Traffico di droga, Rolex e autolavaggio sull’asse Calabria-Milano: chiesti 30 anni per Desiderato e Crocco – NOMI
Le richieste della Dda di Milano nel troncone ordinario del processo. Dalle carte emergono il presunto traffico di stupefacenti, gli orologi di lusso e l’autolavaggio al distributore Esso

MILANO Trent’anni di carcere per Francesco Orazio Desiderato e Massimiliano Crocco. È la richiesta di condanna avanzata dai pm della Dda di Milano Gianluca Prisco e Simona Ferraiuolo nel troncone del processo ordinario nato dall’inchiesta sul traffico di droga tra Lombardia, Calabria e Sicilia. Al termine della requisitoria, l’accusa ha chiesto anche 21 anni e 2 mesi per Alessandro Martone, 18 anni e 3 mesi per Pietro Valente e 8 anni e 6 mesi per Saverio Lo Mastro.
Richieste pesanti, che chiudono la fase dell’accusa in uno dei filoni processuali dell’indagine sfociata nell’ordinanza cautelare emessa dal gip di Milano Daniela Cardamone. Un’inchiesta che, secondo la ricostruzione della Dda, avrebbe messo a fuoco un sistema organizzato per l’approvvigionamento e la rivendita di cocaina, hashish e marijuana, con basi operative nel Milanese e collegamenti con soggetti di origine calabrese e siciliana.
L’inchiesta e i ruoli contestati
Al centro dell’impianto accusatorio c’è il presunto gruppo dedito all’approvvigionamento e alla rivendita di cocaina, hashish e marijuana, con basi operative nel Milanese e ramificazioni capaci di intercettare canali e contatti anche fuori dalla Lombardia. Un’inchiesta che nelle carte aveva fatto emergere la centralità di alcuni luoghi: l’autodemolitore di via Costante Girardengo, indicato come base operativa del gruppo, gli appartamenti e i punti di distribuzione di via Bramantino e piazza Cimitero Maggiore, oltre a box e depositi utilizzati per lo stoccaggio della droga.
Secondo la ricostruzione dell’accusa il nipote di Zi ‘Ntoni Mancuso Francesco Orazio Desiderato (cl. ’82), assistito dall’avvocato Francesco Capria, avrebbe avuto il ruolo di «promotore e organizzatore», con la capacità di «prendere decisioni operative, mantenere i rapporti con i principali fornitori, determinare i prezzi della sostanza e gestire il denaro ricavato dall’attività illecita». Un ruolo apicale, dunque, nella prospettazione della Dda, attorno al quale si sarebbe strutturata la rete di acquisti, cessioni e reinvestimenti. Crocco, cosentino classe ’77, per i pm avrebbe invece ricoperto il ruolo di organizzatore e uomo di fiducia di Desiderato. A lui viene attribuita la gestione delle piazze di spaccio e dei principali punti di distribuzione, in particolare tra via Bramantino e piazza Cimitero Maggiore. Era lì, secondo le carte, che sarebbero confluiti rifornimenti e acquirenti, con una divisione di compiti ritenuta stabile dagli investigatori.
Depositi, consegne e clienti fidati
Nel quadro accusatorio Martone viene collocato nel segmento operativo della custodia e della distribuzione. Secondo l’ordinanza, avrebbe avuto la disponibilità di un deposito di stupefacente in un box di via Gassendi, dal quale la droga veniva preparata e consegnata agli acquirenti. In più occasioni, secondo la Dda, sarebbe stato lui a recapitare la cocaina nella zona di via Bramantino, sotto le direttive di Crocco. Pietro Valente (cl. ’87) noto come il “nano” è indicato come stabile acquirente e rivenditore. Le carte gli attribuiscono rapporti diretti con il gruppo, prelievi di sostanza nei punti di distribuzione e pagamenti effettuati anche presso l’autodemolitore. A partire dalla primavera del 2022, secondo l’accusa, sarebbe stato impiegato anche nella nuova attività commerciale di rivendita di carburanti riconducibile a Desiderato, con l’affidamento della gestione della rivendita dell’hashish. Diversa, ma collegata al più ampio quadro dell’inchiesta, la posizione di Saverio Lo Mastro (classe ’63). Per lui la richiesta è di 8 anni e 6 mesi. La sua figura entra soprattutto nel filone economico e societario, legato alle contestazioni su operazioni finanziarie, fatture e ipotesi di autoriciclaggio. Un segmento che, nella ricostruzione degli inquirenti, avrebbe rappresentato uno dei canali attraverso cui schermare, movimentare o reimpiegare denaro.
I quantitativi contestati
L’associazione, secondo la Dda, avrebbe movimentato complessivamente quantitativi molto rilevanti di droga: non meno di 80 chili di cocaina, 162 chili di hashish e 20 chili di marijuana. Una cifra che restituisce, nell’impostazione accusatoria, la dimensione del traffico contestato e il carattere stabile dell’organizzazione. Le cessioni sarebbero avvenute attraverso una rete di fornitori, corrieri, depositi e acquirenti abituali. Le comunicazioni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero passate anche da applicazioni di messaggistica e piattaforme criptate, utilizzate per concordare forniture, prezzi e consegne. Ma una parte rilevante dei rapporti, soprattutto quelli con i clienti più fidati, sarebbe stata gestita di persona: incontri, pagamenti e saldi avvenivano spesso nei luoghi ritenuti centrali per il gruppo, a partire dall’autodemolitore.
Il distributore di benzina
Nel mosaico ricostruito dalla Dda entra anche il distributore di carburanti Esso di viale Fulvio Testi, a Milano. Non solo una nuova attività commerciale, ma – secondo l’impostazione accusatoria – uno degli snodi attraverso cui il gruppo avrebbe provato ad allargare il proprio perimetro operativo ed economico.
Le carte indicano quella rivendita di carburanti come attività formalmente intestata ad una prestanome di Desiderato. È lì che, secondo l’ordinanza, sarebbero stati impiegati Crocco e Valente. Quest’ultimo, dopo essere stato indicato come stabile acquirente e rivenditore, avrebbe visto crescere il proprio ruolo all’interno del gruppo proprio grazie al rapporto di fiducia maturato con Desiderato. Il distributore, nella prospettazione della Dda, non sarebbe stato soltanto un’attività economica parallela. Nelle carte viene indicato anche come luogo nel quale venivano concordati incontri propedeutici alla cessione di partite di stupefacente. (g.curcio@corrierecal.it)
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