Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 18:29
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

la verità sulle stragi

’Ndrangheta stragista, l’attesa per Graviano e l’affondo sulla «credibilità dei pentiti»: l’ultimo miglio dell’appello bis

Il 9 luglio il boss di Brancaccio romperà il silenzio in aula. I giudici si ritireranno in Camera di consiglio per la sentenza  dopo il rinvio della Cassazione

Pubblicato il: 27/06/2026 – 17:48
di Mariateresa Ripolo
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
’Ndrangheta stragista, l’attesa per Graviano e l’affondo sulla «credibilità dei pentiti»: l’ultimo miglio dell’appello bis

REGGIO CALABRIA Dovrebbe rompere il silenzio il prossimo 9 luglio, il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano. Un intervento attesissimo, slittato nell’ultima udienza in quanto sprovvisto, nella sua cella, di un computer idoneo per visionare i file a suo carico, a partire dalle intercettazioni di Pino Piromalli che hanno fatto riaprire l’istruttoria del processo “‘Ndrangheta stragista”. Una mancanza di supporti informatici eccepita dal difensore di Graviano, l’avvocato Giuseppe Aloisio, a cui il procuratore generale Giuseppe Lombardo – su richiesta del giudice Angelina Bandiera – ha risposto offrendo disponibilità a trasmettere i file mancanti direttamente al carcere.
Subito dopo le dichiarazioni spontanee del boss e la replica del procuratore generale, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria si ritireranno in camera di consiglio per decidere le sorti del processo d’appello bis, che vede alla sbarra proprio Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro, entrambi già condannati in primo e in secondo grado all’ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi in un agguato il 18 gennaio 1994 lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, a Scilla, e per gli attentati ai danni di altre due pattuglie dell’Arma.

Il nuovo processo d’appello

Nel nuovo processo d’appello, iniziato dopo la pronuncia della Cassazione, i giudici di secondo grado dovranno rivalutare «il tema centrale delle prove specifiche a carico degli imputati per avere contribuito al mandato omicidiario». A non convincere la Suprema Corte sono state, in particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice e Consolato Villani, «connotate – secondo quanto si legge nelle motivazioni del rinvio – da evidenti e, allo stato, insanabili contraddizioni che la Corte distrettuale non ha in alcun modo chiarito, nonostante le specifiche doglianze difensive proposte in sede di appello». In merito agli attentati ai carabinieri, hanno sottolineato i giudici di Cassazione, «entrambi dicono di avere appreso dall’altro le informazioni», poi riferite ai magistrati.

Il nodo sulle dichiarazioni dei collaboratori e la ricostruzione della Procura

Proprio su questo punto, nel corso della scorsa udienza, si è concentrato l’avvocato Salvatore Staiano, difensore di Rocco Santo Filippone. Nel suo intervento, il legale ha attaccato l’impostazione dell’accusa, liquidando la ricostruzione di Lombardo come «una requisitoria decentrata». Il fulcro del suo affondo si è concentrato interamente sulla credibilità dei collaboratori di giustizia: «Ci vuole un elemento esterno di valutazione», ha tuonato in aula l’avvocato, riferendosi proprio a Villani e Lo Giudice, bollando le loro ricostruzioni come «dichiarazioni tardive e che si nutrono di dichiarazioni pregresse che sono circulate nei processi. Affermazioni vacue che nascono dopo tanti anni».

LEGGI ANCHE: Chiesta la conferma dell’ergastolo per Graviano e Filippone. Lombardo: «Verità nascoste dalla ‘ndrangheta»

Si arriva così all’ultimo miglio di un processo che scuote la storia recente del Paese. Da un lato c’è la Procura, convinta che l‘intercettazione del dicembre 2022 in cui Pino “Facciazza” Piromalli diceva che «i Graviano loro sono… due fratelli seri… Filippo e Giuseppe… loro sono due ragazzi seri vero» sia «l’unica chiave di lettura che si può dare» per confermare quel pactum sceleris tra Cosa Nostra e ’ndrangheta. Lombardo, chiedendo la conferma dell’ergastolo per i due imputati, nel corso della requisitoria, ha parlato di una verità «rimasta per anni celata dietro strati molto spessi di menzogne, di reticenze, di costruzioni artificiose». Dall’altro ci sono i legali degli imputati, decisi a dimostrare che quelle tessere del mosaico non si incastrano affatto.
Il 9 luglio, dunque, la parola passerà prima a Graviano, poi all’accusa ed eventuali controrepliche, infine ai giudici. Saranno loro a stabilire se quella “verità” troverà una definitiva certezza giudiziaria o se il mistero sulle stragi in riva allo Stretto rimarrà senza colpevoli.

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x