Calabria, la regione ricca di boschi ma con città “nemiche” degli alberi
Potrebbe apparire un paradosso ma, purtroppo, non lo è. Il patrimonio forestale e il pessimo rapporto con il verde urbano

CATANZARO Potrebbe apparire un paradosso ma, purtroppo, non lo è. In una regione come la Calabria che mena vanto, giustamente, per il suo patrimonio forestale le città si segnalano invece per un pessimo rapporto con il verde urbano. Partiamo però dal contesto in cui si trovano i grandi centri calabresi (ma anche quelli di più modeste dimensioni).
Il Piano Forestale Regionale
L’ultimo Piano Forestale Regionale mette nero su bianco la vocazione arborea calabrese, la nostra è tra le regioni in Italia con la più alta copertura vegetale, l’indice di boscosità raggiunge quota 43%, uno dei più elevati assieme a Liguria, Trentino, Sardegna, Alto Adige, Toscana, Umbria e Friuli Venezia Giulia. Boschi ed aree boscate occupano una superfici di oltre 650mila ettari. Tra l’altro, circostanza poco nota, nel patrimonio forestale calabrese vi sono delle peculiarità significative, il pino loricato, ad esempio, rappresenta appena lo 0,3% della superficie forestale ma è allo stesso tempo, il 100% della superficie occupata su base nazionale. L’emblema del Pollino, insomma, è esclusivamente made in Calabria. Ma numeri consistenti, altra particolarità, li hanno anche i boschi di ontano napoletano, di farnetto e di ontano nero, pur interessando una modesta superficie forestale, variabile per ognuno tra l’1% e il 2%, su scala nazionale rappresentano rispettivamente il 49.5%, il 42.1%.
Insomma, una regione straordinariamente ricca di boschi ma per le sue città, invece, è tutta un’altra storia. Quasi che l’essere circondati da cosi tanti alberi abbia impedito una corretta programmazione e relazione con il verde urbano. Per rendere l’idea di quanto indietro siano i contesti urbani calabresi aiutano i numeri forniti ogni anno da Legambiente che, correttamente, richiama il valore di piante ed arbusti in città nella lotta ai cambiamenti climatici.
Qualche numero
Nei capoluoghi italiani ogni 100 abitanti sono messi a dimora 24 alberi, solo otto su 93 capoluoghi superano la soglia dei 50 alberi ogni 100 abitanti e, tra questi, tre superano i 100 alberi ogni 100 residenti. Al fondo della classifica 27 capoluoghi che contano meno di 20 alberi ogni 100 abitanti, e più della metà di questi non raggiunge nemmeno i 10. Ci sono città, insomma, in cui il grigio del cemento ed il nero del bitume sono i colori incontrastati.
Ma dicevamo della Calabria. In aree di proprietà pubblica a Catanzaro e Vibo Valentia ci sono 10 alberi abitanti ogni 100 abitanti, a Reggio Calabria 7. Notevole invece la performance di Cosenza che raggiunge quota 71. Non disponibile il dato di Crotone. Per quanto riguarda invece il verde accessibile in area urbana si va dai 13,2 mq per abitante di Catanzaro ai 33,4 di Cosenza. Agli ultimi poti della classifica nazionale stilata da Legambiente Reggio Calabria con 16,6 mq per abitante, Vibo Valentia con 13,2 mq ed infine il dato di Crotone con appena 3,5 mq. Un dato positivo riguarda invece la messa a terra (a dimora in questo caso) di risorse per la (ri)forestazione urbana, grazie all’impulso dei fondi del Decreto Clima e del Pnrr il centro sud guida la classifica con le prime posizioni occupate da Messina e Roma, rispettivamente 357.612 e 265.501 nuove piante. Seguite da Reggio Calabria, Cagliari e Napoli.



Il valore delle foreste calabresi
Per Francesco Bevilacqua, tra i primi in Calabria ha richiamare il valore del patrimonio forestale calabrese «si è creato uno scollamento tra la città, quindi l’artificio, tutto ciò che è stato creato dall’uomo in modo massiccio, e la natura, realtà che difficilmente si annette alla città. Io dico sempre che i nostri figli vedono la natura soltanto in tv o sui social e pensano che sia realtà virtuale. Questo scollamento non va bene perché non segue per nulla l’evoluzione umana. Non possiamo pensare che l’uomo si evolverà con un corpo dell’antropocene, cioè con un corpo bionico fatto di attrezzi e di artifici. Dobbiamo recuperare tutto quel resto del mondo che dicono che si sta spegnendo, che si sta abbandonando, dove non andiamo più». «A volte – aggiunge Bevilacqua – sento dire me ne vado dalla Calabria perché qui non c’è nulla, ma in moltissimi purtroppo conoscono poco o niente della regione. Non sanno neppure se l’Aspromonte è a Sud o a Nord o il Pollino dove sta». Con riferimento al verde negli spazi urbani per Bevilacqua «le nostre città calabresi stanno messe molto male, come sempre purtroppo, in questo caso però hanno un vantaggio, la natura è tutta intorno a loro. Ma la verità è che dovremmo smantellare il 70-80% della pavimentazione urbana e rifar crescere erba, piante, arbusti e alberi e staremmo molto meglio sia “esteticamente” che dal punto di vista del bilancio anidride carbonica e ossigeno. E magari avere in città qualche palma in meno, spesso chi pianifica il verde nelle città predilige soluzioni esogene trascurando colpevolmente il patrimonio arboreo calabrese. Che potrebbe offrire soluzioni ottimali». (redazione@corrierecal.it)
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