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la sentenza

Rete di spaccio nel Cosentino, cinque condanne – I NOMI

L’operazione antidroga “Alarico” è stata portata a termine dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza coordinati dalla Procura

Pubblicato il: 08/06/2026 – 10:28
di Fabio Benincasa
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Rete di spaccio nel Cosentino, cinque condanne – I NOMI

COSENZA Il Tribunale di Cosenza (giudice Marco Bilotta) ha pronunciato la sentenza nei confronti di alcuni degli imputati coinvolti nell’operazione denominata “Alarico“, coordinata dalla procura di Cosenza ed eseguita dai carabinieri. Del collegio difensivo fanno parte – tra gli altri – gli avvocati Antonio Aloe, Mario Scarpelli, Rossana Cribari, Antonio Ingrosso.

La sentenza

Salvatore Calandrino condanna a 1 anno e 6 mesi (assolto dai capi 88 e 399 perché il fatto non sussiste)

Michele Rudisi condanna a 2 anni (assolto dai capi 83, 84, 85 per non aver commesso il fatto)

Alfredo Sirufo condanna a 3 anni e 9 mesi (assolto dai capi 377, 380, 384 perché il fatto non sussiste)

Ottavio Bevilacqua condanna a 6 anni (assolto dai capi 170, 173, 176, 183, perché il fatto non sussiste)

Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Carmine Vitaro per sopraggiunta prescrizione.

L’inchiesta

L’operazione “Alarico”, l’indagine realizzata dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, coordinati dalla procura della repubblica guidata dall’allora procuratore capo Mario Spagnuolo, servì a smantellare una capillare rete di spaccio organizzata prevalentemente nel capoluogo cosentino. Non solo droga, nei 417 capi d’imputazione contenuti nell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, agli indagati venivano contestati a vario titolo i reati di: estorsione continuata, detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni, ricettazione, furto in abitazione, spendita ed introduzione nello Stato di monete falsificate, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina, rapina aggravata e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
L’indagine partì nel settembre del 2016 a seguito dell’arresto in flagranza di reato di un 53enne, il quale, nel corso di una perquisizione presso la propria abitazione, situata nell’area dove insiste la statua di Alarico, alla confluenza tra il fiume Crati e Busento, era stato trovato in possesso di un quantitativo che superava il chilo e mezzo di marijuana.
I carabinieri appurarono che tutta quella sostanza stupefacente in realtà fosse soltanto una quota di un mercato ben più vasto e dal quale si rifornivano gli assuntori gli assuntori di droga presenti in città. Oltre alle denunce delle famiglie, vessate dalle richieste quasi dai toni estorsivi ricevute dai figli e alle investigazioni dei militari, sono state fondamentali ai fini dell’indagine anche le richieste dei collaboratori di giustizia che hanno riferito ai magistrati come funzionasse il mercato degli stupefacenti nella città di Cosenza. (f.benincasa@corrierecal.it)

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