Bruno: «Parziale marcia indietro della maggioranza sui sottosegretari»
Il consigliere regionale, capogruppo di “Tridico Presidente”, critica la legge e rivendica il ruolo dell’opposizione nella riduzione dei costi

CATANZARO «Nel day after dell’approvazione della proposta di legge regionale n. 58, che istituisce nuovamente le figure dei sottosegretari, resta un dato politico inequivocabile: siamo di fronte a un provvedimento che la Calabria ricorderà a lungo, perché risponde a una logica precisa, quella di riequilibrare assetti interni alla maggioranza utilizzando risorse pubbliche. Un intervento che, nei fatti, si configura più come distribuzione di incarichi che come risposta ai bisogni reali dei cittadini, senza produrre benefici concreti per il territorio». È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”. «E tuttavia – prosegue – dentro questo quadro, un risultato è stato ottenuto. Ed è un risultato politico, prima ancora che tecnico. La maggioranza, dopo aver respinto, nella commissione Affari istituzionali, nella seduta di venerdì scorso, gli emendamenti dell’opposizione, a firma mia e dei colleghi De Cicco e Ranuccio, è stata costretta a intervenire sui costi attraverso un proprio emendamento, presentato direttamente in Aula ieri dal capogruppo di Fratelli d’Italia, il collega Brutto, che riduce l’impatto economico delle strutture di supporto ai sottosegretari. Un emendamento che di fatto ricalca, seppur in forma attenuata, l’impostazione già proposta dall’opposizione». «L’emendamento numero quattro, presentato dall’opposizione e illustrato da me in commissione – spiega ancora Bruno – interveniva in modo strutturale, prevedendo il divieto esplicito di ricorso a personale esterno o in comando, imponendo l’utilizzo esclusivo di personale già in organico alla Regione. Una norma vincolante, che eliminava alla radice la possibilità di nuovi incarichi fiduciari e azzerava ogni margine discrezionale nella composizione delle segreterie. Presi forse da una crisi di coscienza e consapevoli che i calabresi non avrebbero tollerato questa scelta scellerata di aumentare i costi della politica regionale, spacciando per ‘manutenzione normativa’ manovre di potere, i colleghi della maggioranza sono arrivati in Aula all’ultimo minuto. Con l’opposizione che ha scelto di non partecipare al voto per protesta e che non è stata messa a conoscenza per tempo di questo emendamento, è stata avanzata una proposta che prevede una riduzione quantitativa delle strutture (una unità per sottosegretario) e introduce una clausola di invarianza finanziaria (“senza nuovi oneri”), consentendo l’utilizzo di personale già esistente, anche del Consiglio regionale. Quindi, se oggi si parla di riduzione dei costi fino al 90% delle strutture, è perché il tema è stato posto con forza e coerenza sin dall’inizio: prima ignorato, poi respinto, infine, nei fatti, recepito. Questo dimostra che il problema non era ideologico, ma concreto: evitare che una legge nata per equilibri politici interni si traducesse in un ulteriore aggravio per le casse pubbliche». «Resta, tuttavia – conclude Bruno – una responsabilità politica evidente. Perché in una Calabria che continua a scontare ritardi pesanti sulla sanità, con il diritto alla cura ancora diseguale, con un sistema dei trasporti fragile, dissesto idrogeologico, servizi insufficienti e giovani costretti a partire, non era e non è accettabile costruire nuove architetture istituzionali senza una chiara utilità pubblica. Alla fine, il risultato è stato quello che avevamo indicato: contenere lo spreco. Ma resta il dato politico: si è intervenuti solo dopo, solo sotto pressione, solo per limitare i danni. E su questo andremo avanti: per contrastare questa norma utilizzeremo tutti gli strumenti consentiti dalla legge».
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