L’orgia dei prezzi per gasolio e benzina, il caso (o caos) Calabria
In un contesto già difficile, i calabresi si trovano a fare i conti con prezzi alle stelle per benzina e gasolio, un’emergenza che colpisce duramente chi è costretto a spostarsi ogni giorno

Caro carburanti: c’è un caso (o caos) Calabria? A quanto pare sì. E a farne le spese è una vasta e incolpevole platea di cittadini obbligati alla mobilità. Ormai siamo praticamente all’orgia dei prezzi, tutti in rapida ascesa, per gasolio (soprattutto) e benzina, un po’ meno. E così, conti alla mano, gli automobilisti calabresi appaiono tra i più tartassati d’Italia.
Ora è chiaro che chi è costretto quotidianamente a spostarsi da un luogo all’altro per lavorare o per studiare non può, in molti casi minimamente, fare a meno dell’auto per i propri movimenti. E’ altrettanto palmare, inoltre, dover constatare che il trasporto pubblico locale, che dovrebbe garantire il diritto alla mobilità, da queste parti, si trascina da tempo in una crisi sistemica e non si mostra davvero in grado di dare risposte, per molteplici motivi, alle esigenze dei cittadini residenti in questa estrema propaggine dello Stivale. Anche per questo probabilmente il fenomeno non del tutto inedito della corsa dei prezzi dei carburanti, in Calabria, regione agli ultimi posti in tutte le classifiche economiche nazionali, arriva ad assumere connotati a dir poco parossistici.
Problema, ma anche necessità quello della dipendenza dai prodotti petroliferi per autotrazione, dunque, non facilmente aggirabile, che grava sulle spalle di moltissime categorie e che si presenta di difficile soluzione essendo conseguenza, più o meno diretta, dei sanguinosi conflitti che stanno scombussolando la geopolitica internazionale.
A fronte di queste difficoltà ataviche, come la summenzionata inesistenza sostanziale di un sistema di trasporti degno di definirsi tale, gli utenti sono costretti a misurarsi ormai da più di un mese, in forza della situazione internazionale seguita al conflitto tra Israele e Stati uniti da una parte e l’Iran dall’altra, con pesanti stangate e listini impazziti. Con buona pace, ci pare, anche di tentativi di calmierare i prezzi e minacce più o meno credibili di interventi degli organismi preposti al controllo. I prezzi, di fatto, sono alle stelle. E a dirlo senza tema di smentita è il portafoglio sempre più leggero di chi si ferma alle colonnine dei distributori.
Il costo medio per litro del diesel, a livello nazionale secondo alcune ricerche effettuate da associazioni di categoria dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, è collocato oltre i 2,1 euro mentre la benzina non scende da quota 1,78. E questo è quanto accade nei circuiti distributivi della rete urbana ed extraurbana, con picchi legati a situazioni speculative locali. In autostrada, invece, malgrado il taglio delle accise di cui quasi nessuno si è accorto, le cose cambiano in peggio con il gasolio che supera in qualche caso anche i 2,4 euro e la verde a oltre 1,8 euro al litro.
Ora appare ben strano avere a che fare tariffe alla pompa orientate decisamente verso l’alto se si tiene conto che si tratta di stazioni dove i prezzi del carburante dovrebbero essere in realtà calmierati sulla base dei provvedimenti decisi dal Governo. E dove, però, a nulla valgono le azioni intraprese nel tentativo di contrastare questi atteggiamenti: proprio le Fiamme gialle chiamate a monitorare l’andamento dei prezzi dei carburanti, secondo quanto comunicato in questi giorni a seguito dei controlli effettuati su tutto il territorio nazionale per impedire tentativi di speculazione, hanno accertato il 73% di irregolarità. L’orgia, evidentemente, deve continuare.