Strage di Amendolara, l’ex datore di lavoro: «Pagati con bonifico, nessuna idea di cosa sia successo»
Le parole di Rocco Zuccarella, fondatore dello stabilimento di Scanzano Jonico, dove avevano lavorato vittime e carnefici: «Nessuna notizia da 10 giorni»

«Da dieci giorni non avevamo notizie di quei lavoranti, né i raccoglitori, né i presunti caporali». Sono le parole di Rocco Zuccarella, fondatore dello stabilimento di Scanzano Jonico, in provincia di Matera, dove lavoravano, regolarmente assunti, tutti i protagonisti della strage avvenuta ad Amendolara, nel Cosentino, dai carnefici alle vittime.
Secondo quanto raccontato dall’imprenditore, i braccianti avevano lavorato l’azienda, come raccoglitori di fragole, fino al 27 maggio. «Non ho idea di che cosa possa essere successo, noi paghiamo tutti i dipendenti, a partire dai raccoglitori, con un bonifico. Anche gli spostamenti per raggiungere i campi o le serre: bonifico o carta di credito prepagata. Consegniamo la busta paga il 15 del mese, ma non abbiamo mai trattato direttamente con loro», racconta l’imprenditore, come riportato da Repubblica.
Una gestione apparentemente impeccabile che si scontrava però con una realtà sommersa fatta di minacce e privazioni. Taj Mohammad Alamyar, uno dei sopravvissuti, ha svelato i ricatti subiti: «I pakistani mi dicevano che mi dovevo accontentare dell’alloggio e del cibo portato in serra, pane e patate».
Le indagini della Procura di Castrovillari, guidate dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, cercano di fare luce su un sistema criminale che ha imparato a sfruttare le pieghe della burocrazia per nascondere la sopraffazione: «Stiamo lavorando sulla questione dello sfruttamento agricolo. Le indagini sono complesse, siamo in pochi e i cittadini non collaborano. La Calabria e la Lucania hanno un innegabile contesto di caporalato, di prevaricazione uomo su uomo. Il caporalato di oggi si è evoluto, può avvenire anche di fronte a situazioni regolarizzate. Dobbiamo ancora capire il movente e il contesto».
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