Da Crotone al Mondiale: Ante Budimir, il bomber che continua a stupire
Dalla storica promozione in Serie A con gli Squali al gol decisivo con la Croazia: il racconto della carriera di un attaccante cresciuto lontano dai riflettori e diventato protagonista

CROTONE Certe storie sembrano destinate a intrecciarsi per sempre con una città. Quella di Ante Budimir e di Crotone è una di queste. Oggi il centravanti croato in questi giorni è protagonista sul palcoscenico più prestigioso del calcio mondiale con la maglia della Croazia, ma in riva allo Ionio il suo nome evoca ancora ricordi indelebili.
A 34 anni, Budimir continua a lasciare il segno. Il gol realizzato contro Panama, decisivo per mantenere viva la corsa della Croazia verso la qualificazione alla fase successiva del Mondiale, è soltanto l’ultima pagina di una carriera costruita con pazienza, sacrificio e una straordinaria capacità di trovare la via della rete.
Nato a Zenica, in Bosnia-Erzegovina, ma cresciuto calcisticamente in Croazia, Budimir non è mai stato una star da copertina. Ha costruito il proprio percorso lontano dai riflettori, attraversando campionati e Paesi diversi prima di diventare uno degli attaccanti più affidabili della Liga spagnola. Eppure, tra tutte le tappe della sua carriera, ce n’è una che occupa un posto speciale: quella vissuta a Crotone.
L’estate del 2015 segnò l’inizio di un’avventura destinata a entrare nella storia rossoblù. Arrivato in prestito dal St. Pauli nell’ultimo giorno di mercato grazie all’intuizione del direttore sportivo Giuseppe Ursino, il centravanti croato sbarcò in Calabria quasi nel silenzio generale. Reduce da una stagione complicata in Germania, dove non era riuscito a imporsi, Budimir rappresentava una scommessa fortemente voluta da Ivan Juric, convinto che dietro quei numeri poco brillanti si nascondesse un attaccante dalle qualità importanti.
I primi segnali della bontà di quella scelta arrivarono già pochi mesi dopo. Nel dicembre 2015, nella sfida di Coppa Italia contro il Milan a San Siro, Budimir si prese la scena in una delle serate più memorabili della stagione rossoblù. Entrato nel primo tempo al posto dell’infortunato Raffaele Palladino, al 68′ realizzò la prima rete della storia del Crotone allo stadio Meazza. Un gol di pregevole fattura: taglio in profondità, tunnel a Cristian Zapata e sinistro preciso all’angolino che non lasciò scampo a Christian Abbiati per l’1-1.
Per alcuni minuti il sogno dell’impresa sembrò davvero possibile. Davanti a circa cinquemila tifosi crotonesi presenti nel settore ospiti, Budimir mise costantemente in difficoltà la difesa rossonera, confermando le sue qualità di attaccante moderno, generoso e difficile da contenere. Il Milan riuscì a evitare l’eliminazione soltanto nei tempi supplementari, ma quella notte rappresentò la prima vera consacrazione del croato agli occhi del grande pubblico e dei tifosi rossoblù.
In campionato i suoi gol (17 alla fine) iniziarono a trascinare la squadra verso un traguardo che fino a pochi mesi prima sembrava quasi impensabile.
Budimir si rivelò il terminale offensivo perfetto per quel Crotone capace di stupire l’Italia calcistica. Forte fisicamente ma al tempo stesso elegante nei movimenti, venne presto adottato dalla tifoseria che gli regalò soprannomi rimasti nella memoria collettiva: “Il Cigno di Zenica” per la sua inaspettata raffinatezza tecnica nonostante la stazza imponente, ma anche “Lo Squalo” e “L’Alchimista”, simboli della sua capacità di trasformare in oro ogni pallone giocabile.
Quella stagione si concluse con numeri importanti e soprattutto con un risultato storico. Grazie alle sue reti e alle sue prestazioni, il Crotone conquistò per la prima volta nella sua storia la promozione in Serie A. Un’impresa che cambiò il destino sportivo della città e che ancora oggi rappresenta uno dei capitoli più emozionanti del calcio calabrese.
Le sue prestazioni convinsero il club rossoblù a investire su di lui, ma poco dopo arrivò la chiamata della Sampdoria. L’esperienza in blucerchiato non fu altrettanto fortunata, anche se gli permise di assaporare stabilmente il massimo campionato italiano. Dopo una stagione a Genova, Budimir tornò però a Crotone, ritrovando quell’ambiente che lo aveva consacrato nel calcio italiano.
La seconda avventura calabrese coincise con una fase più complicata della storia rossoblù. Nonostante il suo contributo in termini realizzativi, la squadra non riuscì a evitare la retrocessione. Da lì iniziò un nuovo capitolo all’estero, destinato a rilanciare definitivamente la sua carriera.
La Spagna è diventata la sua seconda casa calcistica. Prima il Maiorca, poi l’Osasuna, club con cui è riuscito a compiere il definitivo salto di qualità. Stagione dopo stagione si è trasformato in uno dei bomber più continui della Liga, superando quota ottanta reti complessive e firmando annate da assoluto protagonista in uno dei campionati più competitivi d’Europa.
Anche la nazionale croata si è accorta del suo valore relativamente tardi. L’esordio con la maglia a scacchi è arrivato soltanto nel 2020, quando molti attaccanti pensano già alla fase finale della carriera. Da allora, però, Budimir si è ritagliato uno spazio importante, partecipando alle principali competizioni internazionali e mettendosi sempre al servizio della squadra.
Il gol segnato al Mondiale rappresenta il premio a una carriera costruita senza scorciatoie. Per i tifosi croati è la rete di un attaccante affidabile. Per quelli di Crotone è qualcosa di più: è il ricordo di quel ragazzo che viveva affacciato sullo Ionio e che, con i suoi gol, contribuì a realizzare un sogno che sembrava impossibile.
Dal “Cigno di Zenica” al protagonista di un Mondiale, il passo è stato lungo. Ma chi lo ha visto esultare allo Scida dieci anni fa, probabilmente, non è affatto sorpreso. (redazione@corrierecal.it)
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