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Le mani della ‘ndrangheta sugli appalti di Cortale, pressioni sul Comune e l’«egemonia indiscussa» del clan Cracolici

La cosca sarebbe stata agevolata dalla «disponibilità» di funzionari pubblici. Domenico Cracolici, ritenuto al vertice, avrebbe «impedito e ostacolato» le altre imprese a partecipare

Pubblicato il: 18/06/2026 – 11:24
di Marco Russo
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Le mani della ‘ndrangheta sugli appalti di Cortale, pressioni sul Comune e l’«egemonia indiscussa» del clan Cracolici

LAMEZIA TERME Infiltrazioni negli appalti boschivi e in quelli relativi alla mensa scolastica, anche con l’aiuto di presunti «infedeli» all’interno degli uffici comunali di Cortale. Sono queste le due principali accuse che hanno portato al blitz dei Carabinieri, scattato stamattina, in cui sono state arrestate 9 persone, tra cui Domenico Cracolici, ritenuto dagli inquirenti «capo indiscusso della ‘ndrina operante sui territori di Cortale, Mai da, Jacurso e Maierato» e, soprattutto, «detentrice indiscussa dell’egemonia ‘ndranghetistica in forza dell’investitura ricevuta da Rocco Anello». La cosca, forte del suo «dominio» tra il Lametino e il Vibonese, avrebbe influenzato l’aggiudicazione di due gare d’appalto indette dal Comune di Cortale. Tra gli arrestati figurano anche Francesco Feroleto, consigliere comunale, e Giuseppe Vinci, responsabile dell’ufficio tecnico manutentivo.

Le infiltrazioni negli appalti pubblici

In particolare, le indagini – scaturite dall’operazione Artemis – hanno consentito «di documentare l’infiltrazione della cosca Cracolici nel delicato settore degli appalti pubblici», un settore «da sempre appannaggio degli interessi della criminalità organizzata». L’inchiesta ha ricostruito presunti «rapporti illeciti intrattenuti con politici locali e funzionari pubblici» che secondo la Dda avrebbero agevolato gli interessi del capo cosca Domenico Cracolici. Soprattutto nel settore boschivo, la cui gestione degli appalti nelle Serre catanzaresi «segue regole spartitorie a suo tempo fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni sul territorio». Tramite imprese fittiziamente intestate a terzi ma – secondo gli inquirenti – riconducibili a Cracolici, la cosca avrebbe potuto così «ripulire il denaro provento da altre attività illecite e di imporre un controllo del territorio, assoggettando le amministrazioni locali e le altre ditte concorrenti nelle gare».

Le mani del clan sul settore boschivo

Cracolici avrebbe influenzato «l’andamento di tre appalti pubblici indetti dal Comune di Cortale, fino alla sua aggiudicazione, secondo modalità tipicamente mafiose». Il primo bando risalente al 2022, con l’annuncio pubblicato dal Comune sui social che avrebbe fatto attivare Cracolici nella ricerca di «un’impresa fantoccio da far partecipare per conto suo». Cracolici avrebbe quindi «impedito ed ostacolato» la partecipazione di altre imprese, «direttamente minacciando o dissuadendo in altro modo i legali rappresentanti delle imprese interessate». Dopo aver fatto andare deserte le prime due gare, l’azienda riconducibile a Cracolici avrebbe ottenuto l’aggiudicazione, anche grazie alla partecipazione di un’altra impresa ritenuta dagli inquirenti «compiacente». Cracolici avrebbe inoltre turbato «il regolare svolgimento delle due aste per l’aggiudicazione del servizio di refezione e mensa scolastica bandite dal Comune di Cortale». Per raggiungere i suoi intenti Cracolici avrebbe goduto della disponibilità «del consigliere comunale Francesco Feroleto, del responsabile dell’Ufficio tecnico-manutentivo, il geometra Vinci Pino, ed infine l’agronomo, Enzo Larussa (indagato ma non arrestato, ndr), incaricato di effettuare la stima del taglio boschivo». (redazione@corrierecal.it)

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