Dieci anni dalla scomparsa di Maria Chindamo, il ricordo a Limbadi. «Continuiamo il suo cammino di libertà»
Il fratello Vincenzo, le figlie Letizia e Federica, e centinaia tra studenti e autorità ricordano l’imprenditrice uccisa. Presente anche Chiara Colosimo

VIBO VALENTIA Esattamente 10 anni fa, di fronte il cancello del suo terreno in contrada Montalto a Limbadi, Maria Chindamo veniva aggredita, rapita e uccisa. Il suo corpo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato distrutto, forse dato in pasto ai maiali, e fatto scomparire. Un modo per cancellarne la memoria, per “liberarsi” definitivamente di quell’imprenditrice che aveva osato ribellarsi e vivere da donna libera, in un contesto dove invece la ‘ndrangheta soffoca la libertà. «Hanno distrutto i suoi sogni, i suoi desideri e il suo cammino di libertà. Dieci anni dopo siamo ancora qui per continuare quel percorso» è l’impegno che ricorda Vincenzo Chindamo, presente insieme alle figlie di Maria, Federica e Letizia Punturiero, al sit in organizzato di fronte il cancello in cui dieci anni fa scomparve.



Il cammino di libertà di Maria
«Siamo nello stesso luogo, nello stesso metro quadro in cui Maria è stata aggredita e portata via per sempre da tutti noi. Continuiamo un cammino di libertà non solo di una donna libera come Maria, ma si un intero territorio che ha necessità, desiderio, sete di liberarsi da questa pressione patriarcale, violenta, ‘ndranghetista, che sta rallentando il riscatto e il cambiamento di questa terra». Nel parlare Vincenzo indica il cancello che, quel giorno, «ha assistito a quell’orrore» e che oggi è diventato un’opera d’arte che «simboleggia la rinascita di questo territorio». A testimoniarlo la presenza di centinaia di studenti delle scuole limitrofe, giovani che Vincenzo ha voluto attorno a sé nel momento del suo intervento: tra loro un’ex studentessa della Sapienza di Roma, che ha dedicato la sua tesi di laurea a Maria, ma anche una ragazza di Limbadi, che ha fatto la stessa cosa per la sua tesina di terza media. «Dopo dieci anni vedere ancora tutta questa gente non è solo una reazione, ma è un vero e proprio cambiamento».



Colosimo: «Maria Chindamo simbolo di tutta Italia»
Maria Chindamo, d’altronde, è ormai diventata un simbolo di coraggio, di libertà, di ribellione. «Non solo per questi territori, ma per tutta l’Italia» ha affermato a margine Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia. «È un simbolo che racconta di come le donne ancora oggi rischiano di essere le prime vittime della ‘ndrangheta e non solo. Maria Chindamo ci ha raccontato che si può scegliere per la propria vita e la risposta di questi territori, il lavoro che i familiari stanno facendo, ci racconta che c’è una Calabria pronta a fermare la ‘ndrangheta».


Wanda Ferro: «Maria Chindamo una donna che non si è mai piegata»
Tante le autorità civili e militari presenti alla manifestazione: il prefetto di Vibo Anna Aurora Colosimo, il comandante provinciale dei Carabinieri Antonio Parillo, il questore Rodolfo Ruperti, il comandante della Guardia di Finanza Eugenio Bua, il presidente della provincia Corrado L’Andolina. Accanto ai familiari anche l’avvocato Nicodemo Gentile, le associazioni, Libera e il Comitato 6 maggio che hanno organizzato il sit-in, Goel e sindacati. Presente anche il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro: «Oggi è un giorno in cui si rinnova una ferita importante per questa terra, ma anche quella richiesta di giustizia che i familiari, a partire dal fratello Vincenzo, chiedono con grande dignità. Lo Stato li affiancherà, soprattutto nel controllare le terre di Maria che sono il simbolo della libertà, il simbolo di una donna che non si è piegata». Ferro ricorda le parole del fratello Vincenzo in Corte d’Assise, quando aveva detto che «il suo straordinario sorriso era già spento qualche giorno prima. Questo fa comprendere in quale clima è maturato questo tremendo delitto. Auspichiamo che gli occhi della gente possano ora sostituire le telecamere spente». (ma.ru.)
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