Calabria, l’economia accelera ma il traguardo è ancora lontano
Il Pil corre più della media nazionale, boom di container a Gioia Tauro, turismo ed export in aumento. I dati premiano il 2025, ma Bankitalia invita alla prudenza

Notizie positive per l’economia calabrese e meridionale che riescono così ad avere un riflesso anche sulla stampa nazionale. Nel 2025 – riferisce l’ultimo report di Bankitalia Catanzaro – cresce il Pil (+1,1%), valore più alto di quello del Mezzogiorno e del Paese, mentre la Svimez segnala che il Sud, per il quarto anno consecutivo, fatto mai accaduto dal lontano boom economico, avanza più della media italiana: +0,7% a fronte dello 0,5% del Centro Nord. Ma è vera gloria?
Certo, con i tempi che corrono, è bene non farsi troppe illusioni: “le aspettative per il 2026 – chiariscono infatti i rilevatori dell’istituto catanzarese- risentono degli effetti derivanti dal conflitto in Medio Oriente, che ha già determinato un deterioramento della fiducia delle famiglie e delle imprese”. Intanto, però, il porto di Gioia Tauro continua a macinare record nella movimentazione dei container tra luci e qualche ombra. Lo scalo ha chiuso, infatti, il 2025 con una movimentazione container pari a circa 4,5 milioni di Teus, in crescita del 14% sull’anno precedente, raggiungendo un nuovo picco storico. Ad occhio e croce un terzo del totale del trasporto container in Italia. I timori, però, non mancano e il raffreddamento potrebbe essere dietro l’angolo per tutta una serie di motivi interni e internazionali. A fronte dell’elevata specializzazione nel transhipment, rimane purtroppo esiguo il valore delle merci per le quali vengono espletate le formalità doganali nell’infrastruttura taurense. Per chiarire: limitatamente al commercio da e verso i paesi extra UE, secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, nella media del triennio 2020-22 (ultimo periodo disponibile), meno dell’1% del valore delle merci transitate nei porti italiani è riconducibile al porto di Gioia Tauro. Questione annosa e irrisolta se si tiene conto del fatto che il bacino d’utenza per questo tipo di traffici è costituito principalmente da imprese esportatrici o importatrici localizzate in regione e in alcune province della Sicilia e delle regioni limitrofe. E se è vero che nel corso dell’anno sono proseguiti gli investimenti finalizzati ad accrescere la capacità operativa e a rafforzare l’intermodalità con nuovi collegamenti ferroviari verso i principali interporti nazionali – sottolineano da Bankitalia – va anche detto che nel primo trimestre del 2026, il traffico portuale ha fatto registrare un lieve calo.
A regalare qualche altro elemento di conforto al quadro generale, oltre al turismo (+11,6% di presenze lo scorso anno), è anche l’export. Settore da tenere d’occhio anche se non particolarmente significativo in valori assoluti, ma questo è cosa nota. Le esportazioni difatti fanno segnare uno scatto positivo a fronte di quello negativo che riguarda il Mezzogiorno nel suo complesso. Superata la soglia psicologica del miliardo di euro con una crescita che è stata del 10,8%, contro -1,2% del Mezzogiorno e del +3,3% in Italia, l’incidenza dell’export sul Pil dal 2021 è progredita dall’1,6% al 2,5%, rimanendo purtuttavia sempre “ancora molto contenuta” nel confronto con il Paese, dove si attesta al 29%, mentre è al 13% nel Mezzogiorno. Punto di forza rimane l’agroalimentare in particolare le vendite dei prodotti dell’industria alimentare e dell’agricoltura, che rappresentano circa il 45% del valore dell’export regionale. Bene prendere atto dei risultati, ma piedi ben piantati per terra.