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LA CERIMONIA

Elio Romano torna a Lamezia da procuratore. Dai reati ambientali agli omicidi, «ancora tante domande di giustizia» – FOTO

Il magistrato si è insediato questa mattina. Il ricordo dell’arrivo nel 1999, la stagione della guerra di ’ndrangheta e il riferimento al caso dei netturbini: «Uno dei miei rammarichi»

Pubblicato il: 16/06/2026 – 13:06
di Giorgio Curcio
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Elio Romano torna a Lamezia da procuratore. Dai reati ambientali agli omicidi, «ancora tante domande di giustizia» – FOTO

LAMEZIA TERME Per la Procura della Repubblica di Lamezia Terme si apre una nuova fase con l’insediamento del nuovo procuratore Elio Romano. Con il suo arrivo dopo la essere stato nominato dal Plenum del Consiglio superiore della magistratura dopo l’indicazione unanime della quinta commissione, la Procura lametina ritrova una guida stabile e di forte esperienza antimafia. Una scelta che guarda alla continuità, ma anche alla necessità di rafforzare un ufficio chiamato a operare in uno dei territori più sensibili della Calabria.

L’insediamento

La cerimonia, condotta dal presidente del Tribunale di Lamezia Giovanni Garofalo, ha visto la partecipazione di diversi comandanti di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, ma anche la presenza del procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, il questore di Catanzaro, Giuseppe Linares, e quello di Vibo, Rodolfo Ruperti. E non sono mancati anche i momenti di gioia e commozione, un viaggio tra i ricordi risalenti fin al 1999 fino al presente, puntualmente sottolineati dallo stesso Garofalo. Presenti anche Concettina Epifanio, presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, e il procuratore generale Giuseppe Lucantonio.

Una sfida cruciale

Quella di Elio Romano sarà una sfida importante. Il nuovo procuratore lametino, infatti, conosce il territorio, le sue dinamiche criminali e il peso delle cosche che negli anni sono finite al centro di alcune delle principali inchieste coordinate dalla Dda di Catanzaro. La sua nomina segna quindi il ritorno, alla guida dell’ufficio requirente lametino, di un magistrato che ha maturato una lunga esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata e che arriva in un presidio giudiziario strategico per un’area complessa della Calabria centrale. Anche perché Elio Romano si insedia in un territorio dove il lavoro della magistratura continua a intrecciarsi con molte emergenze: la presenza della criminalità organizzata, il controllo degli affari illeciti, le infiltrazioni nell’economia, i reati contro la pubblica amministrazione, ma anche il peso della criminalità diffusa e delle fragilità sociali. Un quadro nel quale il rapporto tra Procura ordinaria, Dda, forze dell’ordine e istituzioni locali resta decisivo.

La carriera

Elio Romano arriva a Lamezia dopo l’esperienza alla Procura di Catanzaro, dove ha ricoperto il ruolo di sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia. Nell’ufficio guidato prima da Nicola Gratteri e poi da Salvatore Curcio, ha lavorato su fascicoli legati alla criminalità organizzata calabrese, maturando una competenza specifica nel contrasto alle cosche e ai sistemi criminali radicati sul territorio. Sul sito della Procura di Catanzaro risultava inserito tra i sostituti procuratori della Dda, nella macro area jonica del distretto. La scelta del Csm, arrivata all’unanimità, porta dunque alla guida dell’ufficio lametino un magistrato con un profilo fortemente segnato dall’esperienza antimafia.

L’insediamento

Il nuovo procuratore ha ripercorso brevemente il suo legame con il territorio: dieci anni trascorsi a Lamezia, poi il passaggio alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, senza però interrompere del tutto l’attenzione verso le dinamiche criminali lametine. «Ho continuato a occuparmi della ’ndrangheta lametina – ha spiegato – quindi diciamo che la conosco abbastanza bene». Romano ha anche ricordato di avere svolto, per un periodo, le funzioni di procuratore facente funzioni prima dell’arrivo dell’allora procuratore Salvatore Curcio. Il primo passo, ha chiarito, sarà inevitabilmente organizzativo. «Dovrò calarmi nel nuovo ruolo – ha detto – che dovrà avere un aspetto organizzativo molto importante rispetto a quando ero un semplice sostituto». Da qui partirà il lavoro con i colleghi dell’ufficio per individuare le priorità investigative e giudiziarie del circondario lametino.
Priorità che, per Romano, sono numerose e trasversali: «Nel territorio di Lamezia ci sono tante priorità, dai reati ambientali fino ad arrivare a quelli più gravi, contro la pubblica amministrazione, oppure addirittura gli omicidi, i reati contro il patrimonio». L’obiettivo, ha aggiunto, sarà quello di trovare «il modo più efficace» per rispondere «sempre e comunque, in un modo o in un altro, alle istanze e alle domande di giustizia che proverranno dal territorio lametino e dal circondario».
Durante il confronto con la stampa è stato affrontato anche il tema dei cold case lametini e, in particolare, del caso dei netturbini. Romano ha ricordato di essersene occupato «a più riprese nella stagione dei collaboratori di giustizia», pur senza riuscire allora a individuare «soggetti fisici» ai quali contestare precise responsabilità. «Fu individuato il probabile contesto in cui quell’efferato omicidio, pubblico omicidio, potesse essere avvenuto – ha spiegato – ma chiaramente di lì a poter fare dei capi di imputazione ne passava». Su quel caso, il nuovo procuratore non nasconde il peso di un risultato mancato: «È stato uno dei miei rammarichi, perché i cosiddetti cold case lametini siamo riusciti a risolverne tanti e quello purtroppo…». Quanto alle notizie su una possibile riapertura dell’inchiesta, Romano ha però precisato di non potersi esprimere: «Non me ne sono occupato. Nell’ultimo periodo, come Dda, ero su Crotone. Quindi non posso rispondere». (g.curcio@corrierecal.it)

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