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Tra cronaca e tribunali

Errori giudiziari e processi mediatici, il confronto a Cosenza. Maffia: «La risposta più efficace è la conoscenza»

Le Pera: «L’errore nasce anche quando le istanze della difesa vengono disattese». Quintieri: «L’origine è nel vulnus delle indagini»

Pubblicato il: 24/06/2026 – 18:24
di Fabio Benincasa
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Errori giudiziari e processi mediatici, il confronto a Cosenza. Maffia: «La risposta più efficace è la conoscenza»

COSENZA I temi sono di strettissima attualità, da una parte gli errori giudiziari e le ripercussioni sugli innocenti e sulle rispettive famiglie, dall’altra i casi che diventano mediatici. «Ormai occupano il 60% dei palinsesti televisivi italiani», ripete l’avvocato Antonio Quintieri nel corso di un convegno ospitato nella biblioteca Arnoni del Tribunale di Cosenza. Al tavolo dei relatori, oltre al penalista anche, gli avvocati Alessandra Adamo, Paolo Coppa, Antonio Bruno Tridico sostituto procuratore di Cosenza e Luigi Maffia sostituto procuratore generale della Corte d’appello di Catanzaro. Il simposio si è aperto con i saluti di Ornella Nucci, Coordinatrice della Consulta delle Associazioni forensi di Cosenza, Roberto Le Pera presidente della Camera Penale di Cosenza e Maura Monteforte direttore Scuola Forense “B.Alimena”.

Il convegno organizzato a Cosenza

La giustizia e gli elementi di criticità

La cronaca quotidiana, quasi ossessiva, riempie i salotti dedicati all’analisi dei processi più spinosi. E così si passa frettolosamente dalle aule di tribunale alle agorà popolari, dalle carte alle supposizioni, dai professionisti del diritto ai tuttologi del web. Un cortocircuito al quale appare necessario trovare una soluzione. Ma accanto alle abbuffate compulsive di format in salsa nera, cresce il malcontento per il numero elevato degli errori giudiziari. Superficiale relegare tutto alle “vittime” innocenti delle indagini e dei procedimenti, il discorso è più ampio e assai più complesso come sottolinea – ai nostri microfoni – il procuratore Maffia. «Il primo elemento che mi preme mettere in risalto è che quella offerta oggi non sarà un’esposizione in alcun modo collegata a vicende dell’attualità, ma sarà un’esposizione tecnica su problematiche che sono state affrontate e sono affrontate dalla giurisprudenza soprattutto di legittimità in ordine agli errori giudiziari». «Siamo distanti dalla cronaca della quotidianità e siamo molto più interessati ad affrontare il problema proprio dal punto di vista della giurisprudenza». Per Maffia occorre avere «consapevolezza che la giustizia umana presenta di per sé degli elementi di fallacità, elementi di criticità, che sono insuperabili. Solo nella Divina Commedia di Dante abbiamo riferimenti in cui la giustizia era composta da elementi che strutturalmente non avevano bisogno di alcuna mediazione, perché la mediazione non c’era, c’era l’elemento della volontà divina». «La nostra, invece, è una giustizia umana e come tutti gli elementi dell’umanità abbiamo elementi di criticità. La risposta più efficace è la conoscenza. Solo conoscendo i reali problemi possiamo affrontarli e trovare i giusti rimedi». Secondo Maffia, le condanne degli innocenti «producono lo scardinamento dello stato di diritto e per questo motivo è necessario un rigore metodologico che non può che essere assoluto». Tuttavia, osserva il procuratore, ci sono criticità che non «finiscono in prima pagina» come i «bias cognitivi o le asimmetrie materiali delle risorse».

L’origine dell’errore giudiziario

«Cosa succede dall’inizio del processo?», si interroga l’avvocato Quintieri. «Mi riferisco agli errori nella fase delle indagini – prosegue – a quelli più comuni, per esempio, la repertazione dei bossoli, a quelli che derivano dalla contaminazione delle tracce del Dna o dei sopralluoghi fatti alla carlona. In televisione siamo pieni di un disagio collettivo che ci porta a riflettere su un tema assai attuale: non si può celebrare un processo negli studi televisivi mettendo al centro l’audience e non l’imputato che purtroppo avverte un disagio nella contestazione». Per il penalista cosentino, è in atto un «bombardamento mediatico ben calibrato che porta purtroppo in alcuni casi anche all’errore giudiziario».

«L’errore dimostra che la cultura della giurisdizione deve appartenere e appartiene a magistrati, al pubblico ministero e ad avvocati e l’errore nasce anche e soprattutto nel momento in cui le istanze della difesa vengono completamente disattese», affonda l’avvocato Roberto Le Pera. Che cita una recente sentenza. «La Corte di Cassazione ha annullato le due sentenze di condanna nei riguardi dei pubblici ministeri che avevano omesso le indicazioni difensive. Siamo sempre felici quando arrivano delle assoluzioni, ma mi chiedo cosa accade quando le istanze difensive non vengono accolte? Quando da questa scelta del pm nasce un errore giudiziario? (f.benincasa@corrierecal.it)

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