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le indagini

Sangineto, omicidio Antonio Perrotta. Le dichiarazioni dei testimoni e i vuoti nelle ricostruzioni

Più di una persona sentita, conferma «il pugno» ricevuto dalla vittima e la «caduta a terra». Gli addetti alla sicurezza non parlano di «aggressione»

Pubblicato il: 15/08/2026 – 7:46
di Fabio Benincasa
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SANGINETO «Ematoma epidurale acuto, frattura composta della base cranica». E’ questa la causa della morte di Antonio Perrotta, 34enne morto a seguito di un pestaggio avvenuto all’esterno della discoteca “Il Castello” a Sangineto. Ieri, il gip del tribunale di Paola Maria Grazia Elia, non ha convalidato il decreto di fermo nei confronti dei fratelli Umberto e Domenico Orsino (difesi dall’avvocato Alessandro Gaeta) coinvolti – secondo l’accusa – nell’omicidio del giovane originario di Fuscaldo. Diversa la posizione dei due germani, originari di Belvedere, ma residenti da anni in Lussemburgo: Umberto Orsino è tornato in libertà, mentre Domenico Orsino resta in carcere. Sarebbe lui – dal racconto fornito dal fratello nel corso dell’interrogatorio – ad aver sferrato un pugno alla vittima: colpita all’altezza della zona bocca-mento. Poi Perrotta sarebbe caduto battendo violentemente la testa.

Le condizioni di Perrotta

Dopo la colluttazione, Perrotta è stato accompagnato all’ospedale di Cetraro, i medici del pronto soccorso hanno riscontrato un «ematoma fronto-parietotemporale destro, stato di stupore, deviazione della rima buccale verso destra, agitazione psicomotoria, emiplegia sinistra, deviazione coniugata dello sguardo». Prestati i primi soccorsi, visto il grave quadro clinico e il deterioramento progressivo del sistema nervoso centrale, hanno proceduto ad intubazione e disposto il trasferimento all’ospedale di Cosenza con diagnosi di emorragia post traumatica. All’Annunziata, dopo il ricovero nel reparto di Rianimazione e il tentativo di salvargli la vita, è sopraggiunto il decesso.

Le dichiarazioni dei testimoni

Nell’ordinanza di convalida del fermo, la gip si sofferma sulle dichiarazioni rese da alcuni testimoni, giudicate prive di «elementi utili alla compiuta ricostruzione dei fatti» e «nello specifico, della presunta aggressione». Qualcuno ha riferito di aver notato all’esterno del locale (senza specificare l’orario) una rissa nel corso della quale uno dei ragazzi coinvolti «cadeva all’indietro, battendo la testa, dopo essere stato colpito da un pugno». La caduta a terra di un uomo è stata dichiarata da chi «non ne conosceva la causa». Ed ancora, l’addetto antincendio del locale ha sottolineato come la «discussione tra i due indagati e Perrotta» sia avvenuta sia all’interno che all’esterno del locale. Gli addetti alla sicurezza, «descrivono la discussione e l’allontanamento dal locale di due ragazzi, successivamente individuati negli indagati, ma nulla riferiscono in ordine all’ipotizzata aggressione». Nessuna delle persone ascoltate «riferisce invece di calci sferrati all’indirizzo di Perrotta». (f.benincasa@corrierecal.it)


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