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‘Ndrangheta, il boss Gregorio Bellocco: «Vendetta per la morte di Antonio a Milano? Non esiste» – VIDEO

Intervistato per strada a Rosarno da Klaus Davi, commenta l’omicidio del cugino ucciso a Milano: «Ma cosa deve succedere…». E parla anche dello stato di salute e della cosca

Pubblicato il: 16/06/2026 – 12:59
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‘Ndrangheta, il boss Gregorio Bellocco: «Vendetta per la morte di Antonio a Milano? Non esiste» – VIDEO

«Ma quale vendetta? ma non esiste»: Gregorio Bellocco liquida così l’ipotesi di una vendetta della famiglia per la cruenta morte del cugino Antonio ucciso a Milano nel settembre 2024 per mano di Andrea Beretta. Gregorio Bellocco, classe 1955 soprannominato “u Lupu” o anche “testazza” (in dialetto rosarnese significa testa grossa), è una figura leggendaria della ‘Ndrangheta: insieme a Umberto Bellocco, detto “Asso i mazzi”, fondò la Sacra Corona Unita agli inizi degli anni ’80; è fratello di Nino Bellocco, detto “u Pacciu”, che nel 1977 sterminò l’intera famiglia della sorella; considerato vertice della potente cosca di Rosarno dalla Dda di Reggio Calabria e inserito dall’Interpol nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, ha rilasciato una dichiarazione a Klaus Davi che lo ha incontrato nella città della Piana dove si reca per le sue inchieste sulle infiltrazioni criminali nelle curve di Milan e Inter nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva”.

In merito all’omicidio del cugino di secondo grado Antonio, ucciso a Milano a coltellate dal capo ultrà interista Andrea Beretta il 4 settembre 2024, ha detto: «Certo ci è dispiaciuto ma ormai…». E alla domanda di Davi “Cosa farà la famiglia ora con Beretta?”, ‘u Lupu’ ha commentato: «Che cosa deve succedere». Bellocco ha parlato anche del suo stato di salute: «Sono stato operato. Adesso sono un po’ acciaccato. Sto bene? All’apparenza…». E imbeccato da Klaus sulla nuova organizzazione della cosca che vedrebbe al vertice Domenico Bellocco, detto “Micu u curtu”, classe 1976 figlio di Mario Bellocco, Gregorio ha risposto: «Lasciamo perdere… Ma non esiste».
Nelle carte giudiziarie del procedimento “Bosco selvaggio” Gregorio Bellocco viene indicato come vertice assoluto della cosca Bellocco, dal 1994 è stato latitante per 11 anni. Il 16 febbraio 2005 è stato arrestato e scarcerato nel giugno 2025 e sottoposto a sorveglianza speciale. Quando fu arrestato “u Lupu” si trovava in un bunker sotto terra e i carabinieri per catturarlo dovettero usare dell’esplosivo.


Oltre a essere un punto di riferimento della criminalità calabrese, Bellocco è anche noto per essere il “sommo poeta” della ‘ndrangheta avendo lui composto poesie e numerose canzoni come “Penzeri i nu latitanti” e “Bunker”. Inoltre è stato anche fonte d’ispirazione per canzoni che raccontano l’esperienza della latitanza: al suo arresto venne dedicato il pezzo intitolato “U 16 febbraio” contenuto nel cd “Pensieri di un latitante”.

Il video dell’intervista

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