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L’asse Calabria-Sicilia

’Ndrangheta e Cosa nostra, le visite dei catanesi alla corte degli Idà a Soriano e la “scorta” nella Locride per la droga

Ricostruiti i presunti contatti tra la ‘ndrina e gli appartenenti alla famiglie Bonaccorso e Santapaola. «5 pacchi alla volta, 4 pacchi alla volta»

Pubblicato il: 13/04/2026 – 7:03
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta e Cosa nostra, le visite dei catanesi alla corte degli Idà a Soriano e la “scorta” nella Locride per la droga

VIBO VALENTIA Una stretta e proficua collaborazione anche con narcotrafficanti operanti in Sicilia. È il quadro delineato dagli inquirenti della Distrettuale antimafia di Catanzaro nell’inchiesta “Jerakarni”, che ha portato all’arresto di decine di persone legate alla ’ndrina Emanuele-Idà, attiva nel territorio delle Preserre vibonesi, infliggendo l’ennesimo duro colpo alla criminalità organizzata dell’area. I contatti con i siciliani non sono affatto una novità e lo hanno sottolineato anche il procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio e il questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti nel corso della conferenza stampa.

Il traffico di droga dalla Calabria alla Sicilia

«(…) 5 pacchi alla volta, 4 pacchi alla volta (…) 3 pacchi alla volta… ma sempre quelli ti restano, il lavoro giusto lo fa chi la porta…». È il contenuto di una conversazione captata dagli inquirenti. A parlare è Michele Idà (cl. ’97), le cui considerazioni, secondo gli investigatori, dimostrerebbero come il clan Emanuele-Idà «avesse stabili rapporti con le famiglie mafiose della provincia catanese, rifornendole di cocaina per quantità pari a 4/5 chili per volta». Ma non è tutto, perché ad aggravare il quadro accusatorio della Dda di Catanzaro ci sono ulteriori intercettazioni. «(…) e un pezzo di fumo che… il fumo glielo manda alla Sicilia…». Qui, secondo l’accusa, Michele Idà (è il 2 dicembre 2021) parlava in maniera esplicita dei tipi di droga che avrebbero dovuto consegnare di lì a breve a Vincenzo Vallelunga, tra cui marijuana e hashish. In un’altra conversazione intercettata, questa volta tra Marco e Franco Idà, i due parlano invece della droga di scarsa qualità fornita dagli esponenti della Locride e successivamente immessa nella rete siciliana. «(…) sì, però poteva andare a provare… che ha detto? L’ha mandata in Sicilia… che cazzo vuole?».

La visita alla corte di Idà all’autoparco di Soriano

Poi c’è il capitolo più attuale. L’attività tecnica di osservazione messa in atto dagli inquirenti ha puntato i riflettori sulla “Cars Idà” di Soriano e sulle conversazioni tra presenti captate all’interno del gabbiotto dell’autoparco. Da qui sarebbe emersa la figura di Oreste Antonio Prelati, ritenuto legato alla famiglia catanese di Cosa nostra dei Bonaccorso e arrestato nell’operazione della Dda etnea ribattezzata “The Gift”. Il suo arrivo in località Carromonaco viene registrato nel tardo pomeriggio del 31 gennaio 2022: indossa una tuta rossa ed è a bordo di una Nissan Micra. Secondo quanto emerso dalle indagini, la visita del catanese alla corte di Michele Idà sarebbe stata legata ad «imbastire una trattativa, in nome e per conto di terza persona non meglio specificata, che avrebbe dovuto contattare telefonicamente proprio Michele Idà», annotano gli inquirenti. «(…) ora ti chiama… ora ti chiama… vedi che io sono arrivato prima di loro… e ti dovevano chiamare», dice proprio Prelati al calabrese. «(…) prendimi il telefono e tutte cose…», aggiunge il catanese, accettando la proposta di Idà di utilizzare – secondo gli inquirenti – un telefono criptato.

La polizia giudiziaria, nel frattempo, monitora l’incontro anche attraverso le telecamere. Idà e il catanese, costeggiando il muro di cinta dell’autoparco, si dirigono verso un punto ritenuto tranquillo. Poi rientrano nell’azienda e, poco dopo, escono insieme a Michele Idà (cl. ’91). I tre interlocutori si allontanano verso l’esterno dell’autoparco, quindi Idà (cl. ’91) passa a Prelati un oggetto che gli inquirenti ritengono sia ancora il criptofonino. I tre si incamminano di nuovo verso lo stesso posto scelto poco prima, evidentemente per «continuare la loro conversazione senza il timore di essere intercettati», annotano ancora gli inquirenti. Qualche minuto dopo fanno rientro nell’autoparco e il catanese, dopo aver salutato i cugini Idà, sale in macchina e si allontana definitivamente.

Ci sono poi i rapporti intessuti con la potente famiglia mafiosa catanese dei Santapaola-Ercolano, riconducibile al gruppo di “San Cocimo”, già protagonista della vicenda legata alla “scorta” offerta al latitante Tony Trentuno, genero del boss ergastolano Lorenzo Saitta. In questo contesto si inserisce la figura di Santo Livoti, considerato il trait d’union tra il gruppo criminale catanese, gli Emanuele-Idà e, in questo caso, il noto pregiudicato della Locride Giuseppe «Popeye» Parisi, classe 1977 di Melito Porto Salvo, già coinvolto nell’operazione “Tentacoli”, condotta contro appartenenti alla famiglia di Cosa nostra di Brancaccio, a Palermo, e che ha visto coinvolto anche il fratello di “Popeye”, Pietro Parisi (cl. ’80) di Siderno. Seguendo la ricostruzione degli inquirenti calabresi, otto giorni prima della cattura di Tony Trentuno, Livoti sarebbe stato in Calabria e, soprattutto, sarebbe stato “scortato” nella Locride da Michele Idà (cl. ’97) e Marco Idà. Ad immortalarli sono ancora una volta le immagini provenienti dall’ingresso della “Cars Idà” di Soriano, il 17 febbraio 2022.

I due Idà si allontanano dall’autoparco a bordo di una Fiat Grande Punto e raggiungono la Locride, come emerso dall’indagine attraverso il monitoraggio degli spostamenti dell’auto. Ma c’è un altro elemento che, secondo l’accusa, sarebbe particolarmente significativo. Gli agenti della Squadra mobile hanno infatti notato il transito, quasi in simultanea, della Fiat Grande Punto e di una Jeep Renegade ai varchi attivi. Quest’ultima, in particolare, ha attirato l’attenzione degli investigatori, che l’hanno seguita fino agli imbarchi verso la Sicilia. Una volta sbarcati a Messina, gli agenti hanno fermato l’auto e constatato che a bordo della Jeep c’erano due persone, tra cui proprio Santo Livoti insieme a un altro pregiudicato.

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