Monasterace, borse di studio per 45 giovani ricercatori con la Fondazione Gimbe
Una settimana di alta formazione sulla ricerca clinica nell’ambito del progetto Pnrr “M.o.r.e.”

MONASTERACE Una settimana di alta formazione della Fondazione Gimbe dedicata alla metodologia della ricerca clinica, con 45 giovani ricercatori under 32 provenienti da tutta Italia, selezionati attraverso un bando nazionale per l’assegnazione di borse di studio è iniziata a Monasterace (nel Reggino). L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto “M.o.r.e. – Monasterace Open Resource Experience” che, è scritto in una nota, «rappresenta un’ambiziosa iniziativa finalizzata a trasformare il borgo di Monasterace in un campus di imprenditorialità innovativa e valorizzazione territoriale, in sinergia con le nuove tecnologie finanziata dal Pnrr, nell’ambito dell’investimento “Attrattività dei borghi storici”». Il corso ha l’obiettivo di fornire ai giovani ricercatori conoscenze, competenze e strumenti per disegnare, condurre, analizzare e pubblicare la ricerca clinica secondo gli standard metodologici ed etici internazionali. Il percorso formativo offre un approccio completo alla metodologia della ricerca clinica, dalla generazione delle evidenze alla loro pubblicazione, integrata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La qualità della ricerca clinica, prosegue la nota, «è oggi un tema cruciale per la sanità pubblica: meno del 10% delle pubblicazioni scientifiche supera i rigorosi criteri metodologici dell’Evidence-based Medicine, con un impatto diretto sull’affidabilità delle decisioni sanitarie e sull’uso appropriato delle risorse. Una prospettiva che assume un significato particolare per la Calabria, dove persistono criticità nell’accesso alle cure e la Regione sta faticosamente risalendo negli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza». «Investire nella metodologia della ricerca – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – significa migliorare la qualità delle decisioni sanitarie. Senza solide evidenze scientifiche, il rischio è adottare interventi inefficaci o inappropriati per i reali bisogni di salute. Portare questa iniziativa in un piccolo borgo della Calabria dimostra che anche i territori meno centrali possono diventare luoghi di produzione di conoscenza e innovazione».
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