma non solo- di rappresentanti del gruppo reggiano delle Agende Rosse “Rita Atria”. Dalla Chiesa, docente all’Università di Milano di sociologia della criminalità organizzata, lancia poi una proposta per uscire dall’impasse sul nome del viale, causato dalla richiesta di modificarlo (in “città libera da tutte le mafie”) espressa a luglio del 2025 dall’ex “prefetta di ferro” di Reggio Antonella De Miro. Secondo Dalla Chiesa, la grande arteria stradale che collega l’uscita dell’autostrada al centro urbano, che per De Miro evoca «la ‘ndrangheta che pretendeva di comandare la città», potrebbe essere dedicata ai pescatori cutresi che soccorsero i migranti naufragati arrivati sulla costa calabrese a febbraio del 2023, occupandosi anche delle spoglie di chi non è sopravvissuto al disastro marittimo. «In questo modo verrebbero valorizzati gli aspetti migliori della gente di Cutro e il messaggio che Reggio Emilia è libera dalle mafie ne uscirebbe rafforzato», spiega ancora Dalla Chiesa. «Davvero non capisco – aggiunge – perché non si vedano le alternative e non si decide di liquidare questa storia, smettendo di farsi identificare con queste persone mafiose nei simboli e nei fatti». L’esperto antimafia avvisa inoltre che il tema non è affatto locale, né tantomeno da prendere alla leggera perché “c’è una insensibilità nazionale nei confronti del tema della mafia e c’è una incapacità di Reggio Emilia di capire che quella via getta un’ombra sulla sua storia». Il docente ricorda tra l’altro che, in uno studio redatto nel 2014 (prima dell’inchiesta Aemilia) sul rischio di infiltrazioni al nord, aveva assegnato a Reggio il punteggio di 2 su 5, dove 1 era il livello massimo, a causa di due episodi. Uno era il viaggio elettorale del 2009 a Cutro dei candidati alle amministrative di quell’anno, compreso Graziano Delrio che poi le vinse diventando sindaco. L’altro aspetto che aveva inquietato Dalla Chiesa erano state le dichiarazioni benevole del sindaco di Brescello Marcello Coffrini sul boss Francesco Grande Aracri, fratello del capo indiscusso della ‘ndrina emiliana Nicolino, residente proprio nel paese di Peppone e Don Camillo che fu poi sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2016. All’incontro ha preso parte anche Sonia Masini, ex presidente della Provincia di Reggio, che lanciò numerosi appelli ai residenti cutresi invitati a rompere il muro di omertà, ricevendo per questo attacchi anche da parte di esponenti del suo partito – il Pd – rappresentanti di quella comunità. Sabrina Pignedoli, giornalista minacciata dalla cosca ed ex eurodeputata per il M5s, ricorda invece come «l’intitolazione del viale alla città di Cutro fu di fatto il primo atto della nuova Giunta, eletta dopo il viaggio in Calabria». Pignedoli cita inoltre le vicende dell’Aier, l’associazione di costruttori edili cutresi- scomparsa di scena alle prime avvisaglie di Aemilia- che propose all’amministrazione di acquistare i suoi immobili invenduti per farne case popolari, usando come strumento di “pressione” persino una pagina sul Sole 24ore che dava l’operazione come fatta. Cosa che si verificò invece solo qualche tempo dopo grazie ad un bando della Regione. Intanto oggi non c’è da stare tranquilli. Per Dalla Chiesa la presenza mafiosa a Reggio Emilia è infatti «ancora 2». Tornando infine al nome della strada, novità sono attese dalla Consulta provinciale della legalità che si riunirà a fine aprile. La nuova denominazione dovrebbe fare riferimento alla maggioranza dei cutresi «onesti» o «perbene».
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