‘Ndrangheta, l’Affruntata a Soriano nel 2022: la statua della Madonna portata da uomini «appartenenti al clan»
Nell’inchiesta torna il legame tra criminalità organizzata e religione. I precedenti, gli elenchi dei portantini e il modo per eludere i controlli

L’interesse della ‘ndrangheta verso i riti e i simboli religiosi è ormai certificato da sentenze e studi sociologici. Il continuo richiamo a santini, la devozione verso la Madonna di Polsi, la figura di San Michele Arcangelo sono solo alcuni dei riferimenti divenuti ormai parte integrante della cultura ‘ndranghetista, capace di sfruttare la religione per ottenere il consenso popolare. Tra i riti religiosi più attenzionati dalle forze dell’ordine c’è quello che, soprattutto nel Vibonese, è divenuto ormai tra gli eventi più attesi e sentiti della Pasqua: l’Affruntata. Negli ultimi anni le forze dell’ordine, in sinergia con Prefettura e Parrocchie, hanno rafforzato i controlli, disponendo l’obbligo di comunicare i “portantini” di ogni statua che, obbligatoriamente, devono essere “puliti” legalmente. Divieto assoluto, dunque, nei confronti di chi è vicino ad ambienti di ‘ndrangheta e cerca di sfruttare i riti per accrescere il proprio consenso popolare. Negli anni le varie confraternite, parrocchie e organizzatori si sono adeguate, riuscendo a garantire con successo e nel pieno rispetto della legalità la riuscita delle manifestazioni. L’Affruntata, al di là di singoli e isolati episodi, resta ad oggi uno dei riti più sentiti della popolazione calabrese e simbolo del rapporto tra fede e tradizione.
L’Affruntata di Soriano e i precedenti
Ma non sempre è stato così. Come emerge dalle carte dell’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan Emanuele-Idà di Gerocarne. Gli inquirenti nel raccontare l’episodio partono da una premessa storica: la ‘ndrangheta, nel corso degli anni, «è riuscita ad inquinare anche il mondo religioso attraverso l’ostentata devozione dei suoi appartenenti». Sia partecipando ai cortei religiosi in prima persona, sia supportandoli economicamente, al fine di «accrescere, in tal modo, il proprio consenso sociale». Gli inquirenti citano anche alcuni episodi noti: l’inchino della Madonna delle Grazie ad Oppido Mamertina di fronte la casa del boss nel 2014, la manifestazione interrotta a Zungri quando Peppone Accorinti «pretendeva di portare il simulacro della Madonna» o, ancora più rilevanti, il “commissariamento” di due affruntate a Sant’Onofrio.
Lo “scambio” tra portantini
È quanto sarebbe avvenuto anche a Soriano Calabro, nell’Affruntata del 17 aprile 2022. Nonostante dagli elenchi forniti non apparissero persone ritenute vicino ai clan, sarebbe avvenuto uno “scambio” tra portantini all’inizio della manifestazione. In particolare, a portare la Madonna sarebbero stati «soggetti appartenenti al clan Emanuele-Idà». Non a caso, la statua che durante il rito assume il ruolo più importante, anche in virtù della celebre “sbilazione” che avviene durante l’incontro con Gesù e San Giovanni. A portare la statua, quel giorno, sarebbero stati Domenico Zannino, Michele Idà, Filippo Mazzotta e Giuseppe Chiera, tutti coinvolti nell’inchiesta Jerakarni. Michele Idà (cl.97) avrebbe inoltre tolto il velo nero del lutto dalla statua di Maria. Ai poliziotti sopraggiunti alla manifestazione per effettuare le consuete riprese di “controllo”, alcuni parenti dei portantini si sarebbero rivolti con insulti: «Che c**** riprendete a fare, tanto lo sapete chi c’è sotto le statue». Una dimostrazione del loro «consenso popolare», anche «ostentato» dall’investitura del ruolo di portatori delle statue. Anche un modo per «comprovare l’indiscussa egemonia esercitata su quel determinato territorio». (ma.ru.)
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