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l’inchiesta

“Drug Parking”, i viaggi della cocaina sullo Stretto e la visita in Maserati al genero del boss di ‘ndrangheta

La Dda di Ragusa ricostruisce gli scambi di denaro e droga in Calabria. Alcuni viaggi nel Vibonese anche su auto di lusso

Pubblicato il: 07/04/2026 – 7:00
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“Drug Parking”, i viaggi della cocaina sullo Stretto e la visita in Maserati al genero del boss di ‘ndrangheta

Un giro d’affari da milioni di euro: marijuana, hashish e soprattutto cocaina nascosta nelle auto e fatta transitare sullo Stretto di Messina. Due regioni, Calabria e Sicilia, unite dagli interessi criminali da un Ponte “virtuale” tra il Ragusano e il Vibonese in cui la sostanza stupefacente partiva dalla provincia vibonese e arrivava a Vittoria. È quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Ragusa denominata “Drug parking”, confluita in un’operazione che ha portato all’arresto di 10 persone lo scorso 25 marzo: tra gli indagati anche due calabresi, uno ritenuto fornitore e l’altro corriere della droga. Gli investigatori hanno ricostruito diversi episodi in cui il gruppo siciliano accusato di traffico di droga si sarebbe recato più volte a Vibo Valentia per effettuare lo scambio tra droga e soldi con tanto di “deposito” individuato a San Gregorio d’Ippona. A rifornire il gruppo sarebbe stato il genero di un noto boss di ‘ndrangheta del Vibonese, già condannato in via definitiva e oggi ristretto al 41Bis.

La visita in Maserati al genero del boss

Tra le chat criptate emergono però anche “interessi” particolari per gli indagati, tra i quali l’utilizzo di auto di lusso e le visite reciproche tra il presunto “capo” siciliano e il fornitore vibonese. In un episodio particolare la Dda, per approfondire i presunti legarmi intercorsi tra Emanuele Lauretta, ritenuto al vertice del sodalizio, e il “fornitore” calabrese, alias “Gustavo” nelle chat criptate, cita i vari incontri che ci sarebbero stati tra i due. Il 16 marzo è il fornitore calabrese che si sarebbe recato in visita, insieme alla moglie, presso l’abitazione di Lauretta a Comiso «senza che tale visita fosse preannunciata da alcun contatto telefonico». Un dettaglio che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe «della disponibilità in capo ai due indagati di canali di comunicazione riservati, in particolare di criptofonini». Il 27 settembre invece sarebbe avvenuta la visita da parte di Lauretta, questa volta in Calabria «a bordo di una Maserati Levante» in un paesino alle porte di Vibo Valentia, luogo di residenza di “Gustavo” e anche della famiglia della moglie.

La cocaina dalla Calabria alla Sicilia

Ma “Maserati” sarebbe stato anche il nickname utilizzato da un altro soggetto siciliano, che avrebbe avuto il ruolo di «coordinare le attività dei sodali», collaborando con Lauretta nella gestione della cassa comune e «raccogliendo i proventi dell’attività di cessione ai rivenditori della cocaina per poi consegnarli ai fornitori calabresi». Proprio lui sarebbe stato il “collante” tra la Sicilia e la Calabria, dove si sarebbe recato più volte sempre a bordo di auto di lusso. In uno scambio di battute, intercettato dagli investigatori, alla domanda se si trovasse già in Calabria, quest’ultimo risponde: «Parola mia d’onore, sono partito da Comiso alle 5:30 spaccate» per sottolineare il poco tempo intercorso dalla parte. «Ti mando la posizione, addirittura sono dentro il paese (Vibo Valentia, ndr), guarda» insiste. «Ma come sei con il Maserati?» chiede l’interlocutore. L’auto “prescelta” per il viaggio invece era stata una BMW X6: «M*****, con l’X6.. ma sei un pazzo!». Durante queste visite avrebbe consegnato il denaro ai calabresi, garantendo l’approvvigionamento della cocaina che sarebbe poi arrivata a Vittoria e Comiso. Da qui, il gruppo dei siciliani lo avrebbe a sua volta distribuito tramite una rete ben consolidata e con il tipico modus operandi. I soldi – una volta ottenuti – sarebbero stati reinvestiti in altri affari illeciti, come un nuovo acquisto di droga ai calabresi, o per pagare gli “stipendi” dei membri appartenenti al sodalizio. (ma.ru.)

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