Dal Senato il ricordo di Paolo Orsi, l’archeologo che raccontò la Calabria antica e medievale
Dalla visita a Santa Severina del 1911 alla presentazione nella sala “Caduti di Nassirya”: il volume raccoglie gli studi sull’archeologo che contribuì a dare centralità storica alla Calabria

Il 19 giugno scorso, a Roma, nella sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Nicola Irto, del gruppo del Partito Democratico, è stato presentato il volume a stampa dal titolo Paolo Orsi: Un ricercatore moderno dell’antichità.
Pubblicato dalla ADHOC edizioni di Vibo Valentia alla fine del 2025, il corposo volume raccoglie gli atti di una interessante giornata di studi tenutasi a Santa Severina nell’ottobre del 2022, anche in ricordo della visita di Orsi al borgo avvenuta nel 1911, a seguito di un gemellaggio tra l’amministrazione comunale di Rovereto, città natale del famoso studioso, e il Comune di Santa Severina, guidato all’epoca da Salvatore Lucio Giordano. Nato a Rovereto nel 1859, Paolo Orsi fu un importante studioso che si mosse tra Sicilia e Calabria, distinguendosi nella ricerca per il suo approccio innovativo e pionieristico. Le sue indagini su centri magnogreci e indigeni portarono alla scoperta e valorizzazione di numerosi siti archeologici, non solo dell’età classica ma anche bizantina e tardoantica, ampliando la conoscenza della storia della regione calabrese. Contribuì a mettere in luce l’importanza di numerosi centri medievali oltre a Santa Severina, come Rossano, Stilo, Bivongi e San Demetrio Corone, evidenziando la peculiarità dei monumenti e dei centri abitati. Lo studioso roveretano è considerato uno dei principali promotori della ricerca archeologica scientifica in Calabria, regione che percorse in lungo e in largo a piedi o a dorso di un mulo. La presentazione è stata aperta dall’introduzione dell’archeologa Maria d’Andrea, curatrice del volume e autrice a sua volta di un saggio all’interno dell’opera. D’Andrea ha spiegato la genesi del volume evidenziando come, a distanza di un secolo dalle tante ricerche intraprese dallo studioso e nonostante le numerosissime pubblicazioni successive sull’archeologo trentino e sul suo lavoro, si continui a guardare a quelle ricerche come “fossili guida” dell’investigazione contemporanea.
L’intervento del senatore Nicola Irto, promotore della conferenza stampa di presentazione del volume, ha posto l’accento sul fatto che «le tracce materiali del passato acquistano significato in un contesto più vasto», che include il paesaggio, la geografia, la forma dell’abitare, le relazioni economiche, i sistemi di potere e l’organizzazione sociale. In questo senso, secondo il senatore, va interpretata la modernità dello studioso. La politica, ha continuato Irto, ha il dovere di sostenere la ricerca e la valorizzazione del patrimonio culturale, considerate punto cardine per lo sviluppo del Paese. La visione originale dello studioso roveretano ha reso il suo impegno in Calabria ancora oggi attuale, mentre il suo lascito documentale conferisce valore a una ricerca che continua a generare conoscenza. Paolo Orsi, a parere del senatore, aiutò il Mezzogiorno a sottrarsi alla rappresentazione di periferia passiva della storia. Un lascito straordinariamente attuale, perché una comunità che smarrisce parte della sua memoria si espone più facilmente alla superficialità, alla semplificazione e alle narrazioni imposte dall’esterno.
Compito del professor Pier Giovanni Guzzo, accademico dei Lincei, già soprintendente archeologo in Calabria, ricercatore instancabile e autore e coordinatore delle campagne di ricerca a Sibari, è stato quello di analizzare in maniera puntuale tutti gli interventi contenuti nel volume, seguendo un filo rosso ideale che lega tra loro gli argomenti trattati dagli studiosi che hanno aderito al progetto. È stato come osservare, da una comoda platea, una esecuzione musicale ben orchestrata ed eseguita, con lo scopo di mettere in risalto la spiccata personalità scientifica di un ricercatore pionieristico, attivo in una regione meridionale povera della quale, assieme all’amico Umberto Zanotti Bianco, era profondamente innamorato. Maurizio Paoletti, già professore ordinario di Archeologia classica all’Università della Calabria e di Pisa, all’interno del volume ha trattato un argomento che si discosta dai temi più tecnici e prettamente archeologici elaborati dagli altri ricercatori. Per la peculiarità del tema, è stato chiesto allo studioso di relazionare su “Paolo Orsi. Archeologo e senatore del Regno. La tutela ed il decoro nazionale”.
L’interesse verso un argomento inusuale ha consentito di analizzare alcuni aspetti collaterali della vita e dell’attività di Paolo Orsi, che lo videro prima senatore del Regno nel 1924, nomina avvenuta per elevati meriti scientifici, e poi iscritto al Partito Nazionale Fascista nel 1925, in un’Italia scossa da terribili fermenti e lotte politiche, come l’assassinio del socialista Giacomo Matteotti e del deputato fascista Armando Casalini.
Paoletti ha sottolineato come questa adesione al Partito Nazionale Fascista sia avvenuta contemporaneamente a quella di Luigi Pirandello, quest’ultimo fascista convinto, mentre Orsi era un «cattolico di destra dubbioso verso il fascismo ma non ostile». Inutile sottolineare quanto l’argomento e le argomentazioni di Paoletti siano state apprezzate e commentate dal pubblico alla conclusione del suo intervento: aspetti che hanno dapprima stupito e poi sinceramente interessato i presenti, che hanno apprezzato anche questi profili meno noti e più complessi della figura di Paolo Orsi.