Alleanza tra pubblico e privato. L’unione fa la forza nel contrasto alla violenza di genere
La creazione della Rete regionale antiviolenza per operare in modo coordinato alzando una “barriera” contro un fenomeno che ha ormai raggiunto livelli emergenziali

CATANZARO «Il contrasto alla violenza di genere richiede un approccio integrato, multidisciplinare e interistituzionale». Anche la Calabria alza una “barriera” contro un fenomeno che dappertutto ha ormai raggiunto livelli emergenziali, con pesanti ricadute sul piano sociale e della sicurezza. La creazione della Rete regionale antiviolenza registra un nuovo step con l’approvazione dello schema di un protocollo d’intesa che mette insieme tutti gli attori, quelli pubblici e quelli privati, nella consapevolezza – si legge in un documento della Regione – che «l’efficacia degli interventi è strettamente connessa alla capacità dei soggetti territoriali di operare in modo coordinato, pur nel rispetto delle rispettive competenze». Alla base c’è la necessità di dare attuazione a una legge adottata nella scorsa legislatura – non senza polemiche – dal Consiglio regionale, la legge 34 del 2025, che prevede che “la Rete regionale antiviolenza sia costituita tra Comuni, Province, Città metropolitana di Reggio Calabria, Aziende sanitarie provinciali (Asp), Ufficio scolastico regionale, Università e istituti Afam, Forze dell’ordine, Prefetture e Uffici territoriali del governo, magistratura, Centri Antiviolenza (Cav), Case Rifugio (Cr), Centri per Uomini Autori di Violenza (Cuav), nonché associazioni e organizzazioni impegnate nella lotta alla violenza di genere”. La Rete è inoltre al centro del Piano triennale di interventi adottato di recente dalla Giunta (valore complessivo di 8.019.047 euro).
I compiti della Rete
«La Rete regionale antiviolenza – si ricorda in un recente decreto del Dipartimento Welfare della Regione – ha il compito di garantire attraverso l’azione coordinata dei soggetti aderenti, anche in modo disgiunto, interventi volti a: a) offrire ascolto, accoglienza, consulenza e assistenza legale, nonché supporto psicologico e specialistico, al fine di favorire percorsi di uscita dalla violenza e di inserimento o reinserimento sociale e lavorativo delle vittime; b) assicurare protezione e anonimato alle donne vittime di violenza e ai loro figli; c) promuovere percorsi di riabilitazione degli uomini autori di violenza mediante interventi psicoeducativi; d) predisporre progetti personalizzati rivolti alla vittima e ai suoi familiari, finalizzati all’uscita dalla violenza, nonché al reinserimento sociale, lavorativo e abitativo, anche su richiesta della vittima, ancorché rivolta ad uno solo dei soggetti della Rete». La Regione Calabria ha funzioni di indirizzo e coordinamento della Rete.
I protocolli
«In generale – specifica il decreto regionale – il protocollo di intesa disciplina la costituzione e il funzionamento della Rete regionale antiviolenza, quale sistema integrato di soggetti pubblici e privati». La Rete regionale antiviolenza, «in considerazione dell’eterogeneità e della pluralità dei soggetti coinvolti, è costituita mediante accordi bilaterali distinti per categoria di soggetti», accordi «finalizzati a favorire il coordinamento tra tutti i servizi territoriali che operano nel campo della prevenzione della violenza di genere e del contrasto alla violenza maschile contro le donne e che svolgono attività di accompagnamento delle donne nei percorsi di uscita dalla violenza; condividere i protocolli operativi di presa in carico, protezione e tutela delle donne vittime di violenza e dei loro figli minori; promuovere attività di prevenzione e sensibilizzazione per avviare un cambiamento culturale rispettoso delle differenze e della non violenza; favorire l’omogeneità dei servizi sul territorio regionale». (c. a.)
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