Intramoenia, cresce l’uso del Cup per le prenotazioni
La “fotografia” di Agenas sull’attività libero-professionale intramuraria

ROMA Più della metà delle prenotazioni in intramoenia viene fissata entro 10 giorni, ma nelle prestazioni più critiche – in particolare alcune visite specialistiche e diversi ricoveri programmabili – continua ad aprirsi una distanza netta rispetto al regime istituzionale. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dal report Agenas 2024 sui monitoraggi nazionali ex ante dell’attività libero-professionale intramuraria, che analizza tempi di attesa, luoghi di erogazione, modalità di prenotazione e volumi di attività ambulatoriale e di ricovero nei due regimi. Lo scrive “Quotidiano Sanità”.
Il report
Il rapporto prende in esame quattro monitoraggi svolti nel 2024 – febbraio, maggio, luglio e ottobre – su 69 prestazioni, tra 14 visite specialistiche e 55 prestazioni strumentali. Agenas ricorda che il monitoraggio serve anche a verificare il rispetto dell’equilibrio tra attività istituzionale e libera professione intramuraria, come previsto dall’articolo 1, comma 222, della legge 213/2023. Nel 2024 tutte le Regioni e Province autonome hanno trasmesso i volumi relativi alle prestazioni ambulatoriali erogate nei due regimi. Sul fronte dei tempi di attesa, il quadro nazionale – prosegue “Quotidiano Sanità” – mostra che circa il 52% delle prenotazioni Alpi ha un’attesa inferiore a 10 giorni; un ulteriore 32% ricade nella fascia 11-30 giorni per le visite o 11-60 giorni per le prestazioni strumentali; il restante 16% supera queste soglie. Le prestazioni più richieste in intramoenia restano la visita cardiologica, la visita ortopedica e la visita ginecologica; tra gli esami strumentali guidano l’elettrocardiogramma, le ecografie dell’addome, l’eco(color) doppler cardiaco, l’ecografia mammaria e la mammografia. Ma proprio l’area senologica continua a rappresentare la maggiore criticità. La mammografia monolaterale viene prenotata entro 10 giorni solo nel 29% dei casi, quella bilaterale nel 36%. Seguono la visita endocrinologica al 38%, la colonscopia totale al 39%, la visita oculistica al 41%, quella dermatologica al 42% e l’ecografia della mammella al 44%. I tempi medi di attesa per la mammografia oscillano nei quattro monitoraggi tra 27 e 45 giorni, mentre prestazioni come i test cardiovascolari da sforzo si fermano fra 5 e 17 giorni. All’estremo opposto, oltre il 70% delle visite otorinolaringoiatriche, delle polipectomie del colon a sede unica e delle spirometrie semplici viene prenotato entro 10 giorni. Il report segnala anche un progressivo adeguamento delle Regioni sul luogo di erogazione dell’attività libero-professionale. Complessivamente, il 91% delle prestazioni viene svolto all’interno degli spazi aziendali, l’8,8% all’esterno secondo le modalità consentite dalla normativa, mentre la quota residuale di attività ancora effettuata in studi non collegati in rete scende allo 0,1%. La criticità residua riguarda soltanto Lazio, Piemonte e Sicilia.
Il ruolo del Cup
Si rafforza, intanto, il ruolo del Cup. Dodici Regioni e Province autonome utilizzano esclusivamente l’agenda gestita dal sistema Cup una in più rispetto al 2023. In altre cinque realtà – Campania, Lazio, Lombardia, Puglia e Sicilia – il Cup supera comunque il 90%, mentre Emilia-Romagna, Piemonte e Sardegna si collocano tra il 70% e il 90%. La vera eccezione resta la Liguria, dove l’utilizzo del Cup si ferma al 29,64%, indicata dal report come la criticità organizzativa più marcata del 2024. Secondo “Quotidiano Sanità” l cuore politico del documento, però, è nel rapporto tra attività istituzionale e Alpi. A livello nazionale il report mostra che nel 2024 le prestazioni ambulatoriali erogate in regime istituzionale sono arrivate a 68.657.594, mentre quelle in Alpi si sono fermate a 5.142.139, con un rapporto Alpi/istituzionale del 7%, in lieve calo rispetto al 7,5% del 2023. Per le visite specialistiche il ricorso alla libera professione scende al 9,7%, mentre per la diagnostica si attesta al 2,8%. Tuttavia, Agenas invita a leggere con prudenza l’aumento dei volumi istituzionali, spiegando che è attribuibile in larga parte al più completo caricamento dei dati da parte dei privati accreditati e di alcune aziende che negli anni precedenti non avevano trasmesso flussi completi.
Conclusione
In conclusione – rimarca “Quotidiano Sanità” – il report Agenas 2024 consegna un’immagine a doppia faccia dell’intramoenia: da un lato tempi relativamente rapidi per una parte consistente delle prestazioni, crescita dell’uso del Cup e riduzione quasi completa delle sedi non in rete; dall’altro persistenti criticità su esami e su alcune visite, forti differenze di attesa nei ricoveri e soprattutto squilibri aziendali che continuano a interrogare il sistema sul corretto bilanciamento tra attività istituzionale e libera professione. È dentro questa tensione che si gioca, ancora una volta, il tema più delicato delle liste d’attesa.
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato