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«Stabilizzazioni precarie e mille esclusi: così si crea nuovo lavoro povero»

Tis, interpellanza del consigliere regionale Bruno

Pubblicato il: 06/04/2026 – 10:56
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«Stabilizzazioni precarie e mille esclusi: così si crea nuovo lavoro povero»

CATANZARO «La gestione della vicenda dei lavoratori TIS (Tirocini di Inclusione Sociale) da parte della Giunta Occhiuto sta assumendo i contorni di un vero e proprio azzardo amministrativo, i cui costi rischiano di ricadere interamente sulle spalle dei cittadini calabresi e dei Comuni, già fortemente esposti sul piano finanziario». È quanto dichiara il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente, annunciando il deposito di una formale interpellanza regionale. «Non possiamo accettare che la cosiddetta “stabilizzazione” si traduca in un contratto part-time da circa 600 euro mensili. È fuorviante definire questa operazione un successo: siamo di fronte al rischio concreto di istituzionalizzare una nuova fascia di lavoro povero. Senza un’integrazione strutturale degli oneri previdenziali e fiscali da parte dello Stato, ai lavoratori restano compensi insufficienti, mentre la Regione utilizza fondi comunitari e nazionali – FESR e POC – che dovrebbero essere destinati principalmente allo sviluppo e alle politiche attive per il lavoro, non a compensare criticità generate da anni di precariato». Bruno evidenzia poi il nodo della sostenibilità nel tempo: «Senza una storicizzazione delle risorse oltre il 2029, i sindaci calabresi vengono posti davanti a una scelta insostenibile: procedere oggi alle assunzioni rischiando il dissesto domani, oppure aumentare la pressione fiscale locale per garantire il pagamento degli stipendi. È una condizione inaccettabile, soprattutto perché la Regione sta spingendo verso le contrattualizzazioni senza aver ottenuto dal Governo nazionale le stesse garanzie che nel 2018 accompagnarono il percorso degli LSU-LPU». Un ulteriore elemento critico riguarda la capacità assunzionale degli enti locali: «L’assorbimento massiccio di personale di Fascia A rischia di saturare i limiti di spesa dei piccoli Comuni. Questo comporta una conseguenza diretta: il blocco del turnover e l’impossibilità di inserire figure tecniche e professionali fondamentali, come ingegneri o amministrativi, con il rischio concreto di una paralisi della macchina amministrativa». Infine, il capogruppo punta l’attenzione su una disparità che definisce «non più tollerabile»: «I lavoratori impiegati in Comuni in dissesto o in riequilibrio finanziario restano vincolati al parere della COSFEL, determinando una distinzione tra lavoratori di serie A e di serie B che non può essere accettata. Non possiamo che esprimere preoccupazione del fatto che una parte consistente dei tirocinanti – circa un migliaio – rischi di restare fuori da qualsiasi percorso di stabilizzazione, alimentando nuove sacche di precarietà in una regione che già fatica a garantire occupazione stabile e dignitosa». Da qui l’appello al presidente della Regione: «Chiediamo a Roberto Occhiuto di riferire in Aula quali iniziative concrete siano state assunte nei confronti del Governo per garantire la stabilizzazione strutturale delle risorse e se sia consapevole che l’attuale impostazione rischia di compromettere non solo il futuro occupazionale dei giovani calabresi, ma anche la tenuta dei nostri territori». Bruno conclude richiamando l’attenzione anche su chi resta escluso: «Non possiamo dimenticare il destino dei circa mille lavoratori che non rientreranno nel percorso di stabilizzazione. Anche per loro servono risposte chiare, perché non è accettabile che, accanto a una soluzione parziale, si lasci aperta una nuova emergenza sociale».

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