Occhiuto driver tra sanità, Autonomia differenziata e reddito di merito
I buoni libri di Biagio Simonetta e Danilo Chirico e i pensieri amari su Domenico Martelli

Dopo 17 anni la Calabria non è più commissariata per la sanità da Roma. Il provvedimento era stato annunciato da Giorgia Meloni al comizio conclusivo della campagna elettorale di Roberto Occhiuto a settembre scorso. Si mette fieno in cascina per una lunga campagna elettorale per le politiche che deve affrontare la vittoria del no referendario che in Calabria è stata quasi schiacciante con l’eccezione di Reggio Calabria. I peana, alla notizia, commentano che si tratta di un “evento storico”. Certo fa piacere che finalmente il malloppone passi a decisioni calabresi. Almeno ora il destino è nelle nostre mani e non nel Cotticelli di turno. Le prime verifiche saranno sul Piano di rientro del debito pregresso da pagare. Poi viene tutto il resto. Almeno perdiamo l’alibi di essere eterodiretti.
Di contro Occhiuto sull’autonomia differenziata ha mollato gli ormeggi abbandonando il suo slogan “No money, no party” e il 2 aprile in Conferenza Stato-Regioni ha dato il suo sì abbandonando la moratoria che non poche simpatie gli aveva guadagnato per aver chiesto il superamento del criterio della spesa storica e senza conoscere il finanziamento per gli asfittici Lea. Il Piano sanitario al momento mi sembra abbastanza scosceso e a rischio consenso. Ma Occhiuto è sempre il driver, infatti mette sul piatto il reddito di merito per i giovani universitari. Misura anche questa annunciata in campagna elettorale per demolire le proposte di Tridico sul reddito di cittadinanza regionale. La misura keynesiana raddoppia la posta passando a 1000 euro mensili per chi si iscrive in un’università calabrese ed ha un percorso regolare di studi con la media del 27. Il provvedimento sarà presentato ufficialmente mercoledì prossimo. Mi auguro che sia prevista una norma che nella graduatoria privilegi studenti con il reddito basso per meglio premiare il merito di chi ha meno opportunità economiche. Intanto l’opposizione vagisce flebile. Occhiuto, al momento, resta il driver della politica regionale.
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Spazio sulla ‘ndrangheta dedicato a due ottimi libri firmati da due giornalisti calabresi che vivono e lavorano a Roma e Milano non dimenticando le proprie origini. Il primo è Danilo Chirico, scrittore reggino che ha raccontato la storia della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce nel volume “La figlia del clan. Un cognome da nascondere un destino da riscrivere”. Non ho ancora letto il libro ma ho letto e riletto l’intervista che Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera ha dedicato a Giuseppina Pesce e che andrebbe fatta conoscere agli studenti di tutte le scuole della Repubblica. E poi ho letto anche la recensione sul Domani di Enzo Ciconte, il nostro massimo esperto di ‘ndrine calabresi che ha scritto: “Una storia tragica e avvincente, raccontata come un romanzo, che si inoltra nei luoghi più misteriosi di una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta”. Ho letto invece e mi ha appassionato e informato molto “L’invasione” di Biagio Simonetta da San Giovanni in Fiore. Un reportage sui pericoli del fentanyl e sui nuovi oppiacei. Dal bosco di Rogoredo alle intercettazioni d’inchiesta, Simonetta, grazie al suo lavoro al Sole 24 Ore, aggiunge il suo sguardo diretto da inviato nelle metropoli globalizzate restituendoci preziosa conoscenza su un drammatico fenomeno che ci sta vicino senza farsi vedere. L’autore connette le sue storie in presa diretta di tossici di strada con i suoi ricordi giovanili del borgo d’origine quando in una sala giochi il drago delle dipendenze affliggeva i coetanei della provincia calabra. Analisi elevata e scrittura sensibile avvolgono un volume di preziosa qualità. Chirico e Simonetta sono della generazione di giornalisti calabresi più giovani di Domenico Martelli, scomparso prematuramente giovedì scorso a 56 anni. Riflettevo sul dato che bene hanno fatto Danilo e Biagio ad avere lo slancio per abbandonare la Calabria per i successi della loro carriera professionale. E ho pensato anche che se Domenico Martelli avesse fatto la loro stessa scelta avrebbe ricevuto non solo redditi più adeguati ma soprattutto, considerate le enormi qualità di scrittura e padronanza del mestiere, i riconoscimenti e i rapporti sarebbero stati ben diversi con lui sia come spin doctor di politici o come caposervizio di una grande testata. La Calabria, purtroppo, è terra amara per molti suoi giornalisti.
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Salvatore Carannante è un ammiraglio in pensione. Ha ricevuto attestati prestigiosi per la sua attività nella Guardia Costiera e con la Nato. È stato consulente tecnico per il disastro del naufragio della Costa al Giglio e per il tragico incendio della Norman Atlantic nel Canale d’Otranto. Alla procura di Crotone hanno scelto bene il consulente per il disastro di Cutro. Dalla cronaca di Maria Teresa Ripolo del nostro Corriere rilevo le considerazioni di Carannante. In buona sostanza i migranti morti potevano essere salvati, le motovedette italiane potevano affrontare quel mare in tempesta, Frontex doveva monitorare il caicco in difficoltà. Giorgia Meloni e il ministro Piantedosi riflettano a futura memoria, se la memoria ha un futuro, sull’agire italiano in quella tragedia.
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Stamattina alle 10 nella sua Cosenza Casali, nei pressi del passaggio a livello, si inaugura il Largo Mario Gualtieri. Sono state finalmente superate le complesse questioni burocratiche e diamo atto al sindaco Franz Caruso che ha dato ascolto a chi voleva questo omaggio cercato con determinazione dal figlio del cantante, Massimiliano, e da Marco Cozza, epigono e stretto collaboratore di Mario. Lo abbiamo amato in tanti Mario Gualtieri. Da quando conduceva il “Lemonfiore” su Telecosenza, e poi per quel diffondere “Buonanotte Cosenza” scritta per il grande Claudio Villa ma resa eterna dal cantante di Cosenza Vecchia. La sua versione su YouTube è il cordone ombelicale di molti cosentini espatriati. E poi Mario, nella sua lunga e intensa attività, ha cantato l’inno “Magico Cosenza” e celebrato anche Fausto Coppi con una canzone che fu cantata al Giro d’Italia. All’intitolazione ci sarà anche il dj set di Franco Siciliano che sicuramente proporrà una compilation adatta a questo momento d’incontro di una comunità che ha sempre riconosciuto la sua identità in un divo di periferia che ha lasciato alla città melodie leggere, musica pop e canzoni dialettali della modernità. Mario Gualtieri oggi viene remixato dai gruppi rap e ha le rivisitazioni postmoderne di Zabatta Staila. Mario Gualtieri a futura memoria della sua Cosenza.
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In una breve missiva scritta alle lettere al Corriere della Sera leggo il signor Bart Lazzaro di Brancaleone che informa sul fatto che “Ha chiuso a Bova Marina il Don Bosco, l’ultimo cinema ancora aperto nei cento chilometri tra Reggio Calabria e Locri. Una terra già segnata da spopolamento e carenza di servizi essenziali”. Dicono che adesso il Don Bosco resterà come sala di comunità che è sempre qualcosa. Per completezza e incoraggiamento va detto che a Siderno c’è un cinema con due maxischermi, ma è pur vero che da Bova dista 60 chilometri di 106 che non risultano molti invitanti. Così va il mondo oggi. Là dove c’era un cinema a raccogliere le comunità oggi ci sono i film su piattaforme a confrontare le storie con tante rumorose solitudini. E da inguaribili sognatori a noi amanti della sala non resta che ascoltare Raphael Gualazzi che ci ammalia di malinconia cantando: “Torneranno i cinema all’aperto…tornerà Fellini e farà un film soltanto per noi”. Poi magari, aggiungo io arrabbiato, chiederà un finanziamento alla Commissione ministeriale e qualcuno lo boccerà a favore di un docufilm su Almirante. (redazione@corrierecal.it)
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