Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 17:59
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

l’intervista

Michele Padovano: «Bergamini e Vialli i miei angeli custodi»

Le parole alla Gazzetta dello Sport dell’ex calciatore di Cosenza e Juventus. Dal suo calvario giudiziario ai legami forti

Pubblicato il: 30/03/2026 – 16:08
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Michele Padovano: «Bergamini e Vialli i miei angeli custodi»

COSENZA Nel racconto di Michele Padovano, raccolto da Lorenzo Cascini per La Gazzetta dello Sport, non c’è solo la parabola sportiva di un attaccante capace di vincere tutto, ma soprattutto la storia di un uomo segnato dal dolore e dalla ricerca della verità. Una vicenda che, inevitabilmente, si intreccia con quella di Denis Bergamini, figura centrale nella memoria di Padovano.
L’ex attaccante, che proprio a Cosenza ha vissuto anni fondamentali della sua crescita umana e calcistica, torna con forza su quel legame mai spezzato: «Denis è nel mio cuore, pensi che ho chiamato mio figlio così in suo onore. Chi lo conosceva sa che Bergamini era un ragazzo speciale, per me a Cosenza è stato un secondo padre», aggiunge Padovano, ribadendo una convinzione che non ha mai vacillato, nemmeno negli anni più difficili: «Non ho mai creduto nemmeno per un attimo all’ipotesi del suicidio». Nel racconto dell’ex bianconero, Bergamini diventa anche una presenza simbolica, quasi protettiva: «È il mio angelo custode. In carriera gli ho dedicato tutti i miei gol». Un filo invisibile che collega il passato al presente, anche nei momenti più bui della sua vita.
E di buio Padovano ne ha conosciuto tanto. Diciassette anni di calvario giudiziario, culminati con l’assoluzione nel gennaio 2023, dopo accuse gravissime rivelatesi infondate. «Ho lottato diciassette anni contro un’ingiustizia. Il carcere mi ha tolto la vita e ora me la sono ripresa», racconta. Parole dure, che fotografano una sofferenza profonda, fatta anche di isolamento e umiliazioni: «Stare per molti giorni senza vedere nessuno ti fa sentire perso… il trattamento delle guardie nei miei confronti è stato davvero pesante».


In questo lungo tunnel, pochi affetti hanno resistito. Tra questi, quello con Gianluca Vialli emerge con forza: «Luca era mio fratello», dice Padovano, ricordando la vicinanza costante dell’ex compagno di squadra, che «chiamava mia moglie tutte le settimane per sapere come stessi». Un legame che va oltre il calcio e che rende ancora più amaro un pensiero: «Mi fa male pensare che non abbia fatto in tempo a godersi la mia assoluzione… ma sono sicuro che ha esultato in cielo».

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x